Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38897 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38897

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17840-2016 proposto da:

COMUNE DI LATINA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA SALARIA 400, presso lo studio dell’avvocato

SILVIA SCOPELLITI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

PAOLO CAVALCANTI;

– ricorrente –

contro

P.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 8167/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/01/2016 R.G.N. 5000/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/09/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 14 gennaio 2016, confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto, nei limiti dei crediti non estinti per prescrizione, la domanda proposta da P.G., dipendente del COMUNE di LATINA in forza di più contratti a termine con mansioni di autista del trasporto pubblico locale, intesa ad ottenere – sulla base del principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE – il medesimo trattamento economico dei dipendenti a tempo indeterminato con analoghe mansioni.

2. La Corte territoriale osservava che al personale con mansioni di autista assunto a tempo indeterminato veniva applicato dal COMUNE, giusta Delib. n. 46 del 1984, il CCNL AUTOFERROTRANVIERI, che prevedeva un regime retributivo più favorevole e che, pertanto, detto regime doveva essere applicato al personale assunto a termine per lo svolgimento delle medesime mansioni, ai sensi del principio di non discriminazione dei dipendenti a termine di cui alla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE.

3. Il COMUNE aveva applicato ai dipendenti a termine il CCNL ANCI, deducendo a fondamento del deteriore trattamento non ragioni attinenti alla necessità produttiva o alla natura del servizio ma il fatto che per i dipendenti di ruolo la applicazione del CCNL AUTOFERROTRANVIERI derivava da un giudicato ad essi favorevole (sentenza del Pretore di Latina n. 1089/1992), circostanza, questa, non idonea ad escludere la discriminazione.

4. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza il COMUNE DI LATINA, affidato ad un unico motivo di censura, cui il lavoratore non ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con l’unico articolato motivo il COMUNE ricorrente ha denunciato violazione della direttiva 1999/70/CE, della L. n. 2248 del 1865, art. 5 allegato E, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 1.

2. Ha dedotto essere una ragione oggettiva atta a giustificare il trattamento diverso dei dipendenti a termine l’obbligo della amministrazione di conformarsi al giudicato, giudicato la cui portata soggettiva era limitata alle parti originarie del processo. Nella specie, il servizio pubblico di trasporto era stato organizzato dal Comune, nel periodo di causa, secondo il modello della gestione diretta in economia sicché il rapporto era di impiego pubblico ed il CCNL applicabile era quello ANCl/ENTI LOCALI. La applicazione del CCNL AUTOFERROTRANVIERI al di là dell’ambito soggettivo del giudicato sarebbe stata illegittima.

3. Ha altresì dedotto che la applicazione del CCNL ANCI era prevista dalle delibere comunali di avvio delle selezioni pubbliche per le assunzioni a termine e che detti provvedimenti amministrativi avrebbero dovuto essere esaminati dal giudice del merito ed eventualmente preliminarmente disapplicati.

4. Il ricorso è fondato, per le ragioni di seguito esposte.

5. Sulla questione di causa questa Corte si è già pronunciata con gli arresti del 10 marzo 2021 n. 6717, 9 marzo 2021 n. 6501, 4 marzo 2021 nn. rr. dal 6090 al 6094. Ai principi ivi affermati si intende assicurare in questa sede continuità.

6. Si è in primo luogo ribadito che qualora il servizio di trasporto pubblico sia espletato dal Comune mediante gestione diretta in economia- sicché i dipendenti ad esso addetti vengano ad essere stabilmente inseriti nella organizzazione del Comune- il rapporto di lavoro ha natura pubblicistica e, a seguito della privatizzazione, ricade nella disciplina del D.Lgs. n. 165 del 2001 (v. Cass. 11 settembre 2012, n. 15167; Cass., Sez. Un., 28 giugno 2006, n. 14852; Cass., Sez. Un., 23 gennaio 2004, n. 1240; Cass., Sez. Un., 19 agosto 2003 n. 12097).

7. Si è altresì evidenziato che il datore di lavoro pubblico – a differenza del datore di lavoro privato- non ha il potere di disporre dell’inquadramento dei lavoratori ma è obbligato ad attenersi alla disciplina della contrattazione del comparto, per quanto disposto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 3 (già D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 2, comma 3) e art. 45 (già D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 49). Pertanto, l’adozione da parte della P.A. di un atto negoziale di diritto privato di gestione del rapporto, con il quale venga attribuito al lavoratore un determinato trattamento economico, non è sufficiente, di per sé, a costituire una posizione giuridica soggettiva tutelabile in capo al lavoratore medesimo, giacché la misura economica deve trovare necessario fondamento nella contrattazione collettiva, con la conseguenza che il diritto si stabilizza in capo al dipendente solo qualora l’atto sia conforme alla volontà delle parti collettive (v. Cass. 15 giugno 2018, n. 15902).

8. Nella fattispecie di causa, poiché è pacifico che il COMUNE DI LATINA gestiva in economia il servizio di trasporto pubblico, ai dipendenti addetti al servizio – tanto assunti a termine, come il P. che a tempo indeterminato – doveva essere applicato il CCNL del Comparto REGIONI ed AUTONOMIE LOCALI. Improprio è il riferimento, contenuto nella sentenza impugnata e nell’odierno ricorso, al CCNL ANCI come contratto collettivo applicabile ai dipendenti comunali, poiché detto contratto disciplina il rapporto di lavoro dei dipendenti della Associazione Nazionale Comuni Italiani e non dei dipendenti del Comune.

9. La sentenza impugnata ha ritenuto che la necessità di applicare il diverso CCNL AUTOFERROTRANVIERI derivasse dal principio di non discriminazione rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato, cui il predetto CCNL era applicato in forza di un precedente giudicato.

10. Ora- anche a voler supporre che tutti i dipendenti a tempo indeterminato furono parte del giudizio definito dal giudicato e dunque da esso tutelati ex art. 2909 c.c.- v’e’ da considerare che la ultrattività del giudicato nei rapporti di durata incontra un generale limite oggettivo.

11. In particolare, se è vero che la pronuncia giudiziale inerente un rapporto di durata è destinata a proiettarsi in futuro, la portata precettiva del giudicato esplica i suoi effetti nel tempo successivo alla sua emanazione “rebus sic stantibus” (Cass., Sez. Un., 7 luglio 1999, n. 383; Cass. 11 novembre 2003 n. 16959; Cass. 16 agosto 2004, n. 15931; Cass., Sez. Un., 16 giugno 2006, n. 13916; Cass. 23 luglio 2015, n. 15493; Cass. 21 aprile 2017, n. 10156). Pertanto un diverso assetto degli interessi coinvolti può essere disposto, senza violazione alcuna del principio dell’intangibilità del giudicato, qualora si accerti una sopravvenienza, di fatto o di diritto, che muti il contenuto materiale del rapporto o ne modifichi il regolamento.

12. Nella fattispecie di causa, è evidente il mutamento della disciplina giuridica del rapporto di lavoro intervenuto dopo la formazione del giudicato – (la sentenza divenuta definitiva è la n. 1089/1982, indicata nella sentenza impugnata, per errore materiale, con il n. 1089/1992) – in ragione dalla privatizzazione dell’anno 1993.

13. Il vincolo del giudicato cessava di produrre effetti già in forza della disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 29 del 1993 il cui art. 2, comma 3 recitava: “I rapporti individuali di lavoro e di impiego di cui al comma 2 sono regolati contrattualmente. I contratti collettivi sono stipulati secondo i criteri e le modalità previste nel titolo III del presente decreto; i contratti individuali devono conformarsi ai principi di cui all’art. 49, comma 2”. Tale norma, come sopra esposto, introduceva il principio di parità di trattamento contrattuale, con quanto ne consegue in punto di inderogabilità della disciplina del comparto.

14. Il giudicato non poteva dunque fondare il diritto dei dipendenti di ruolo alla applicazione del CCNL AUTOFERROTRANVIERI, perché dopo la privatizzazione non era più quella la regula iuris del loro rapporto di lavoro.

15. Venendo al tema di causa, il principio di non discriminazione non poteva essere invocato per estendere ai dipendenti a termine quel trattamento economico, mantenuto illegittimamente ai dipendenti a tempo indeterminato.

16. La Amministrazione pubblica è infatti tenuta a recupere quanto corrisposto ai dipendenti in violazione delle previsioni del contratto di comparto, per quanto previsto dalla disposizione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45.

17. Deve essere, conclusivamente, ribadito che nel pubblico impiego privatizzato la non discriminazione del dipendente a termine va verificata rispetto al trattamento economico legittimamente riconosciuto dalla Amministrazione datrice di lavoro ai dipendenti di ruolo in applicazione del contratto collettivo del comparto di appartenenza, rispetto al quale il datore di lavoro pubblico non ha alcun potere di disposizione. La comparazione non può essere effettuata, invece, rispetto ad un trattamento economico diverso da quello della contrattazione collettiva del comparto, che sia stato riconosciuto ai dipendenti a tempo indeterminato in via di fatto, in quanto illegittimo e soggetto a recupero.

18. Il ricorso deve essere pertanto accolto, seppure per ragioni di diritto diverse da quelle invocate, giacché rispetto alla individuazione dei principi di diritto la parte non ha potere di disposizione.

19. La sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda originaria.

20. Il diverso orientamento espresso nella presente sede di legittimità rispetto alle pronunce di merito induce a compensare tra le parti le spese di primo e secondo grado, mentre esse seguono la regola generale della soccombenza per quanto attiene al giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinge la domanda originaria. Compensa le spese dei gradi di merito e condanna l’intimato al pagamento, in favore del Comune di Latina, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, alla udienza camerale, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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