Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38892 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 07/12/2021), n.38892

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12531-2015 proposto da:

E.N.A.C. – ENTE NAZIONALE PER L’AVIAZIONE CIVILE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DELLA

LIBERTA’ 10, presso lo studio dell’avvocato ENRICO PERRELLA,

FRANCESCO CAPECCI, che la rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1446/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/03/2015, R.G.N. 10389/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. ROBERTO BELLE’.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Roma, accogliendo il gravame proposto da C.F. avverso la pronuncia del Tribunale della stessa città, ha riconosciuto il diritto della stessa a percepire dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (di seguito, ENAC), la retribuzione di posizione per gli incarichi da essa svolti quale professionista-dipendente del predetto ente;

la Corte territoriale ha motivato constatando la coerenza tra gli incarichi svolti ed i criteri individuati dall’Accordo del 19.11.2003, da essa ritenuti definitori dei presupposti e dei casi utili al riconoscimento della retribuzione di posizione, il tutto in attuazione dell’art. 76, comma 7, artt. 83 e 92 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (di seguito, CCNL);

la Corte d’Appello ha poi ritenuto, per quanto qui ancora interessa, che fosse incontestata e ragionevolmente presumibile, data la pacifica reiterazione dello svolgimento di quegli incarichi nel corso degli anni, l’avvenuta attribuzione di essi da parte dei singoli dirigenti, ma sulla base di delega del Direttore Generale e quindi nel rispetto della formalità procedurali previste dalla contrattazione collettiva e dagli atti organizzativi dell’Ente;

2. ENAC ha proposto ricorso per cassazione con un articolato motivo, cui ha opposto difese la C. con controricorso, poi illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

l’unico articolato motivo di ricorso denuncia la violazione e/o falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) degli artt. 7, 76, 83, 84, 87 e 92 del CCNL per il personale non dirigente dell’ENAC 1998/2001;

secondo ENAC, la Corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto che le attività svolte dalla ricorrente rientrassero tra quelle cui l’art. 83 CCNL riconosceva la natura di incarichi di posizione organizzativa, caratterizzati, in relazione all’art. 76, comma 7 del medesimo CCNL, dal trattarsi di incarichi conferiti “in aggiunta” alle mansioni proprie dell’area professionale di appartenenza, sicché, per l’accoglimento della domanda, era necessario un raffronto comparativo tra attività ordinaria ed incarichi supplementari, in realtà mancato o erroneamente svolto senza accertare in concreto l’esistenza di responsabilità connesse ad alta specializzazione, di cui non vi era stata prova;

inoltre, secondo ENAC l’attribuzione di tale tipologia di incarichi non poteva essere desunta solo da un raffronto ex post sulla base di analogie con altre attività qualificate come incarichi di posizione, potendo essere invece conseguite esclusivamente mediante conferimento in esito ad una procedura predefinita, da parte del Direttore Generale e non potendosi, il rispetto di tale procedura, essere desunto sulla base di una “ragionevole presunzione”, quale manifestata dai giudici di secondo grado, priva delle caratteristiche di accertamento puntuale circa la ricorrenza effettiva di atti di delega rilasciata ai dirigenti ENAC, il tutto in violazione pertanto dell’art. 7 del CCNI che prevedeva appunto la competenza esclusiva del Direttore Generale;

il ricorso va disatteso;

3. questa S.C. ha già chiarito come il senso dell’Accordo sindacale del 19.11.2003 fosse quello di individuare le caratteristiche concrete delle funzioni cui, ai sensi dell’art. 83 del CCNL deve attribuirsi natura di posizione organizzativa in ragione delle alte responsabilità e specializzazione ad esse consequenziali;

3.1 l’art. 76, comma 7 c.c.n.l. normativo 1998-2001 prevede in effetti che gli incarichi di posizione organizzativa in questione devono essere conferiti “in aggiunta” rispetto alle mansioni proprie dell’area di appartenenza;

l’inciso, su cui fanno leva le difese di ENAC, va tuttavia inteso assicurando il mantenimento anche di tali posizioni organizzative nell’alveo proprio dell’istituto di riferimento;

in proposito questa S.C. ha già dato atto del fatto che “la disciplina contrattuale delle posizioni organizzative trova fondamento nel D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 45, comma 3, nel testo risultante dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 396 del 1997, con il quale il legislatore aveva previsto che per le figure professionali che, in posizione di elevata responsabilità, svolgono compiti di direzione…. sono stabilite discipline distinte nell’ambito dei contratti collettivi di comparto”, attraverso disposizione “integralmente trasfusa nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40 su cui il legislatore è intervenuto con il D.Lgs. n. 150 del 2009 che ha modificato il comma 3 del richiamato art. 40” prevedendo che “nell’ambito dei comparti di contrattazione possono essere costituite apposite sezioni contrattuali per specifiche professionalità” (Cass. 3 aprile 2018, n. 8141);

si è altresì ritenuto (sempre Cass. 8141/2018), in linea con plurimi precedenti, che “la posizione organizzativa non determina un mutamento di profilo professionale, che rimane invariato, né un mutamento di area, ma comporta soltanto un mutamento di funzioni, le quali cessano al cessare dell’incarico”, trattandosi “in definitiva, di una funzione ad tempus di alta responsabilità la cui definizione – nell’ambito della classificazione del personale di ciascun comparto – è demandata dalla legge alla contrattazione collettiva (Cass. S.U. 18.6.2008 n. 16540 e Cass. n. 20855/2015 in tema di posizioni organizzative per il comparto degli enti locali)”;

in sostanza, la posizione organizzativa si ritaglia sulle mansioni di pertinenza del dipendente, ma si caratterizza per il concentrarsi in capo all’incaricato, in funzione appunto organizzativa, di peculiari ed elevate responsabilità e specializzazioni;

e’ dunque in tale linea ricostruttiva che va inteso il significato dell’aggiungersi stabilito dall’art. 76, comma 7, del c.c.n.l., di tali incarichi a quelli propri dell’area di appartenenza, nel senso appunto che, attraverso tali incarichi, si è venuta a concentrare nei destinatari quella specifica ed elevata responsabilità propria della caratura quali-quantitativa dell’istituto;

3.2 la citata giurisprudenza (v. ancora Cass. 8141/2018 cit., anche per i rinvii ad altri precedenti) ha poi precisato come “condizione imprescindibile perché il diritto possa venire ad esistenza è l’istituzione delle posizioni stesse, da effettuare all’esito delle procedure previste dalle parti collettive”, ma, nel caso di specie, la regolazione è parzialmente diversa in quanto, come sostanzialmente rilevato da Cass. 20545/2016 cit., è la stessa contrattazione collettiva che, nel rimettere all’Ente la determinazione degli incarichi in questione, sottopone i criteri di conferimento e revoca alla concertazione sindacale, dal cui conseguente verbale (c.d. Accordo del 19.11.2003) la Corte di merito ha coerentemente tratto gli elementi identificativi, specificati in apposite tabelle o esemplificazioni di quell’accordo ed ivi ricondotte alle varie ipotesi previste dall’art. 83 del c.c.n.l. 1998/2001;

la soluzione si giustifica sulla base del concatenarsi dell’art. 83 cit., di individuazione in generale delle funzioni che potevano essere correlate a posizioni organizzative, con l’art. 7 del CCNI 7.2.2003 di delega ad apposita Commissione Paritetica della definizione dei criteri di attribuzione della corrispondente retribuzione di posizione ed infine con il predetto Accordo Sindacale, raggiunto presso quella Commissione e siglato il 19.11.2003, al quale era allegata tabella esemplificativa di categorizzazione delle attività di cui all’art. 83 cit., lett. a), b) e c);

in definitiva, l’indicato sistema contrattual-collettivo di ENAC, delinea integralmente già esso le posizioni organizzative e giustifica quindi la conduzione del giudizio attraverso un’operazione di c.d. sussunzione su cui si incentra la ratio decidendi dei precedenti specifici di questa S.C. più volte citati e di cui consiste l’iter decisionale correttamente sviluppato dalla Corte territoriale; 3.3

e’ pertanto in sé corretto che la Corte di merito non abbia proceduto attraverso un raffronto tra attività “ordinarie” ed attività “aggiuntive” rispetto ad esse, in quanto il riscontro va svolto verificando il conferimento o meno di incarichi aventi le caratteristiche specifiche della posizione organizzativa, quali delineate nello specifico ordinamento lavoristico dell’ente di riferimento;

4. in tale quadro, da cui si evince come gli incarichi destinati alla qualificazione nei termini di posizioni organizzative fossero già delineati attraverso la contrattazione e concertazione collettiva, finisce per risultare irrilevante l’accertamento in ordine alla regolarità formale di essi;

la Corte di merito ha ritenuto la sussistenza di tale validità formale, non disconoscendo valenza alla competenza del Direttore Generale di cui all’art. 7 del CCNI, ma ritenendo che vi fossero elementi presuntivi da cui desumere che l’attribuzione degli incarichi fosse stata delegata ai dirigenti dei diversi settori;

al di là di ciò, proprio per la predeterminazione collettiva delle posizioni organizzative, l’eventuale invalidità del loro conferimento non impedirebbe, ai sensi dell’art. 2126 c.c., comma 2, come ritenuto da tutti i precedenti specifici di questa S.C. sopra citati in ambito ENAC, il riconoscimento delle corrispondenti retribuzioni oggetto di causa, il che esime da ogni altra considerazione;

il ricorso va quindi disatteso, con regolazione secondo soccombenza delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 6.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali in misura del 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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