Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38889 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 07/12/2021), n.38889

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TEDESCO Giuseppe – Presidente –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 20267/2020 R.G., proposto da:

L.A., rappresentata e difesa dall’avv. Alfio Franco Amato, con

domicilio eletto in Roma, via G. Carrozzi n. 1, presso l’avv. Delfo

Maria Sambataro.

– ricorrente –

contro

A.S. E B.M..

– intimati –

avverso l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 12323/2020,

depositata in data 23.6.2020.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del giorno

13.10.2021 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. Con atto di citazione del (OMISSIS), B.M. e A.S. hanno evocato in giudizio L.A. dinanzi al Tribunale di Catania, sezione distaccata di (OMISSIS), chiedendo di dichiarare la risoluzione di un contratto d’appalto – concluso dalle parti – per inadempimento dell’appaltatore convenuto, lamentando la mancata ultimazione delle opere.

La domanda è stata accolta dal tribunale, con pronuncia confermata in appello.

La decisione della Corte distrettuale di Catania è stata cassata da questa Corte, sul rilievo che il giudice di secondo grado, anziché ritenere inammissibile – per tardività – la documentazione prodotta da L.A. direttamente in secondo grado, avrebbe dovuto verificarne l’indispensabilità ai fini di giudizio, ai sensi dell’art. 345 c.p.c..

Riassunto il giudizio da B.M. e A.S., all’esito il giudice del rinvio, con sentenza del 6.7.2018, ha confermato la pronuncia di risoluzione del contratto.

Il ricorso per cassazione proposto dal L., affidato ad un unico motivo, è stato respinto da questa Corte che, con ordinanza n. 12323/2020, ha ritenuto insussistente la denunciata violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., evidenziando come il giudice distrettuale avesse correttamente attribuito natura meramente indiziaria alla dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa dal direttore dei lavori, riguardante l’avvenuto completamento delle opere.

La revocazione della sentenza è chiesta da L.A. con ricorso affidato ad un unico motivo.

B.M. e A.S. sono rimasti intimati.

2. L’unico motivo denuncia la violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, sostenendo che l’ordinanza impugnata si fonderebbe su un dato di fatto – la mancata ultimazione dei lavori da parte del ricorrente – smentito dal certificato catastale rilasciato su richiesta dei resistenti in data (OMISSIS), documento già prodotto nel giudizio di primo grado.

Il ricorso è inammissibile.

L’errore sul fatto può essere motivo di revocazione della sentenza solo se l’erronea percezione o la svista materiale abbia il carattere della “rilevanza e decisività”.

La sentenza deve essere “effetto” del preteso errore di fatto, e, quindi, occorre che il fatto che si assume erroneo costituisca il fondamento della decisione o rappresenti l’imprescindibile, oltre che esclusiva, premessa logica di tale decisione.

Tra il fatto erroneamente percepito (o non percepito) e la statuizione adottata deve – perciò – intercorrere un nesso di necessità logica e giuridica tale da determinare, in ipotesi di percezione corretta, una decisione diversa (Cass. s.u. n. 1666 del 2009; Cass. n. 6881 del 2014).

Nel caso in esame, il ricorso in cassazione, deducendo la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., era volto a sostenere che il giudice del rinvio non avesse conferito il dovuto rilievo probatorio alla dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa dal direttore dei lavori, elemento invece idoneo a dimostrare l’avvenuta ultimazione delle opere appaltate.

Attesi i limiti delle contestazioni sollevate in cassazione, questa Corte si è limitata a giudicare esente da vizi logici e giuridici la motivazione della sentenza quanto alla ritenuta non indispensabilità del documento, data la sua natura meramente indiziaria, superata, nello specifico, dai rilievi fotografici acquisti al processo.

Quindi, la mancata ultimazione dei lavori non ha rappresentato un dato oggettivo – in ipotesi erroneamente percepito – che abbia effettivamente orientato l’esito del giudizio di cassazione.

Su tale profilo si era invece espresso, in senso negativo, il giudice del rinvio – con motivazione ritenuta congrua da questa Corte – dopo aver vagliato criticamente l’intero materiale probatorio.

Secondo la Corte territoriale, quanto dichiarato dal direttore dei lavori “non risultava corroborato altre risultanze istruttorie, che, anziché convergere nel confermare tale indizio, erano di segno contrario. Infatti, non solo il dichiarante non era stato sentito come teste per confermare l’accertamento, ma la circostanza dell’ultimazione dei lavori era contraddetta dalla documentazione fotografica allegate alla dichiarazione, che raffiguravano un’opera incompleta quanto alla finitura dei prospetti ed erano corredate da un timbro illeggibile, dal quale non poteva evincersi né la data, né la provenienza (cfr. ordinanza impugnata, pag. 3).

Il supposto errore revocatorio dell’ordinanza impugnata non è quindi – oggettivamente sussistente, dovendo inoltre rilevarsi come il ricorrente dia – infondatamente – per accertato un dato di fatto (l’ultimazione dei lavori) che la pronuncia del giudice del rinvio (non certo quella di legittimità) ha ritenuto del tutto indimostrato. Il ricorso è – per tali ragioni – inammissibile.

Nulla sulle spese, non avendo i resistenti svolto difese.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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