Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38885 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38885

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19329-2020 proposto da:

B.L., B.A., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIALE MANZONI N. 26, presso lo studio dell’avvocato CALBI ENNIO, che

li rappresenta e difende unitamente all’avvocato SANDONA’ MARIA

PAOLA;

– ricorrenti –

contro

V.L., B.A., B.N., eredi

d.B.V., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE BELLE ARTI,

7, presso lo studio dell’avvocato AMBROSIO DOMITILLA, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato TISATO GIOVANNI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 919/2020 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 13/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. SOLAINI

LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

La Corte d’appello di Venezia ha accolto – in riforma della sentenza del tribunale di Vicenza che aveva rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo – il gravame proposto da V.L., B.A. e B.N. quali eredi d.B.V., attore in primo grado, per la revoca del decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo emesso a favore di B.L. e B.A. in forza di assegno dell’importo di Euro 33.053,24, emesso a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni nascenti da un concordato fallimentare, chiedendo la declaratoria di nullità per mancanza di causa, ovvero l’annullamento per errore essenziale e riconoscibile o per dolo (ovvero ancora chiedendo la dichiarazione di prescrizione del credito ovvero ancora l’accoglimento dell’eccezione riconvenzionale di ingiustificato arricchimento), della promessa di pagamento incorporata nel predetto assegno.

A sostegno della propria decisione di accoglimento, la Corte d’appello ha ritenuto che mancasse una qualunque causale di pagamento nel riconoscimento di debito insita nell’assegno consegnato da B.V. agli eredi di B.U. e posto a base della procedura monitoria, che potesse essere riconducibile alla garanzia dell’adempimento degli obblighi scaturenti dal concordato fallimentare visto che tali obblighi erano stati successivamente assunti personalmente e in toto da B.U. e B.A.G. (con l’istanza integrativa del 23.6.1997) e come tali recepiti dal tribunale fallimentare. Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello B.L. e B.A. hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi, illustrati da memoria.

Hanno resistito V.L., B.A. e B.N. quali eredi d.B.V. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con un primo motivo, i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 1363 c.c. in combinato disposto con l’art. 1324 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte d’appello aveva desunto la mancanza di causa della promessa di pagamento incorporata nell’assegno posto a base della procedura monitoria sulla base di un processo interpretativo della scrittura del 23.3.2000, condotto in violazione dei principi ermeneutici.

Con un secondo mezzo, i ricorrenti prospettano la violazione degli artt. 1362-1366-1369 c.c., in combinato disposto con l’art. 1324 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., perché la Corte d’appello non aveva tenuto conto del comportamento complessivo tenuto da B.V. sia contestualmente che successivamente alla sottoscrizione della dichiarazione del 23.3.2000 e consistente nell’emissione degli assegni de quibus, in favore degli eredi di B.U. e non già della società Filatura Lane Torre, elemento che sarebbe stato trascurato dalla Corte del merito.

Con un terzo mezzo, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 1427,1428 e 1439 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte del merito aveva prima affermato di aver accolto il motivo di gravame consistente nella asserita nullità del negozio giuridico unilaterale a firma di B.V., per mancanza di causa, ma successivamente fa utilizzo di schemi giuridici riconducibili invece alla sussistenza di un vizio del consenso, senza il supporto di un condivisibile ragionamento logico-giuridico.

Con un quarto motivo, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 1362 c.c. e ss., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., perché la Corte territoriale aveva ricostruito ed interpretato la volontà negoziale d.B.V. sulla base di dati extratestuali, rispetto alla dichiarazione sottoscritta il 23.3.2000, quali il verbale della Guardia di Finanza del 16 novembre 2005 e la denuncia querela sporta da B.L. nei confronti dello zio B.A.G. e della moglie P.V. del 12.10.2005.

Con il quinto motivo, i ricorrenti lamentano la violazione dell’art. 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., perché la Corte d’appello aveva, alla p. 6 della sentenza impugnata, desunto la conoscenza del contenuto della sentenza di omologa del concordato fallimentare da parte degli eredi di B.U., per essere la stessa intervenuta due mesi dopo la morte del loro padre, deducendone quindi l’esistenza del comportamento omissivo(di questi ultimi nei confronti d.B.V., per non averne portato a sua conoscenza il relativo contenuto nel momento della sottoscrizione, da parte di quest’ultimo, della promessa di pagamento del 23.3.2000, ma alla p. 5 della stessa sentenza impugnata la Corte d’appello aveva avanzato dubbi sulla conoscenza della sentenza di omologa da parte dei medesimi eredi di B.U., con violazione della norma indicata in rubrica.

Il primo, secondo e quarto motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, perché connessi, sono, in via preliminare, inammissibili, in quanto sollevano censure alla interpretazione delle dichiarazioni negoziali oggetto di causa che costituisce una valutazione discrezionale della Corte di merito, incensurabile in cassazione se congruamente motivata, come nella specie. I motivi sono, altresì, infondati nel merito: infatti, nell’interpretazione del contratto, il criterio letterale e quello del comportamento delle parti, anche successivo al contratto medesimo, ex art. 1362 c.c., concorrono, in via paritaria, a definire la comune volontà dei contraenti. Ne consegue che il dato letterale, pur di fondamentale rilievo, non e’, da solo, decisivo, atteso che il significato delle dichiarazioni negoziali può ritenersi acquisito esclusivamente al termine del processo interpretativo che deve considerare tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali, indicati dal legislatore, anche quando le espressioni appaiano di per sé non bisognose di approfondimenti interpretativi, dal momento che un’espressione “prima facie” chiara può non apparire più tale se collegata alle altre contenute nella stessa dichiarazione o posta in relazione al comportamento complessivo delle parti (ex multis, Cass. 16181/2017, 24560/2016, 261/2006, 15150/2003).

Nella specie, la Corte d’appello ha chiarito che le dichiarazioni prese in considerazione fanno esplicito e letterale riferimento allo scopo di garanzia insito nella consegna dell’assegno da parte d.B.V. quale socio della Filatura e tale contenuto è coerente con le prime due domande di concordato. Pertanto, il dato letterale è stato considerato dalla Corte d’appello che ha inteso valorizzare il riferimento espresso allo scopo di garanzia ed alla posizione d.B.V. quale socio della Filatura, avendo, altresì, evidenziato come allorquando B.U. aveva assunto in proprio la garanzia dell’adempimento del concordato fallimentare poi omologato, aveva anche rinunciato ad acquisire le attività della società fallita con un 5 potenziale svantaggio economico per l’altro socio, B.V., originariamente non previsto e nel quale sarebbe stato coinvolto; infatti, quest’ultimo aveva dato in garanzia l’assegno sulla base della precedente proposta di concordato fallimentare che prevedeva la cessione dei macchinari dalla società assunta alla Filatura Lane Torre di cui era socio, anche se di minoranza, pattuizione venuta meno nella successiva proposta poi omologata: pertanto, il rapporto sottostante alla promessa di pagamento era venuta meno (v. p. 6 della sentenza).

Il terzo motivo è inammissibile, perché irrilevante o comunque non decisivo, avendo la Corte territoriale esaustivamente motivato sulla mancanza di giustificazione causale della promessa di pagamento incorporata nell’assegno, che è una ratio decidendi in grado di sorreggere autonomamente il decisum.

Il quinto motivo di censura è inammissibile, perché privo di decisività, in quanto l’informativa – mancata o avvenuta -del contenuto della sentenza di omologa non inficia (come, invece, strenuamente sostenuto dai ricorrenti anche in sede di memoria) la statuizione della Corte d’appello sulla mancanza di causa della promessa di pagamento, perché legata a una funzione di garanzia non più attuale al momento della sottoscrizione di tale promessa.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE:

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna i ricorrenti a pagare a V.L., B.A. e B.N., le spese di lite che liquida nell’importo di Euro 4000,00, oltre Euro 100,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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