Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38880 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 07/12/2021), n.38880

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6765-2020 proposto da:

A.I., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIOVANBATTISTA SCORDAMAGLIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale presso la Prefettura

– Ufficio Territoriale del Governo di Crotone, in persona del

Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 9/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 09/01/2020 R.G.N. 1313/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 9 gennaio 2020, la Corte d’appello di Catanzaro rigettava il gravame di A.I., cittadino (OMISSIS), avverso la sentenza di primo grado, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. essa non accordava credibilità al racconto del richiedente (che aveva riferito di essere fuggito dal (OMISSIS) per timore di essere catturato ed ucciso da alcuni terroristi appartenenti al gruppo (OMISSIS), che aveva segnalato alla polizia dopo averli casualmente sentiti mentre erano intenti ad organizzare un attentato, così impedendolo e procurandone l’arresto di dieci su quindici), che riteneva inerire alla sfera del diritto penale ordinario;

3. ciò gli precludeva, anche in riferimento all’accertamento delle condizioni generali, politiche, economiche e sociali del (OMISSIS), con particolare attenzione agli attentati terroristici segnatamente nella zona di sua provenienza ((OMISSIS)) non integranti una condizione di violenza indiscriminata, l’accoglibilità delle domande di riconoscimento dello status di rifugiato, di protezione sussidiaria, ma neppure umanitaria, nell’assenza di allegazione di alcuna concreta condizione di vulnerabilità;

4. con atto notificato il 29 gennaio 2020, lo straniero ricorreva per cassazione con tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce nullità della sentenza in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3,D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8,10 e 27, per inosservanza dei criteri di esame della credibilità del richiedente, genericamente contestata senza neppure un adeguato esame della vicenda, circostanziata e documentata in sede di audizione davanti alla Commissione Territoriale e ulteriormente specificata in risposta alle domande dalla stessa rivoltegli, avendo la Corte d’appello rifiutata la nuova audizione richiesta sul presupposto della possibilità avuta di riferire alla Commissione “ogni circostanza utile, illustrando… con chiarezza le ragioni del suo espatrio”, salvo poi con contraddittoria espressione qualificare le proprie dichiarazioni “carenti dei requisiti di veridicità… non… sufficientemente circostanziate… di forte inverosimiglianza”, omettendo ogni approfondimento (non seriamente svolto in base alla generica illustrazione delle condizioni generali, politiche, economiche e sociali del (OMISSIS)) specificamente mirato sulle obiettive condizioni del (OMISSIS) a riguardo della vicenda narrata (primo motivo);

2. esso è fondato;

3. in tema di protezione internazionale, la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente non è affidata alla mera opinione del giudice ma è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiere non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” di cui al comma 3 cit. articolo, senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto (Cass. 9 luglio 2020, n. 14674); non potendo la prognosi negativa in ordine alla credibilità del richiedente essere motivata soltanto con riferimento ad elementi isolati e secondari o addirittura insussistenti quando, invece, sia trascurato un profilo decisivo e centrale del racconto (Cass. 8 giugno 2020, n. 10908); né le lacune probatorie del racconto del richiedente asilo necessariamente comportando, ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, inottemperanza al regime dell’onere della prova, potendo essere superate dalla valutazione che il giudice del merito è tenuto a compiere delle circostanze indicate alle lettere da a) ad e) della citata norma (Cass. 2014, n. 15782; Cass. 29 gennaio 2019, n. 2458; Cass. 21 giugno 2021, n. 17599); senza che tale attenuazione dell’onere probatorio escluda, tuttavia, che il richiedente debba produrre ogni ragionevole sforzo per circostanziare il proprio racconto, atteso che, in caso contrario, la genericità della narrazione esclude la necessità e la possibilità di ulteriori accertamenti da parte del giudice di merito (Cass. 3 agosto 2021, n. 22196);

3.1. nel caso di specie, la Corte territoriale, limitatasi a rendere il racconto con l’estrema concisione e lacunosità suindicata (primo capoverso di pg. 4 della sentenza), lo ha sostanzialmente ignorato nella sua più articolata e circostanziata formulazione adeguatamente riportata nella sua esposizione tanto in atto d’appello (a pg. 3 del ricorso), tanto nell’audizione alla Commissione Territoriale (terzo capoverso di pg. 5 del ricorso); con omissione di ogni pur doveroso accertamento officioso in merito alla situazione individuale ed alle circostanze personali del richiedente, in adempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria (Cass. 14 novembre 2017, n. 26921; Cass. 25 luglio 2018, n. 19716; Cass. 4 gennaio 2021, n. 10);

4. il ricorrente deduce violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2,5,7,8,14, per la mancata considerazione dell’associazione terroristica (OMISSIS), di matrice sunnita, responsabile della persecuzione nei confronti propri di musulmano sciita, quale soggetto non statuale nei cui confronti le autorità pubbliche non possono o non vogliono fornire protezione (D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 5, lett. c), alla luce delle risultanze del report sulla sicurezza interna del (OMISSIS) Easo del 4 agosto 2017, in riferimento alla violenza di matrice religiosa di gruppi militanti radicali di matrice sunnita in danno delle minoranze, in particolare di religione sciita e della sistematica violazione dei diritti umani fondamentali in (OMISSIS), come documentato anche dal report annuale sulla libertà religiosa in (OMISSIS), reso dal Dipartimento di Stato Usa in data 20 aprile 2018, così da essere esposto in caso di rimpatrio alle conseguenze previste dall’art. 14, lett. a), b) D.Lgs. cit. (secondo motivo);

5. anch’esso è fondato;

6. è indubbio che il giudice della domanda di protezione internazionale abbia un tale obbligo di cooperazione istruttoria, per l’equiparazione, in applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 5, delle situazioni di persecuzione o danno grave di cui sono responsabili lo Stato ovvero i partiti o le organizzazioni che lo controllano a quelle determinate da soggetti non statuali, nel caso in cui l’organizzazione statuale o le organizzazioni internazionali non possano o non vogliano fornire protezione (Cass. 30 agosto 2019, n. 21883; Cass. 15 gennaio 2020, n. 45): nel caso di specie, rappresentati dall’organizzazione terroristica (OMISSIS);

6.1. la Corte d’appello non ha ad esso assolto, essendosi limitata ad una generica illustrazione della condizione generale del (OMISSIS) e così pure della zona di provenienza del richiedente, in base a fonti non ufficiali o qualora ufficiali non specificamente indicate (da pg. 6 a pg. 13 della sentenza): essa dovendo consistere invece nell’acquisizione di fonti, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall’ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, o comunque acquisite dalla Commissione stessa (cd. COI, ossia Country of Origin Information), aggiornate al momento della decisione (o ad esso prossimo) e pertinenti (Cass. 30 ottobre 2020, n. 23999), aventi una tale ufficialità (Cass. 12 maggio 2020, n. 8819; Cass. 29 dicembre 2020, n. 29701), o comunque accreditate per la provenienza dalle principali organizzazioni non governative attive nel settore dell’aiuto e della cooperazione internazionale (come Amnesty International e Medici senza frontiere: Cass. 30 giugno 2020, n. 13253); e chiaramente specificate del loro contenuto, senza ricorrere a formule stereotipate del tutto avulse dalla situazione concretamente accertata (Cass. 10 febbraio 2021, n. 3320; Cass. 30 ottobre 2020, n. 24016);

7. il ricorrente deduce infine violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, per mancata comparazione tra integrazione sociale in Italia, tenuto conto dei documenti prodotti e situazione personale del richiedente, occupato nel Paese d’origine alle dipendenze di uno degli organizzatori dell’attentato alla moschea che egli aveva sventato con la segnalazione alla polizia (terzo motivo);

8. anch’esso è fondato, non avendo la Corte territoriale affatto considerato le documentate condizioni di lavoro allegate dal richiedente (a pgg. 11 e 12 del ricorso);

9. pertanto il ricorso deve essere accolto, con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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