Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38863 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 08/11/2021, dep. 07/12/2021), n.38863

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26826/2017 proposto da:

S.L., elettivamente domiciliato in Roma Via A. Bertoloni 41

presso lo studio dell’avvocato Guancioli Giuseppe che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Maddi Alessandra;

– ricorrente –

contro

Comune di Milano, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma Via Polibio 15 presso lo studio dell’avvocato

Lepore Giuseppe che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati Mandarano Antonello, Marinelli Irma e Meroni Ruggero;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1582/2017 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 06/04/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/09/2021 dal consigliere Dott. MELE MARIA ELENA.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

S.L. impugnava l’avviso di liquidazione relativo a TARSU per l’anno di imposta 2012 emesso dal Comune di Milano. Deduceva di aver presentato regolare denuncia e che l’Amministrazione comunale, avendo notificato l’atto impositivo oltre il termine di un anno successivo a quello per il quale il tributo è dovuto, era incorsa in decadenza a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 72.

La Commissione tributaria provinciale di Milano accoglieva il ricorso ritenendo che l’avviso impugnato era stato notificato il 28 gennaio 2015 e dunque oltre il termine di decadenza stabilito dall’art. 72 cit. Veniva disposta la compensazione delle spese del giudizio.

Il S. impugnava tale pronuncia limitatamente alla statuizione relativa alle spese. Il Comune di Milano si costituiva e proponeva appello incidentale.

La Commissione tributaria regionale della Lombardia, disattesa l’eccezione formulata dal contribuente di tardività dell’appello incidentale, lo accoglieva ritenendo che l’Amministrazione avesse proceduto tempestivamente alla riscossione dell’imposta.

Il S. ha proposto ricorso per la cassazione di tale decisione affidato a due motivi.

Il Comune di Milano ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4.

Il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui, a fronte della eccezione di inammissibilità dell’appello incidentale proposto dal Comune in ragione della tardiva costituzione in giudizio del medesimo, la CTR aveva affermato che il termine per la costituzione in giudizio è ordinatorio e quindi il suo mancato rispetto non produce alcuna decadenza.

Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 72, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La CTR avrebbe erroneamente ritenuto applicabile, ai fini della riscossione coattiva dell’imposta, il termine di decadenza triennale stabilito dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, commi 163 e 171, anziché quello annuale stabilito dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 72, il quale si applica allorché il tributo, come nella specie, è liquidato sulla base della dichiarazione del contribuente.

Il primo motivo è fondato, con assorbimento del secondo.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54, stabilisce che le parti diverse dall’appellante devono costituirsi nei modi e nei termini di cui all’art. 23 del decreto citato. Il comma 2 dispone che nello stesso atto, depositato nei modi e nei termini di cui al precedente comma, può essere proposto, a pena di inammissibilità, appello incidentale.

Ai sensi dell’art. 23 la costituzione in giudizio della parte resistente deve avvenire entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.

In forza di tali disposizioni, questa Corte ha affermato che nel processo tributario l’appello incidentale deve essere proposto entro 60 giorni dalla notificazione del gravame a pena d’inammissibilità, e l’intempestività di esso è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo (Cass., Sez. 5, n. 16285 del 23/07/2007, Rv. 600855 01; sez. 6-5, n. 22836 del 26/09/2018, Rv. 650813 – 01; n. 25454 del 21/09/2021, Rv. 662168 – 01).

Nella specie il contribuente deduce che l’atto di appello avverso la sentenza della CTP è stato notificato al Comune di Milano a mezzo del servizio postale e che dal timbro apposto sulla ricevuta di ritorno risulta che tale atto è stato consegnato al Comune il 18 settembre 2016. Poiché l’Amministrazione si è costituita in giudizio depositando le controdeduzioni contenenti l’appello incidentale il 18 novembre 2016, come attestato dal timbro apposto dalla cancelleria della CTR, l’appello incidentale sarebbe tardivo in quanto depositato il 61 giorno successivo alla notifica dell’appello principale.

Il Comune di Milano contesta tale circostanza affermando che il 18 settembre 2016 cadeva di domenica e che quel giorno sia gli uffici postali, sia gli uffici comunali sono chiusi, sicché era impossibile che l’appello fosse stato notificato in quella data. A conferma di tale conclusione ha trascritto nel controricorso l’estratto delle risultanze del sito web di Poste italiane dal quale risulta che la raccomandata sarebbe stata consegnata al Comune il giorno 19 settembre 2016 alle ore 9.03.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in tema di notificazione a mezzo posta, la quale si perfeziona, per il destinatario, con la consegna del plico, l’avviso di ricevimento, parte integrante della relazione di notifica, ha natura di atto pubblico che – essendo munito della fede privilegiata di cui all’art. 2700 c.c. in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza – costituisce, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 4, comma 3, il solo documento idoneo a provare – in riferimento alla decorrenza dei termini connessi alla notificazione – sia l’intervenuta consegna del plico con la relativa data, sia l’identità della persona alla quale è stata eseguita e che ha sottoscritto l’atto, salvo che, ai sensi del successivo comma 4, la data di consegna non risulti apposta o sia comunque incerta, sicché in tal caso i termini connessi alla notificazione decorrono dalla data risultante dal timbro postale.

Ne consegue che, qualora la parte intenda dimostrare la non veridicità delle risultanze dell’avviso di ricevimento, deve proporre querela di falso – anche se l’immutazione del vero non sia ascrivibile a dolo ma soltanto ad imperizia, leggerezza o a negligenza del pubblico ufficiale – a meno che dallo stesso contesto dell’atto non risulti in modo evidente l’esistenza di un mero errore materiale compiuto da questi nella redazione del documento, il quale ricorre nel caso di apposizione di data inesistente (come 30 febbraio) o anteriore a quella della formazione dell’atto notificato o non ancora maturata. Solo in tali casi il giudice può disattendere le risultanze apparenti dell’atto di notifica mentre, in ogni altro caso, ove occorra un giudizio di compatibilità tra le date apposte, tale valutazione deve avvenire nell’ambito dell’apposito giudizio per querela di falso (Cass., Sez. 6-2, n. 8082 del 21/03/2019, Rv. 653384 – 01; Sez. 1, n. 24852 del 22/11/2006, Rv. 593225 – 01; Sez. 2, n. 8500 del 22/04/2005, Rv. 581993 – 01).

In sostanza, la ricevuta di ritorno costituisce il solo documento idoneo a fornire la prova dell’eseguita notificazione, sia della data in cui essa è avvenuta, sia anche della persona cui il plico è stato consegnato (Cass., Sez. 3, n. 15374 del 13/06/2018, Rv. 649056 – 01; Sez. un., n. 84 del 01/02/1994, Rv. 485162 – 01).

Come ripetutamente affermato da questa Corte, l’avviso di ricevimento non può essere surrogato dal deposito della stampa di una pagina del servizio “on line” dell’amministrazione postale, la quale attesti l’avvenuta consegna della raccomandata, poiché solo il timbro postale fa fede ai fini della regolarità della notificazione (Cass., Sez. 65, n. 28816 del 19/10/2021; Sez. 6-5, n. 24666 dell’8/10/2018; Sez. 6-5, n. 25285 del 28/11/2014; Sez., 6 – 3, n. 19387 del 08/11/2012).

Nella specie, non avendo il Comune proposto querela di falso, deve ritenersi che le risultanze dell’avviso di ricevimento abbiano valore probatorio privilegiato e che confermino quindi che la notificazione dell’appello principale è avvenuta in data 18 settembre 2016, rendendo chiara la tardività dell’appello incidentale e, conseguentemente, la sua inammissibilità.

La sentenza impugnata non si è attenuta a tali principi, sicché il ricorso va accolto limitatamente al primo motivo, con assorbimento del secondo, con conseguente cassazione della decisione impugnata e rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione per la valutazione della censura, oggetto dell’appello principale, concernente la disciplina delle spese del giudizio di primo grado. La medesima Commissione provvederà, altresì, alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Lombardia in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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