Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38859 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 05/10/2021, dep. 07/12/2021), n.38859

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10081-2020 proposto da:

D.B., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato CATERINA BOZZOLI;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 3604/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata P11/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 05/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA

TRICOMI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

La Corte di appello di Venezia, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato l’appello proposto da D.B., proveniente dalla Guinea Bissau.

Il richiedente ha proposto ricorso per cassazione con un mezzo; il Ministero dell’Interno ha depositato mero atto di costituzione.

La Corte di appello, in linea con la decisione assunta in primo grado, ha ritenuto non credibile il racconto, in ordine alle ragioni di fuga, perché generico ed ha escluso la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria.

Sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per la trattazione camerale ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo, il ricorrente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

A parere del ricorrente la decisione impugnata avrebbe ricostruito in maniera contraddittoria la situazione socio/politica della Guinea, da un lato escludendo la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata, dall’altra riferendo di documentate violazioni dei diritti umani, diffusione della corruzione, mancanza di indipendenza del sistema giudiziario ed altro.

Secondo il ricorrente, questi ultimi fattori avrebbero potuto essere valorizzati quali situazioni di vulnerabilità idonee a fondare il riconoscimento della protezione umanitaria; deduce a sostegno di svolgere attività lavorativa in Italia.

Critica, quindi, la decisione impugnata per aver omesso di pronunciarsi sulla domanda di riconoscimento della protezione umanitaria.

2. Il ricorso è inammissibile per violazione del criterio dell’autosufficienza.

Va osservato, infatti, che nel caso in cui – come nel presente – si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su un motivo di gravame (concernente il diniego della richiesta di protezione umanitaria), questo deve essere compiutamente riportato nella sua integralità nel ricorso, sì da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza del motivo stesso senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte (Cass. n. 17049 del 20/08/2015), giacché il vizio di omessa pronuncia postula che la questione abbia formato oggetto di una specifica domanda od eccezione e che il giudice non abbia statuito sulla stessa.

Nel caso in esame, nel ricorso non vi è alcuna menzione del corrispondente motivo di appello, che il ricorrente – come era suo onere in osservanza dell’obbligo di specificità del motivo ex art. 366 c.p.c. – avrebbe dovuto trascrivere, al fine di vincere l’apparente novità delle questioni introdotte.

A ciò va aggiunto che la critica avverso quanto accertato dalla Corte di appello in merito alla situazione socio/politica del paese di provenienza del richiedente, svolta a sostegno della fondatezza della domanda di protezione umanitaria, è stata inammissibilmente proposta sotto il profilo della contraddittorietà della motivazione (Cass. Sez. U. n. 33017 del 2018).

3. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

Non si provvede sulle spese, in assenza di attività difensiva dell’intimato.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019; Cass. S.U. n. 4315 del 20/02/2020).

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 5 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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