Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38834 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 11/05/2021, dep. 07/12/2021), n.38834

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4009-2020 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO’ 16/B,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO LIMATOLA, rappresentata e

difesa dagli avvocati CLAUDIO DAMOLI, GILDA PISA;

– ricorrente –

contro

BANCA ADRIA COLLI EUGANEI CREDITO COOPERATIVO – SOCIETA’ COOPERATIVA

successivamente divenuta BANCA ADRIA CREDITO COOPERATIVO DEL DELTA

SOCIETA’ COOPERATIVA, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FARAVELLI, 22 presso

lo studio dell’avvocato CAMILLA NANNETI, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati FRANCESCO ROSSI, CARLO CESTER;

– controricorrente –

– intimata –

avverso la sentenza n. 54/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 17/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. NICOLA DE

MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza del 17 luglio 2019, la Corte d’Appello di Venezia confermava la decisione resa dal Tribunale di Rovigo e rigettava la domanda proposta da G.F. nei confronti di Banca Adria Credito Cooperativo del Delta società cooperativa avente ad oggetto l’accertamento del dedotto demansionamento a far data dal (OMISSIS) e la condanna della Banca alla reintegra nelle mansioni ed al risarcimento dei danni alla professionalità, all’immagine professionale, alla carriera e conseguenti alla perdita di chance nonché l’accertamento del mobbing sofferto con il conseguente risarcimento dei danni alla salute, alla dignità, al decoro, all’immagine, esistenziale, morale e relazionale, ed il rimborso delle spese mediche;

– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto di dover confermare il pronunciamento del primo giudice sia quanto all’accertato demansionamento ed alla determinazione equitativa del risarcimento dovuto nei limiti del 25% della retribuzione spettante, con conseguente rigetto delle censure rispetto a tale dictum avanzate in via incidentale dalla Banca, sia quanto alla negata riconducibilità di tale comportamento ad una ipotesi di mobbing, risultata non provata nei suoi singoli elementi, del resto inconferenti in quanto privi, tanto singolarmente che cumulativamente considerati, di un oggettivo significato lesivo e come tali insuscettibili di fondare la pretesa al risarcimento dei danni non patrimoniali, comunque non adeguatamente provati;

– che, per la cassazione di tale decisione ricorre la G., affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste con controricorso la Banca;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata;

– che entrambe le parti hanno poi presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo, la ricorrente, nel denunciare il vizio di motivazione e l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio in una con la violazione e falsa applicazione degli artt. 2103,1218,1223,1225,1226,1228 e 2697 c.c., lamenta l’incongruità logica e giuridica dell’iter valutativo in base al quale la Corte territoriale, pur accertando il demansionamento, è giunta ad attribuire al medesimo una portata limitata, disattendendo quanto affermato dalla ricorrente in ordine allo scarto in termini di professionalità e di ruolo della posizione di nuova destinazione rispetto a quella di provenienza nonché alla sostanziale inoperosità in cui la medesima era stata lasciata e, a questa stregua, la non conformità a diritto dei criteri dalla Corte medesima posti a base della liquidazione equitativa del danno da demansionamento;

– che, con il secondo motivo, denunciando ancora il vizio di motivazione, la violazione e falsa applicazione degli artt. 2103 e 2697 c.c., e degli artt. 100,112,115,116 e 306 c.p.c., e l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, la ricorrente imputa alla Corte territoriale di aver erroneamente dichiarato l’intervenuta cessazione della materia del contendere circa la domanda volta all’accertamento del diritto alla reintegra nelle mansioni corrispondenti alla posizione di provenienza stante il permanere dell’interesse ad agire in ordine a quell’accertamento non precluso né dall’intervenuto pensionamento né dall’assegnazione della ricorrente ad altra posizione rispetto a quella cui era riferita l’azione intentata disposta dalla Banca in data successiva a quella del deposito del ricorso e pertanto ritenuta tale da indurre un non consentito ampliamento dell’indagine;

– che con il terzo motivo, rubricato con riferimento al vizio di motivazione, all’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio ed alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1175,1218,2043,1223,2059,2087 e 2697 c.c., e degli artt. 115 e 116 c.p.c., anche in relazione agli artt. 24 e 111 Cost., la ricorrente lamenta l’incongruità logica e giuridica dell’iter valutativo in base al quale la Corte territoriale ha disconosciuto la ricorrenza nella specie di una ipotesi di mobbing affermando la carenza di prova in ordine al carattere lesivo finalizzato dei comportamenti ai predetti fini valorizzati dalla ricorrente e comunque al nesso di causalità con i lamentati danni non patrimoniali;

– che, premessa l’inammissibilità dei rilievi attinenti a presunti deficit motivazionali, ricorrendo un caso di doppia conforme in fatto (cfr. Cass. 22.12.2016, n. 26774), il primo motivo deve ritenersi infondato alla luce dell’orientamento accolto da questa Corte (cfr., da ultimo, Cass. 20.6.2019, n. 16595) per cui in tema di liquidazione equitativa del danno da demansionamento è sindacabile in sede di legittimità, come violazione dell’art. 1226 c.c., e, nel contempo come ipotesi di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa ed incomprensibile”, la valutazione del giudice del merito che, non abbia indicato, nemmeno sommariamente, i criteri seguiti per determinare l’entità del danno e gli elementi su cui ha basato la sua decisione in ordine al “quantum”; che, infatti, lo stesso tenore dell’impugnazione è tale per cui, non di carenza dell’indicazione dei criteri seguiti si tratta, bensì della confutazione dell’apprezzamento, non sindacabile in questa sede, operato dalla Corte territoriale in ordine alla situazione di fatto in cui si è concretato il compiuto demansionamento, del quale è stata apprezzata l’entità in termini di ridimensionamento del ruolo all’interno della Banca, con mantenimento del rapporto diretto con la direzione generale e del coordinamento del personale addetto all’unità organizzativa cui la ricorrente era preposta;

– che parimenti infondato si rivela il secondo motivo” posto che la Corte territoriale ha accertato l’intervenuto pensionamento della ricorrente e, quindi, la cessazione della materia del contendere rispetto alla domanda di reintegra nelle mansioni precedenti, preclusa dalla nuova situazione di fatto;

– che di contro inammissibile si rivela il terzo motivo, risolvendosi le censure mosse nella confutazione del libero apprezzamento operato dalla Corte territoriale ai fini del giudizio in ordine alla configurabilità nella specie di una ipotesi di mobbing e della sussistenza e risarcibilità dei danni non patrimoniali conseguenti;

– che, pertanto, il ricorso va rigettato;

– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 11 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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