Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3882 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2022, (ud. 13/01/2022, dep. 08/02/2022), n.3882

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11997/13 R.G. proposto da:

R. di C.G. & C. s.a.s., C.G.. E

I.L., elettivamente domiciliate in Roma, via A. Bertoloni

26/6 presso lo studio dell’Avv. Alfredo Marrone e rappresentate e

difese per procura in sostituzione dall’Avv. Alfredo Marrone e

dall’Avv. Laura Rosa.

– ricorrenti –

contro

AGENZIA delle ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 51/29/12 della Commissione tributaria

regionale del Lazio, depositata il 20 marzo 2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 gennaio

2022 dal Consigliere Dott.ssa Roberta Crucitti.

Lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale, Dott. Umberto de Augustinis il quale ha

concluso per la dichiarazione della cessazione della materia del

contendere.

 

Fatto

RILEVATO

che:

a seguito di accertamento svolto nei confronti della Magia s.a.s., con conseguente rideterminazione del reddito, l’Ufficio, constatato che, dagli atti, risultava usufruttuaria, per il 34% delle quote, la società R. di Ceraso & C. s.a.s. provvedeva ad emettere nei confronti di quest’ultima società avviso di accertamento, per l’anno di imposta 2003, con la quale ne rideterminava il reddito, contestando la mancata dichiarazione del reddito da partecipazione che imputava, con conseguenziali ulteriori avvisi di accertamento, in ragione delle rispettive partecipazioni, alle socie I.L. e C.G.;

gli atti impositivi venivano impugnati dalla Società e dalle socie e i relativi ricorsi, riuniti, venivano accolti dalla Commissione tributaria provinciale, con annullamento integrale degli avvisi di accertamento;

la decisione, appellata dall’Agenzia delle entrate, è stata integralmente riformata dalla Commissione tributaria regionale del Lazio la quale ha ritenuto che la Società, aldilà di mere disquisizioni formali, non fosse riuscita a giustificare il mancato inserimento nella dichiarazione dei redditi del contestato reddito da partecipazione.

Avverso la sentenza hanno proposto ricorso la Società e le socie, affidandosi a tre motivi.

L’Agenzia delle entrate ha depositato atto al fine dell’eventuale partecipazione alla pubblica udienza;

La Società, cancellata dal registro delle imprese dalla data del primo ottobre 2018, e le socie C.G. e I.L., con nota depositata il 28 ottobre 2019, premesso di avere aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, del D.L. n. 193 del 2006, ex art. 6, convertito nella L. n. 225 del 2016, e di avere versato in unica rata quanto dovuto in base alla comunicazione di Equitalia-Servizi di riscossione, hanno chiesto dichiararsi cessata la materia del contendere.

Alla pubblica udienza del 20 novembre 2020 su richiesta di rinvio da parte del difensore delle contribuenti, per produrre documentazione attestante l’avvenuto perfezionamento del condono, il ricorso è stato rinviato a nuovo ruolo.

Fissata nuova udienza pubblica, ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, conv. con mod. dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, il P.G. ha depositato requisitoria con la quale ha concluso per la declaratoria di cessazione della materia del contendere.

All’esito della pubblica udienza questa Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alle ricorrenti termine per notificare, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., all’Avvocatura generale dello Stato l’elenco dei documenti depositati.

Il ricorso è stato, quindi, avviato, ai sensi dell’art. 380-bis-1 c.p.c., alla trattazione in camera di consiglio in prossimità della quale parte ricorrente ha depositato nuovamente i documenti notificati alla controparte e l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria, allegando nota pervenuta dall’Agenzia delle entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

risulta in atti, e di ciò dà espressamente atto l’Agenzia delle entrate, l’avvenuta definizione della controversia, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, per le cartelle, conseguenti agli avvisi di accertamento impugnati, notificate personalmente alle socie I.L. e C.G.;

nei confronti delle stesse può, pertanto, dichiararsi estinto il processo con declaratoria di cessazione della materia del contendere;

l’Agenzia delle entrate ha (ndr: testo originale non comprensibile) che, per l’integrale cessazione della materia del contendere, le ricorrenti dovrebbero riconoscere come dovuta la sanzione IRAP (a carico della Società e da questa già pagata in sede esecutiva) e le spese del giudizio di secondo grado;

le spese dei gradi rimangono assorbite dalla definizione agevolata;

da quanto risulta in atti, la sanzione IRAP, compresa nell’avviso di accertamento a carico della socia accomandataria, risulta già integralmente versata e, in ogni caso, le parti hanno ribadito, nelle varie memorie, l’impegno a rinunciare al ricorso come già espresso in seno alle domande di adesione alla definizione agevolata;

il ricorso relativamente, alle sanzioni IRAP, può dichiararsi inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse;

non vi è pronuncia sulle spese in assenza di attività difensiva da parte dell’Agenzia delle entrate.

P.Q.M.

Dichiara il processo estinto e cessata la materia del contendere.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

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