Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38814 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38814

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16726-2020 proposto da:

B.L., in proprio e quale esercente la potestà genitoriale

sulla figlia minore K.N., elettivamente domiciliata in ROMA,

CIRCONVALLAZIONE GIANICOLENSE 168, presso lo studio dell’avvocato

MARIA GRAZIA PICCIANO, rappresentata e difesa dall’avvocato ROBERTO

GIAMMARIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 537/2020 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato il 19/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso, sulla base di tre motivi, avverso il decreto del Tribunale di Campobasso del 19 marzo 2020, che ha respinto il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato;

– che il ricorrente ha depositato la memoria.

Diritto

CONSIDERATO

– che il ricorso deduce:

1) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 5-8, 11,12 e 14, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, ed omesso esame di fatto decisivo, in quanto il Tribunale, pur avendo ritenuto credibile la vicenda delle violenze subite in (OMISSIS), non ha valutato se esse integrano i fatti di persecuzione, ai fini della protezione sussidiaria, affermando essere la richiedente cittadina marocchina e che quindi in (OMISSIS) sarebbe rimpatriata;

2) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, 3, 5,6,14,16 e 17, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, D.M. n. 4 ottobre 2019, sui cd. paesi sicuri, ed omesso esame di fatto decisivo, in quanto il Tribunale non ha assunto adeguate informazioni con riguardo alla (OMISSIS), situazione a grave instabilità politica, quale paese di transito, limitandosi a considerare quelle del (OMISSIS), paese verso cui dovrebbe disporsi il rimpatrio, dove ella non ha casa o amici, ma solo parenti;

mentre la sua domanda di protezione risale al 2017, onde non rileva la lista dei paesi sicuri indicati nel 2019;

3) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, oltre ad omesso esame di fatto decisivo, perché i fatti narrati, relativi alle violenze subite in (OMISSIS), alla conseguente imposizione del matrimonio col cugino e maternità, certamente indicano che essa si trova in una situazione di vulnerabilità, mentre il tribunale con successivo decreto ha concesso la protezione al marito;

– che il Tribunale ha rilevato, anzitutto, come la richiedente, nel corso delle tre audizioni personali, abbia dichiarato di essere cittadina marocchina, di avere quasi sempre vissuto in (OMISSIS), di avere in questo paese subito limitazioni al diritto alla istruzione ed alla libertà personale, nonché un sequestro e violenza nel maggio 2016, con successivo matrimonio riparatore con il cugino e nascita di un minore: pertanto, il Tribunale ha rilevato non essere state neppure prospettate situazioni di persecuzioni o timori di violenze relativo al paese di origine, il (OMISSIS), dove essa è legittimata a vivere senza persecuzioni o difficoltà; mentre, quanto alla protezione umanitaria, ha rilevato che non ne sussistono i presupposti, perché questi non sono integrati dalla allegazione di avere ivi solo due fratelli, al contrario ciò palesando che essa ha la possibilità di vivere nello stato di cui cittadina, con vita dignitosa in un contesto non violento, essendo anche il marito di nazionalità marocchina;

– che il giudice del merito ha, dunque, ritenuto insussistenti i presupposti normativi per il rifugio e la protezione sussidiaria, sulla base dello stesso racconto della richiedente, e rilevato l’assenza di ogni deduzione di profili di vulnerabilità integranti il presupposto della protezione umanitaria;

– che i tre motivi possono essere congiuntamente esaminati, perché essi mirano tutti a censurare, nella sostanza, il provvedimento impugnato, per avere esso considerato non la situazione del paese di transito, la (OMISSIS), ma quella del paese di origine, il (OMISSIS), in ordine al quale mai la ricorrente ha dedotto rischi di alcun tipo in caso di rientro;

– che tali motivi sono inammissibili ex art. 360-bis c.p.c., per involgere giudizi sul fatto e per dedurre un fatto nuovo;

– che, quanto al primo profilo, questa Corte ha bensì chiarito (Cass. 20 gennaio 2020, n. 1104; Cass. 15 maggio 2019, n. 13096) come, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, anche le situazioni sofferte nel cd. paese di transito possano rilevare, ove siano indice di una situazione di così grave vulnerabilità da rendere intollerabile l’abbandono forzato del paese di accoglienza;

– che, tuttavia, nel caso in esame l’istante non ha mai dedotto una simile situazione, limitandosi a pretendere che venga considerata – ai fini di tutte le richieste forme di protezione – la situazione della propria vicenda in (OMISSIS), in luogo della situazione socio-politica e complessiva del (OMISSIS): pretesa destituita, quindi, di fondamento, essendo al riguardo correttamente applicate le norme invocate dal giudice del merito, che ha esaminato le allegazioni in merito alla situazione marocchina;

– che, del resto, i motivi mirano ad una ripetizione del giudizio sul fatto;

– che, infine, essi sono inammissibili, laddove l’istante pretende la valutazione in sede di legittimità di un fatto nuovo, estraneo al giudizio e non dedotto in precedenza, né introducibile col ricorso per cassazione, dovendosi esperire al contrario lo strumento di un eventuale nuovo ricorso, in presenza di fatti sopravvenuti di rilievo;

– che non occorre provvedere sulle spese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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