Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38812 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38812

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10183-2020 proposto da:

E.J., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO TRIESTE 37,

presso lo studio dell’avvocato FERDINANDO PAONE, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 486/2020 del TRIBUNALE di L’AQUILA,

depositato il 21/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso il decreto del Tribunale dell’Aquila del 21.2.2020, che ha respinto il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato.

Diritto

CONSIDERATO

– che il ricorso deduce:

1) nullità del decreto per motivazione insufficiente e contraddittoria circa il certificato di nascita della secondogenita della richiedente, laddove il Tribunale dichiara non essere stato posto in condizione di conoscere se tale nascita risponda al vero, senza disporre un rinvio per richiederlo all’istante, con violazione anche dell’art. 2697 c.c.: invero, il Tribunale avrebbe dovuto concedere il rinvio, posto che la figlia è poi nata il giorno 17 luglio 2019, mentre l’udienza innanzi al giudice si era tenuta il 19 febbraio 2019;

2) violazione e falsa applicazione dell’art. 8 Cedu, degli artt. 2, 3, 29,30,31 e 32Cost., dell’art. 115 e 116 c.p.c., del D.Lgs. n. 268 del 1998, art. 5, comma 6, in quanto la richiedente era in condizioni di vulnerabilità ed è integrata in Italia, avendo avuto la seconda figlia, come può provare, e vive col marito in una struttura dal 2017, mentre nel suo paese non potrebbe condurre una esistenza dignitosa;

– che il Tribunale ha ritenuto, anzitutto, la richiedente – moglie dichiarata di un cittadino del Ghana, contestuale richiedente in separato ricorso, che narra di essere fuggito perché coinvolto nella disputa per la successione del re – non essere fuggita per ragioni dalla stessa esposte, ma riferite unicamente alla vicenda narrata dal marito: il racconto, però, non è credibile, ampiamente argomentandone le ragioni;

– che il giudice del merito ha, dunque, ritenuto insussistenti i presupposti normativi per il rifugio e la protezione sussidiaria;

– che Tribunale, con riguardo al D.Lgs. n. 2151 del 2007, art. 14, lett. t), ha escluso che sussistano lo stato di guerra conclamato o il conflitto generalizzato, tali da integrare i presupposti di legge, dopo ampissimo esame delle fonti aggiornate sul paese di origine;

– che, infine, il giudice di merito ha rilevato l’assenza di ogni deduzione di profili di vulnerabilità integranti il presupposto della protezione umanitaria, non essendo stato provato il dedotto presupposto della inespellibilità del soggetto, quale donna in gravidanza o nei sei mesi successivi al parto, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. d): ciò in quanto non è stato prodotto l’atto di nascita del bambino; né, ha aggiunto, sussistono altre condizioni di vulnerabilità, neppure adeguatamente specificate dalla richiedente;

– che il ricorso è stato presentato in virtù di una procura speciale, rilasciata su foglio separato e materialmente congiunta all’atto, priva della certificazione della data in cui la stessa è stata conferita;

– che il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, introdotto dal D.L. n. 13 del 2017 ed applicabile al caso di specie, prevede tuttavia che la procura sia conferita in data successiva alla comunicazione del decreto e che ciò il difensore certifichi;

– che, al riguardo, sono intervenute le Sezioni unite della Corte che, con sentenza del 1 giugno 2021, n. 15177, hanno sancito i seguenti principi di diritto: “il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” ha richiesto, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunica5zione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore”.

“La procura speciale per il ricorso per cassazione per le materie regolate dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, e dalle disposizioni di legge successive che ad esse rimandano deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente”;

– che, facendo applicazione del principio, il ricorso per cassazione proposto dalla parte ricorrente è inammissibile, non contenendo esso nessuna espressione da cui risulti che il difensore abbia certificato quanto detto;

– che la mancata costituzione in questa sede dell’amministrazione intimata esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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