Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38811 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. II, 07/12/2021, (ud. 26/10/2021, dep. 07/12/2021), n.38811

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al N. R.G. 23357/2016) proposto da:

Z.E., (C.F.: (OMISSIS)), in proprio e quale socio e liquidatore

della Soc. Assicura s.n.c. in liquidazione, rappresentato e difeso,

in virtù di procura speciale rilasciata a margine del ricorso,

dall’Avv. Sandro Liviero ed elettivamente domiciliato presso lo

studio dell’Avv. Renato Miele, in Roma, Largo della Gancia, n. 1;

– ricorrente –

contro

AXA ASSICURAZIONI S.P.A., (P.I.: (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa, in virtù di

procura speciale apposta in calce ai controricorso, dall’Avv. Luigi

Giorgio Palmisano, ed elettivamente domiciliata presso lo studio

dell’Avv. Domenico Bonaccorsi di Patti, in Roma, v. F. Cesi n. 72;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Milano n. 1035/2016

(pubblicata il 15 marzo 2016);

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 ottobre 2021 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

viste le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto procuratore

generale Dott. Basile Tommaso, che ha chiesto il rigetto del

ricorso;

letta la memoria depositata dalla difesa del ricorrente ai sensi

dell’art. 378 c.p.c.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. L’AXA Assicurazioni conveniva in giudizio, con citazione del luglio 2010, dinanzi al Tribunale di Milano la Società Assicura 2005 s.n.c. di T.G. e Z.E., in persona dei soci illimitatamente responsabili, per sentir, previa declaratoria di intervenuta risoluzione del contratto per recesso della convenuta, ordinare la condanna della stessa al pagamento della somma di Euro 95.550,00 corrisposta da essa attrice a fronte di obiettivi commerciali che la medesima società convenuta non aveva raggiunto e, di conseguenza, sentir disporre la compensazione delle altre diverse somme di cui le parti erano reciprocamente creditrice e debitrice.

A sostegno della domanda l’attrice deduceva di aver sottoscritto un contratto di agenzia con la citata convenuta, nominata agente per la zona di competenza in Montegrotto Terme con la contestuale stipula di un programma commerciale per il primo triennio, mediante il quale veniva prevista l’erogazione dei contributi ulteriori rispetto alle provvigioni per l’ammontare di Euro 95.500,00, la cui acquisizione era, tuttavia, subordinata al raggiungimento di prefissati obiettivi commerciali, che, però, non erano stati conseguiti. La stessa AXA Ass. rappresentava di aver ricevuto il 17 dicembre 2008 dal socio T. una comunicazione di rinuncia all’incarico di delegato assicuraivo e nella successiva data del 7 gennaio 2009 anche l’altro socio Z. rassegnava le proprie dimissioni, a seguito delle quali, dopo aver chiesto la restituzione delle somme corrisposte per i menzionati contribuiti extraprovvigioni, anch’essa attrice comunicava il recesso dal rapporto di agenzia.

Si costituiva in giudizio il convenuto T., il quale instava per il rigetto della domanda, denunciando che la causa del mancato raggiungimento dei concordati obiettivi era imputabile all’inerzia dell’altro socio Z., da cui chiedeva di essere manlevato nell’eventualità di una sua condanna.

Resisteva in giudizio anche il Z. che insisteva per l’infondatezza della domanda, deducendo l’inadempimento dell’attrice e, sul presupposto che il suo recesso doveva considerarsi riconducibile ad una giusta causa, chiedeva, in via riconvenzionale, che gli venissero riconosciute le indennità previste dall’art. 1751 c.c.

L’adito Tribunale di Milano, con sentenza n. 14683/2013, accoglieva la domanda dell’AXA Assicurazioni e, per l’effetto, accertava e dichiarava la cessazione del rapporto di agenzia assicurativa in virtù del legittimo recesso operato dall’attrice e, constatata l’avvenuta erogazione in favore della società convenuta della somma di Euro 95.550,00 a titolo di contributi commerciali, condannava quest’ultima a corrispondere all’Axa Ass. l’importo di Euro 94.680,81, oltre accessori e legge e spese processuali.

2. Decidendo sull’appello proposto dal socio Z. e nella costituzione della società appellata Axa (nel mentre l’altro socio T. rimaneva contumace), la Corte di appello di Milano, con sentenza n. 1035/2016 (pubblicata il 15 marzo 2016), respingeva il gravame, confermando l’impugnata sentenza e condannando l’appellante alla rifusione delle spese del grado.

A fondamento dell’adottata pronuncia la Corte milanese, rigettate le doglianze pregiudiziali e preliminari dello Z., concordava con le ragioni esposte nel merito dal giudice di primo grado circa l’insussistenza di un comportamento scorretto – ovvero contrario a buona fede – in capo alla mandante e di un suo abuso del diritto, ravvisando, invece, l’inadempimento dell’appellante nell’esecuzione del rapporto di agenzia rispetto agli obiettivi predeterminati nei sensi precedentemente indicati, così escludendo la spettanza di ogni somma in favore dello stesso Z..

3. Avverso la suddetta sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, Z.E., resistito con controricorso dalla sola Axa Assicurazioni s.p.a.. La difesa del ricorrente ha anche depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 2 (rectius: 3) e 5 – la violazione o falsa applicazione degli artt. 1175,1375 e 1749 c.c., nonché del punto 4 della lettera di incarico del punto II richiamante l’art. 2-bis dell’AEC degli agenti di assicurazione del 23.12.2003, rappresentando che la Corte di appello aveva erroneamente ritenuto che l’Axa Assicurazioni avesse agito, secondo buona fede, ritenendo legittima la sua richiesta di restituzione delle somme in pendenza del termine, pur se era venuta meno la pluralità dei soci di Assicura 2005, rilevando l’assenza di una iniziativa di esso ricorrente volta alla ricostituzione della compagine sociale e considerando che egli aveva proceduto ad una dichiarazione confessoria circa l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati dalla mandante.

2. Con la seconda censura il ricorrente ha dedotto – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la contraddittorietà della motivazione e la violazione o falsa applicazione degli artt. 1175, 1375 e 1749, sul presupposto che, con l’impugnata sentenza, la Corte di appello aveva ritenuto equiparabile il concetto della buona fede alla giusta causa di cui all’art. 1751 c.c., la cui insussistenza era stata addebitata alla società Assicura 2005.

3. Con la terza doglianza il ricorrente ha prospettato – con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 2 (rectius: 3) e 5, – la violazione o falsa applicazione dell’art. 1453 c.c., con riguardo alla parte in cui, con l’impugnata sentenza, era stata riconosciuta l’infondatezza della sua richiesta di restituzione parziale dei contributi erogati dall’Axa Assicurazioni in quanto le pattuizioni intervenute tra le parti prevedevano che al mancato raggiungimento degli obiettivi conseguisse la restituzione dell’intera somma, senza possibilità di scomputare la stessa in relazione alla parte di obiettivo che comunque era stato raggiunto.

4. Con il quarto motivo il ricorrente ha denunciato – richiamando l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – l’omesso esame circa un fatto decisivo che era stato discusso tra le parti, riconducibile al mancato esame del documento n. (OMISSIS) della parte Axa Assicurazioni e qualificato dalla Corte di appello come atto di recesso “ad nutum”, oltre alla violazione e falsa applicazione dell’art. 1751 c.c..

5. Con il quinto ed ultimo mezzo il ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la contraddittorietà della motivazione e la violazione o falsa applicazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. per non aver la Corte di appello correttamente valutato la domanda di esso appellante, esaminato ed interpretato gli atti processuali, le istanze e le deduzioni delle parti, laddove riferiva che la doglianza relativa alla mancata esecuzione della procedura prevista dall’art. 2-bis degli accordi economici collettivi degli agenti assicurativi rappresentava domanda nuova.

6. Rileva il collegio che i primi due motivi – esaminabili congiuntamente siccome connessi – sono infondati e devono, perciò, essere rigettati.

Infatti, la Corte di appello di Milano, con valutazione di merito adeguatamente motivata (e, quindi, incensurabile nella presente sede di legittimità), ha ritenuto, nell’impugnata sentenza, che – sulla scorta dello svolgimento della vicenda fattuale il comportamento della società committente non era stato, in effetti, improntato ad un abuso del diritto, essendosi avvalsa di strumenti giuridici adeguati e conseguenti alla previsioni contrattuali relative al raggiungimento degli obiettivi secondo un programma che avrebbe condotto – ove raggiunto – al riconoscimento di extraprovvigioni, senza comportare alcuna sacrificio sproporzionato ed eccessivo a carico della società agente, indipendentemente dalle eventuali responsabilità configurabili a carico di ciascuno dei due soci. Da ciò il giudice di appello confermando del resto la pronuncia di primo grado – ha rilevato la sussistenza dell’ingiustificatezza del recesso operato dalla società mandataria-agente che ha condotto alla risoluzione del rapporto di agenzia, donde la mancata insorgenza del presupposto per il riconoscimento a favore della società Assicura 2005 delle somme concordate a titolo di extraprovvigioni, in relazione al disposto dell’art. 1751 c.c..

Del resto, la stessa Corte di appello ha escluso che la società committente sia incorsa nella violazione dell’obbligo di buona fede attraverso l’evidenziazione di concreti aspetti fattuali, quali l’essersi avvalsa della facoltà, contemplata dall’art. 4 della lettera di nomina di agente, di operare sul medesimo territorio con altri agenti, l’aver assegnato alla società Assicura 2005 l’ulteriore portafoglio clienti dell’agenzia di Vigonza, l’aver concesso alla società agente un ulteriore termine annuale per il raggiungimento del obiettivi del concordato “programma commerciale”, accessivo al contratto di agenzia, e nell’aver legittimamente chiesto la restituzione dei contributi commerciali anticipati, la cui erogazione era proprio finalizzata al perseguimento e alla realizzazione degli obiettivi complessivi pattuiti, una volta venuta a mancare la pluralità dei soci ed appurata la volontà di entrambi di recedere dal mandato generale. Così decidendo, perciò, il giudice di appello ha legittimamente rilevato che la società agente è incorsa nella violazione dell’art. 1749 c.c., dando luogo ad un recesso non riconducibile ad una giusta causa, non riscontrandosi, di contro, una violazione degli artt. 1175 e 1375 c.c. in capo all’Axa Assicurazioni.

Inoltre la Corte territoriale, sempre con valutazione di merito del tutto sufficiente ed univoca e poggiante sull’esame della complessiva vicenda fattuale oltre che sulla considerazione delle reciproche posizioni assunte dalle parti nella dinamica del rapporto contrattuale tra le stesse svoltosi (cfr. Cass. n. 15363/2010 e Cass. n. (19879/2011), ha accertato che la Compagnia assicuratrice controricorrente si era comportata in modo da non conseguire fini diversi da quelli per i quali i poteri di recesso risultavano alla medesima attribuiti in virtù delle previsioni contrattuali, senza la verificazione di alcuna sproporzione tra l’inadempimento della società Assicura 2005 per mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati e la condotta osservata dall’Axa Assicurazioni, anche in considerazione del valore dell’affare.

7. Anche la terza censura è priva di fondamento e deve essere disattesa.

Al riguardo, infatti, occorre porre in risalto che il rapporto tra le parti era disciplinato da regolamento negoziale che subordinava l’acquisizione definitiva dei contributi extraprovvigioni in favore della società Assicura 2005 (e, quindi, anche del ricorrente quale socio della stessa) solo nell’eventualità in cui fosse stato raggiunto il concordato risultato commerciale in base al più volte specificato programma, risultato incontestatamente non conseguito. Invero, la specifica clausola negoziale stabiliva che restava inteso che ove gli obiettivi non fossero stati realizzati (ovvero non fosse stata conseguita l’acquisizione del portafoglio di Euro 1.500.000,00), l’Axa Assicurazioni avrebbe avuto il diritto di agire per il recupero degli importi erogati a titolo di anticipo.

8. Pure la quarta doglianza non coglie nel segno e va respinta.

Bisogna rilevare in proposito che dalla stessa riproduzione della fotocopia della comunicazione del (OMISSIS) contenuta in ricorso (a pag. 28) emerge che la società Assicura 2005, nella figura dei due soci T. e Z., quali legali rappresentanti della stessa “recedevano” dall’incarico agenziale a far data dal 26 gennaio 2009 “nel rispetto dell’accordo nazionale agenti” ed è evidente che tale comunicazione importasse una volontà di recesso “ad nutum” dal rapporto di agenzia, così come dalla stessa non emerge – come sarebbe stato necessario (ove si fosse voluta prevedere l’esercitabilità di una siffatta facoltà) – alcuna specifica manifestazione di volontà dei due soci di ricorrere all’ipotesi prevista dall’art. 2-bis di tale accordo, né il ricorrente deduce che lo avesse fatto con diversa modalità idonea a determinare l’attivazione della procedura di cui a detto articolo.

9. Infine, anche il quinto ed ultimo motivo va ritenuto infondato, da cui il suo rigetto. E’, infatti, da considerarsi conforme a diritto quanto rilevato dalla Corte di appello, la quale ha correttamente ritenuto che, attraverso il richiamo al procedimento di cui al citato art. 2-bis, il ricorrente, già appellante, aveva inteso introdurre un nuovo tema di indagine nel giudizio di appello, che non era stato dedotto ritualmente già in quello di prime cure e non aveva costituito, quindi, oggetto di contraddittorio tra le parti, senza trascurare quanto già evidenziato in risposta al precedente motivo laddove si è detto che, in ogni caso, ai fini dell’esercizio dell’attività di recesso da parte dello Z., non era stato fatto alcun riferimento all’applicabilità del suddetto art. 2-bis, non emergente nemmeno dalla relativa comunicazione prima ricordata.

10. In definitiva, alla stregua delle complessive argomentazioni svolte, il ricorso deve essere integralmente respinto, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano nei sensi di cui in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dello stesso ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che si liquidano in complessivi Euro 5.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre contributo forfettario, iva e cpa nella misura e sulle voci come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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