Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38810 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. II, 07/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38810

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27026-2019 proposto da:

M.I., rappresentato e difeso dall’avv. MASSIMO GILARDONI, e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché contro

PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 190/2019 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 07/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/09/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

A seguito di ordinanza del 10.1.2018 di questa Corte, che aveva cassato la sentenza della Corte di Appello di Ancona con la quale era stato dichiarato inammissibile il gravame proposto dal M., con atto di citazione, avverso la decisione di prima istanza che aveva rigettato la sua domanda di riconoscimento della protezione, internazionale ed umanitaria, l’odierno ricorrente aveva riassunto l’impugnazione innanzi alla Corte di Appello di Ancona, in funzione di giudice del rinvio.

Con la sentenza impugnata, n. 190/2019, la Corte di Appello di Ancona rigettava il gravame proposto dal M..

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione M.I., affidandosi a tre motivi.

Resiste con controricorso il Ministero dell’Interno.

Il ricorso, originariamente chiamato all’adunanza camerale del 1.4.2021, è stato rinviato a nuovo ruolo per acquisire il fascicolo di ufficio del giudizio di merito.

Eseguito l’incombente, il ricorso è stato nuovamente chiamato all’odierna adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente argomenta sull’ammissibilità del ricorso e sull’applicabilità del termine di impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c.

Il motivo è inammissibile, poiché con esso il ricorrente non propone alcuna censura alla sentenza impugnata. Sul punto, va ribadito il principio secondo cui “La proposizione, mediante ricorso per cassazione, di censure prive di specifica attinenza al “decisum” della sentenza impugnata comporta l’inammissibilità del ricorso, risolvendosi in un “non motivo” (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 15517 del 21/07/2020, Rv. 658556).

Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di Appello avrebbe omesso di ottemperare al dovere di collaborazione istruttoria incombente sul giudice di merito. La Corte territoriale, infatti, avrebbe fondato la propria decisione sulla sola scorta delle informazioni tratte dal sito “(OMISSIS)” che non rappresenterebbe, secondo il ricorrente, una C.O.I. attendibile ed idonea, poiché esso riporta informazioni relative alla sicurezza dei viaggiatori italiani in altri Paesi del globo, e non anche notizie attinenti al fenomeno migratorio.

La censura è fondata.

La Corte di Appello di Ancona ha effettivamente escluso la sussistenza, in (OMISSIS) – Paese di provenienza del ricorrente – di una situazione di conflitto e violenza indiscriminata rilevante ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), sulla sola base delle informazioni tratte dal sito “(OMISSIS)”, senza peraltro neppure indicare a quale anno solare si riferisse la versione della fonte in concreto consultata.

In argomento, va ribadita la non idoneità, ai fini dell’indagine devoluta al giudice di merito circa la condizione del Paese di origine del richiedente la protezione internazionale, delle risultanze del sito “(OMISSIS)”, essendo le medesime destinate all’informazione turistica e rivolte all’utenza di coloro che intendono recarsi nel Paese oggetto di indagine, e quindi non adeguate a descrivere l’effettiva condizione di vita dei cittadini del predetto Paese (Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 16202 del 24/09/2012, Rv. 623728).

Va del pari ribadito il principio, già posto da questa Corte con le ordinanze n. 13449/2019, n. 13450/2019, n. 13451/2019 e n. 13452/2019, la prima delle quali massimata (cfr. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 13449 del 17/05/2019, Rv.653887), secondo cui il giudice di merito, nel fare riferimento alle cd. fonti privilegiate di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, deve indicare la fonte in concreto utilizzata nonché il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità dell’informazione predetta rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (sul punto, cfr. anche Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 11312 del 26.4.2019, non massimata).

Detto principio è stato in seguito ulteriormente specificato, nel senso che “… il giudice di merito è tenuto a indicare l’autorità o l’ente da cui la fonte consultata proviene e la data o l’anno di pubblicazione, in modo da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento previsti dal richiamato art. 8, comma 3 predetto D.Lgs., nonché dell’idoneità delle C.O.I. in concreto consultate a quanto prescritto dalla norma da ultimo richiamata” (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 4557 del 19/02/2021, Rv. 660455; conf. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 6736 del 10/03/2021, Rv. 660735).

Ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 è infatti dovere del giudice verificare, avvalendosi dei poteri officiosi di indagine e di informazione di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente e astrattamente sussumibile in una situazione tipizzata di rischio sia effettivamente sussistente nel Paese nel quale dovrebbe essere disposto il rimpatrio, con accertamento aggiornato al momento della decisione (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 28990 del 12/11/2018, Rv. 651579; Cass. Sez. 6-1 Ordinanza n. 17075 del 28/06/2018, Rv. 649790; Cass. Sez. 6-1 Ordinanza n. 17069 del 28/06/2018, Rv. 649647; Cass. Sez. 6-1 Ordinanza n. 9427 del 17/04/2018, Rv. 648961; Cass. Sez. 6-1, Sentenza n. 14998 del 16/07/2015, Rv. 636559; Cass. Sez. 6-1, Sentenza n. 7333 del 10/04/2015, Rv. 634949; Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 16202 del 24/09/2012, Rv. 623728; Cass. Sez. U, Sentenza n. 27310 del 17/11/2008, Rv. 605498).

Il predetto accertamento va compiuto in base a quanto prescritto dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 e quindi “… alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall’ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, anche con la collaborazione di altre agenzie ed enti di tutela dei diritti umani operanti a livello internazionale, o comunque acquisite dalla Commissione stessa”.

Dunque, fermo il dovere di cooperazione del richiedente consistente nell’allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la normativa in tema di protezione umanitaria “… pone a carco dell’autorità decidente un più incisivo obbligo di informarsi in modo adeguato e pertinente alla richiesta, soprattutto con riferimento alle condizioni generali del Paese d’origine, allorquando le informazioni fornite dal richiedente siano deficitarie o mancanti. In particolare, deve ritenersi necessario l’approfondimento istruttorio officioso allorquando il richiedente descriva una situazione di rischio per la vita o l’incolumità fisica che derivi da sistemi di regole non scritte sub statuali, imposte con la violenza e la sopraffazione verso un genere, un gruppo sociale o religioso o semplicemente verso un soggetto o un gruppo familiare nemico, in presenza di tolleranza, tacita approvazione o incapacità a contenere o fronteggiare il fenomeno da parte delle autorità statuali: ciò proprio al fine di verificare il grado di diffusione ed impunità dei comportamenti violenti descritti e la risposta delle autorità statuali” (Cass. Sez. 6-1, Sentenza n. 7333 del 10/04/2015, Rv. 634949). E’ quindi onere del giudice di merito procedere, nel corso del procedimento finalizzato al riconoscimento della protezione internazionale, a tutti gli accertamenti ufficiosi finalizzati ad acclarare l’effettiva condizione del Paese di origine del richiedente, avendo poi cura di indicare esattamente, nel provvedimento conclusivo, le fonti utilizzate e il loro grado di aggiornamento.

L’accoglimento del secondo motivo implica l’assorbimento del terzo, con il quale il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché la Corte di merito avrebbe erroneamente denegato anche il riconoscimento della protezione umanitaria.

In definitiva, va dichiarato inammissibile il primo motivo, accolto il secondo e dichiarato assorbito il terzo. La sentenza impugnata va di conseguenza cassata, in relazione alla censura accolta, e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Ancona, in differente composizione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo e dichiara assorbito il terzo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Ancona, in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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