Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3881 del 16/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3881 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: FEDELE ILEANA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da
Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in persona del
Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura
Generale dello Stato, presso i cui uffici, siti in Roma, Via dei
Portoghesi, 12, è domiciliato

ricorrente

contro
Tretjak Pierina, rappresentata e difesa dagli avv.ti Sergio Vacirca e
Giovanni Ventura, elettivamente domiciliata presso lo studio del
primo, sito in Roma, via Flaminia n. 195

con troricorrente

avverso
la sentenza n. 59/2016 della Corte d’Appello di Trieste depositata il
18 aprile 2016.

Data pubblicazione: 16/02/2018

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata dell’Il gennaio 2018 dal Consigliere Ileana Fedele.
Rilevato che:
la Corte di appello di Trieste, in parziale accoglimento dell’appello
incidentale proposto da Pierina Tretjak, assunta come supplente

con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ed ha
condannato l’amministrazione a risarcire il relativo danno, liquidato
nella misura di sei mensilità della retribuzione globale di fatto,
rigettando l’impugnazione del Ministero relativa al riconoscimento
della progressione stipendiale in virtù dell’anzianità di servizio
complessivamente maturata;
contro tale decisione il Ministero propone ricorso articolato in tre
motivi, cui resiste la Tretjak con controricorso;
è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis
cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
la controricorrente ha depositato memoria.
Ritenuto che:
il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;
la sentenza impugnata ha ritenuto l’illegittimità dei contratti
sottoscritti dalle parti (escludendo le supplenze brevi e saltuarie: dal
3 settembre 2007 al 31 agosto 2008, dal 1 settembre 2008 al 30
giugno 2009, dal 1 settembre 2009 al 31 agosto 2010 e dal 1
settembre 2010 al 30 giugno 2011) sul rilievo che la reiterazione oltre
36 mesi delle supplenze, benché effettuate come “servizio
temporaneo fino al termine della attività didattiche”, imponesse
all’amministrazione di fornire adeguata prova che il lavoratore avesse
coperto posti solo di fatto disponibili ma non vacanti, a fronte della
generica indicazione delle esigenze enunciate nei contratti in
questione; in virtù di tali assunti, il danno riconosciuto è stato

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scolastico, ha dichiarato l’illegittimità dei contratti a termine stipulati

liquidato secondo i parametri di cui all’art. 32 della legge 4 novembre
2010, n. 183; quanto all’appello del Ministero, la Corte ha ritenuto
non giustificata, in virtù del principio di non discriminazione, di cui
all’art. 6 del d.lgs. n. 368 del 2001, la disparità di trattamento fra i
lavoratori a termine e quelli assunti in ruolo;

cod. proc. civ., la violazione e/o falsa applicazione della direttiva
1999/70/CE del 28 giugno 1999 e della clausola 5 dell’accordo quadro
sul lavoro a tempo determinato alla stessa allegato, dell’art. 4 della
legge 3 maggio 1999, n. 124 del 1999 e dell’art. 5, comma 4 bis e
dell’art.10, comma 4 bis, del d.lgs. 368 del 2001, assumendo la piena
compatibilità della disciplina speciale sul reclutamento del personale
scolastico con la normativa europea, con particolare riferimento alle
supplenze conferite su “organico di fatto” e su “organico di diritto”,
giustificate da esigenze contingenti consistenti nella necessità di
assicurare la continuità del servizio a fronte di cicliche variazioni in
aumento o in diminuzione della popolazione scolastica e delle
conseguenti flessibili cadenze nell’espletamento delle procedure
concorsuali;
con il secondo motivo di ricorso il Ministero censura, in relazione
all’art. 360, n. 3 cod. proc. civ., la violazione degli artt. 1223, 1226,
2043, 2056 e 2697 cod. civ., in relazione alla condanna al
risarcimento del danno, per avere la Corte territoriale erroneamente
applicato l’art. 32 della legge n. 183 del 2010 in luogo dei principi
generali in materia di prova e quantificazione del danno;
con il terzo motivo di ricorso il Ministero censura, in relazione all’art.
360, n. 3 cod. proc. civ., la violazione falsa applicazione dell’art. 79
CCNL comparto scuola 2007/2009, assumendo l’insussistenza dei
presupposti per il riconoscimento della progressione stipendiale
prevista dalla contrattazione collettiva per il personale di ruolo;

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con il primo motivo il Ministero censura, in relazione all’art. 360, n. 3

il primo motivo è fondato, con conseguente assorbimento del secondo
motivo;
come già affermato da questa Corte (Cass. 07/11/2016, n. 22556;
Cass. 07/11/2016, n. 22557; Cass. 05/12/2016, n. 24813, alle cui
motivazioni ci si riporta integralmente ai sensi dell’art. 118 disp. att.

reclutamento del personale a termine del settore scolastico,
contenuta nel d.lgs. n. 297 del 1994, non è stata abrogata dal d.lgs.
n. 368 del 2001, essendone stata disposta la salvezza dall’art. 70,
comma 8, del d.lgs. n. 165 del 2001, che ad essa attribuisce un
connotato di specialità. Per effetto della dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell’art. 4 commi 1 e 11 della legge 3.5.1999 n. 124 e
in applicazione della Direttiva 1999/70/CE 1999 è illegittima, a far
tempo dal 10.07.2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati
ai sensi dell’art. 4 commi 1 e 11 della legge 3.5.1999 n. 124, prima
dell’entrata in vigore della legge 13 luglio 2015 n. 107,
rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo,
tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e
disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano
prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano
avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a
trentasei mesi»; inoltre, nelle medesime pronunce, è stato
condivisibilmente ritenuto che «Nelle predette ipotesi di reiterazione
di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze
su “organico di fatto” e per le supplenze temporanee non è in sé
configurabile alcun abuso ai sensi dell’Accordo quadro allegato alla
Direttiva fermo restando il diritto del lavoratore di allegare e provare
il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze,
prospettando non già la sola reiterazione ma le sintomatiche
condizioni concrete della medesima»;

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cod. proc. civ., in quanto del tutto condivise), «La disciplina del

quanto all’elemento temporale qualificante l’abuso nella reiterazione
delle supplenze conferite ai sensi del comma 1 dell’art. 4 della legge
n. 124 del 1999, nelle pronunce citate si assume che «in assenza di
disposizioni di legge che espressamente individuassero il tempo in cui
il rinnovo dei contratti a termine potesse integrare la illegittima ed

parametro il termine triennale previsto per l’indizione delle procedure
concorsuali per i docenti (art. 400 del T.U., come modificato dall’art.
1 legge n. 124 del 1999): esso infatti, trasposto in termini di rinnovi
contrattuali, sarebbe stato idoneo a giustificare fino a tre contratti a
termine, ciascuno di durata annuale ed è, quindi, desumibile in via
interpretativa proprio dal sistema peculiare della scuola, ricevendo
specifica conferma nel fatto che avranno cadenza triennale i futuri
concorsi pubblici, come previsto dal comma 113 dell’art. 1, legge n.
107 del 2015, che ha riformato l’art. 400 del T.U.»;
in applicazione dei predetti principi, nella fattispecie dedotta in
giudizio non è configurabile alcuna abusiva reiterazione dei contratti a
termine in quanto, per come emerge dalla lettura della sentenza
impugnata e del ricorso, trattasi di assunzioni a termine su posti di
organico di diritto, intervenute dopo il 10 luglio 2001, di durata non
superiore a trentasei mesi ovvero di assunzioni sino al termine delle
attività didattiche e quindi riconducibili alla supplenza temporanea su
posti di organico di fatto, in difetto di specifiche deduzioni di
circostanze concrete che consentano di ritenere permanenti e
durature le esigenze di copertura dei posti di fatto disponibili, senza
limitarsi a prospettare la mera reiterazione dei contratti a termine;
è invece infondato il terzo motivo di ricorso, come già affermato da
questa Corte (Cass. 07/11/2016, n. 22558; Cass. 23/11/2016, n.
23868; Cass. 29/12/2016, n. 27387; Cass. 05/01/2017, n. 165, alle
cui motivazioni ci si riporta integralmente ai sensi dell’art. 118 disp.
att. cod. proc. civ., in quanto del tutto condivise): «La clausola 4

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abusiva reiterazione delle assunzioni a termine, deve ritenersi idoneo

dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla
direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la
anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola
assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della
medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo
dai

CCNL

succedutisi

nel

tempo.

Vanno,

conseguentemente, disapplicate le disposizioni dei richiamati CCNL
che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni
caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento
economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato»;
pertanto, respinto il terzo motivo, il ricorso va accolto in riferimento
al primo motivo, assorbito il secondo motivo, e, condivisa la proposta
del relatore, la sentenza impugnata deve essere cassata sul punto;
non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, a norma
dell’art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., la causa deve essere
decisa nel merito con il rigetto dell’originaria domanda, rivolta
all’accertamento dell’illegittima apposizione del termine ai contratti di
assunzione inter partes;
la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle
Corti territoriali e solo di recente affrontata dalla Corte di legittimità,
giustificano la compensazione delle spese dell’intero processo;
P.Q.M.
Rigetta il terzo motivo di ricorso, accoglie il primo motivo, assorbito il
secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto
e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta da Pierina
Tretjak in ordine all’accertamento dell’illegittima apposizione del
termine ai contratti stipulati con il Ministero ricorrente; compensa le
spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio dell’il gennaio 2018

indeterminato

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