Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38804 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. II, 07/12/2021, (ud. 26/05/2021, dep. 07/12/2021), n.38804

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19707-2016 proposto da:

F.LLI G. S.N.C. DI A.G. E C., elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA CERESIO 24, presso lo studio dell’avvocato CARLO

ACQUAVIVA, rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO CONFALONIERI,

giusta procura in atti;

– ricorrente –

contro

UNICREDIT LEASING S.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

EMANUELE GIANTURCO 6, presso lo studio dell’avvocato GIANCARLO

CATAVELLO, che lo rappresenta e difende giusta procura in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2152/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI;

lette le conclusioni del P.M..

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. il giudizio trae origine dal ricorso ex art. 702 bis c.p.c., proposto dall’Unicredit Leasing s.p.a. (già Locat s.p.a) innanzi al Tribunale di Milano, Sezione Distaccata di Desio con il quale la società attrice chiese accertarsi e dichiararsi, di essere proprietaria di un macchinario, oggetto di un contratto di leasing stipulato con la Tekplast s.r.l. in data 31.3.2008. Espose che la società fornitrice era la MCA s.r.l., alla quale il bene era pervenuto in forza di un contratto di vendita concluso dalla CSM s.r.l., che, a sua volta, lo aveva acquistato dalla F.lli G., la quale si era riservata la proprietà. L’attrice espose che, con missiva del 15.5.2009, la Tekplast aveva comunicato alla Locat s.r.l. che il bene era stato oggetto di una procedura esecutiva di rilascio avviato dalla F.lli G. & c., la quale aveva ottenuto ottiene decreto ingiuntivo nei confronti della CSM s.r.l. per il mancato pagamento delle rate.

1.1. L’Unicredit Leasing s.p.a. chiese quindi, non solo l’accertamento del suo diritto di proprietà ma anche il rilascio del macchinario.

1.2. Si costituì la F.lli G. snc per resistere alla domanda e chiese la chiamata in causa della MCA s.r.l. e della CSM s.r.l., che rimasero contumaci.

1.3. La F.lli G. s.n.c. contestò che fosse applicabile l’art. 1153 c.c., invocato dalla società attrice, dal momento che il macchinario non era stato consegnato all’Unicredit s.p.a ma era sempre rimasto nella disponibilità della CSM s.r.l. tanto che venne forzosamente prelevato presso la sede di detta società, che aveva la stessa sede sociale della Tekplast s.r.l. La convenuta dedusse anche la mancanza del requisito della buona fede in capo all’Unicredit s.p.a., che aveva agito in rappresentanza della Tekplast s.r.l., la quale aveva perpetrato una truffa in danno della F.lli G. s.r.l. in quanto sia la CMA s.r.l. che la CSM s.r.l. facevano parte dello stesso gruppo della Tekplast s.r.l.

1.4. il Tribunale di Monza accolse la domanda dell’Unicredit Leasing ed ordinò alla F.lli G. snc di restituire il macchinario; condannò le terze chiamate a tenere indenne la f.lli G. snc. dalle conseguenze della pronuncia ed a corrispondere in suo favore la somma di Euro 27.100,00 oltre interessi.

1.5. Propose appello la F.lli G. snc, deducendo l’erronea applicazione dell’art. 1153 c.c., non sussistendo i presupposti richiesti dalla norma, ovvero il possesso, la buona fede ed titolo idoneo.

1.6. Sostenne l’appellante che né la ditta utilizzatrice, la Tekplast s.r.l., né la Unicredit Leasing avevano avuto il possesso del macchinario, che non sarebbe mai uscito dalla disponibilità della CSM s.r.l; il bene era stato pignorato, su iniziativa della F.lli G. s.n.c, presso la sede della CSM s.r.l. e, dal contratto di leasing risultava che la Tekplast s.r.l era stata una mera custode; mancava, quindi, il possesso corpore ed animo, per assenza della effettiva consegna. La necessità della sussistenza della disponibilità di fatto del bene, ovvero di un possesso reale per l’operatività dell’art. 1153 c.c. era stata espressamente affermata da Cass. 11719/2002, che la F.lli G. snc richiamava a sostegno della propria tesi difensiva.

1.7. Instauratosi il contraddittorio con la costituzione dell’Unicredit s.p.a, nella contumacia della CMA s.r.l e della CSM s.r.l., la Corte d’appello di Milano, con sentenza del 30.5.2006, rigettò l’appello.

1.8. La corte distrettuale, nell’esaminare i requisiti richiesti per la validità dell’acquisto a non domino, ribadì che il possesso doveva essere verificato in relazione al soggetto che aveva acquistato a non domino e, nella specie, con riferimento all’Unicredit Leasing s.p.a.

1.9. In primo luogo, per la configurabilità del possesso era necessaria non la disponibilità materiale ma la disponibilità giuridica, che sussisteva in capo all’UNICREDIT s.p.a. Parimenti, il requisito della buona fede andava valutato con riferimento all’UNICREDIT e non invece con riferimento alla Tekplast s.r.l., che non era rappresentante della concedente ma mera adiectus solutionis causa dell’acquirente. Secondo la corte di merito, l’Unicredit s.p.a. aveva ignorato, senza sua colpa, che la MCA s.r.l. non fosse l’effettiva proprietaria del macchinario che le era stato alienato. Ai fini dell’indagine sulla buona fede dell’UNICREDIT Leasing s.p.a, la Corte distrettuale osservò che non meritavano accoglimento i rilievi dell’appellante circa l’assenza di una perizia estimativa per verificare l’effettivo valore del bene, considerando che il macchinario non aveva un prezzo di listino e che la MCA s.r.l. non era la ditta produttrice ma la fornitrice del bene, come indicato nel contratto di leasing.

2. Per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso la F.lli G. snc di Amedeo G. e C. sulla base di tre motivi.

2.1. Ha resistito con controricorso l’Unicredit Leasing s.p.a.

2.2. Fissata l’adunanza camerale, in data 18.2.2021, il collegio ha rimesso la causa alla pubblica udienza.

2.3. il Sostituto Procuratore Generale, nella persona della Dott.ssa Francesca Ceroni, ha depositato requisitoria scritta ed ha chiesto il rigetto del ricorso.

2.4. Le parti hanno depositato memorie illustrative.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione, ai sensi degli artt. 1147 c.c., 1153 c.c., 2727 c.c., degli artt. 112,113,115,116 c.p.c. oltre al vizio di omessa pronuncia, con conseguente nullità della sentenza, per avere la corte di merito ritenuto che il bene fosse stato consegnato all’utilizzatore mentre invece non vi sarebbe stata la consegna materiale alla Tekplast s.r.l. Secondo la ricorrente, nella fattispecie in esame difetterebbero i presupposti di cui all’art. 1153 c.c., comma 1, per il valido acquisto della relativa proprietà da parte della società di leasing, perché non vi sarebbe stata la consegna del macchinario, che era rimasto presso la sede della CSM s.r.l., né sarebbe idonea, ai fini dell’acquisto in buona fede di un bene mobile la traditio della cosa nella forma del costituto possessorio. Quindi non basterebbe il possesso solo animo ma la disponibilità materiale del bene, che mentre, nella specie, nessuna consegna sarebbe stata effettuata in favore della società utilizzatrice.

Inoltre, considerati i collegamenti emersi tra la società utilizzatrice, la CSM s.r.l. e la CMA s.r.l., sussisterebbero evidenti elementi per ritenere che le tre società fossero consapevoli che il bene acquistato dalla società di leasing non apparteneva alla ditta fornitrice.

Mancherebbe quindi il titolo idoneo al trasferimento della proprietà in quanto la società di leasing avrebbe omesso i necessari accertamenti sulla proprietà del bene – in quanto il macchinario non era nuovo ma usato -, non aveva disposto una perizia per l’accertamento sulla congruità del prezzo, della regolarità della documentazione, con particolare riferimento al certificato CE ed al manuale di istruzioni, come nella prassi relative al contratto di leasing.

Detti elementi sarebbero, altresì, rilevanti per escludere la buona fede della società di leasing, in virtù del potere di rappresentanza della Tekplast s.r.l. Non solo sarebbe errata la qualificazione della società utilizzatrice quale adiectus solutionis causa ma il comportamento della società di leasing sarebbe stato contrario ai doveri di diligenza incombenti su un operatore economico qualificato, con ciò ravvisandosi, a suo carico una presunzione di colpa, con riguardo al prezzo ed alle condizioni del bene.

2. Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1153 c.c., 1154 c.c., 1418 c.c. nonché degli artt. 112, 113, 115,116 c.p.c., per non avere la corte di merito dichiarato la nullità del contratto di vendita e di locazione per violazione di norme imperative, atteso che la condotta delle società coinvolte integrerebbe gli estremi del reato di truffa, falso ed appropriazione indebita. In punto di fatto, la ricorrente rilevava come, dagli atti di causa, sarebbero emersi stretti legami tra i soci ed i legali rappresentanti delle tre società, la Tekplast, società utilizzatrice del macchinario, la MCA s.r.l., società fornitrice e la CSM s.r.l., che aveva venduto il bene alla MCA s.r.l. nonostante il ricorrente si fosse riservata la proprietà. La corte di merito non avrebbe, inoltre considerato una serie di elementi che proverebbero l’attività truffaldina dei soggetti coinvolti dell’operazione di leasing, ovvero la circostanza che il macchinario non fosse nuovo, che il prezzo fosse par al doppio rispetto all’effettivo valore, sì da potersi ipotizzare, da parte della società di leasing, la commissione del reato di acquisto di un bene di sospetta provenienza, ai sensi dell’art. 712 c.c.

3.Con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1147 c.c., 1391, 1387 e 1188 c.c. nonché degli artt. 112, 113, 115,116 c.p.c., per avere la corte di merito ritenuto che l’utilizzatore fosse un adiectus solutionis causa della società di leasing e non un suo rappresentante, come previsto dal contratto di leasing, soprattutto con riguardo alle norme sulla consegna ed il collaudo, effettuati anche nell’interesse del concedente.

4. Con il quarto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1156 c.c, dell’art. 816 c.c. per non avere la corte di merito ritenuto che il macchinario costituisse una universalità di beni come invece si evincerebbe dall’elenco dei beni che componevano il centro di lavoro. Nell’ambito dello stesso motivo, viene inoltre dedotta la violazione degli artt. 112,113,115 e 116 c.p.c., con conseguente nullità della sentenza, per non avere la corte di merito ammesso la CTU volta a determinare il valore del bene ed accertare la sua modalità costruttiva e funzionale.

5. Con il quinto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1453 c.c., comma 2, dell’art. 2041c.c. degli artt. 112,113,115 e 116 c.p.c., con conseguente nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione all’art. 112 c.p.c., 1453 c.c. e dell’art. 2041, comma 1, artt. 113,115,116 c.p.c., per non avere la corte di merito pronunciato sull’eccezione con la quale era stata dedotta la risoluzione di diritto del contratto nell’ipotesi di perdita del bene con la conseguenza che la società di leasing non avrebbe potuto ottenere il bene ed il pagamento del prezzo dall’utilizzatore. La corte avrebbe, inoltre, omesso di pronunciarsi sulla richiesta di esibizione, ex art. 210 c.p.c., di tutta la documentazione relativa alla polizza assicurativa e di tutta la documentazione relativa al contratto di leasing da parte la Tekplast s.r.l. e/o della società di leasing.

5.1. I motivi, che per la loro connessione, vanno trattati congiuntamente, sono infondati.

5.2. E’ opportuno premettere brevi cenni sull’inquadramento giuridico del leasing finanziario prima di affrontare i profili di diritto relativi all’applicabilità dell’art. 1153 c.c.

5.3. Anche dopo l’entrata in vigore della L. n. 124 del 2007, che ha tipizzato il contratto di leasing, esso è rimasto sostanzialmente un contratto articolato in distinte forme e strutture dalla pratica commerciale, unificate dall’operazione di finanziamento volta a consentire ad un soggetto (il c.d. utilizzatore o lesee) il godimento di un bene (transitorio o finalizzato al definitivo acquisto del bene stesso) grazie all’apporto economico di un soggetto abilitato al credito (il c.d. concedente o lessor) il quale, con proprie risorse finanziarie, consente all’utilizzatore di soddisfare un interesse che, altrimenti, non avrebbe avuto la possibilità o l’utilità di realizzare, attraverso il pagamento di un canone che si compone, in parte, del costo del bene e, in parte, degli interessi dovuti al finanziatore per l’anticipazione del capitale (così Cass., S.U., 5 ottobre 2015, n. 19785).

4.4. La disciplina recata dalla L. n. 124 del 2007 non ha, però, carattere retroattivo, non avendo in tal senso disposto lo stesso legislatore, né proponendosi la novella di operare una interpretazione autentica di un assetto legale precedente, in quanto essa interviene, in modo innovativo, a colmare una lacuna ordinamentale circa la disciplina del contratto di locazione finanziaria (Cassazione civile sez. un., 28/01/2021, n. 2061).

4.5. L’operazione di leasing finanziario si attua su due rapporti negoziali tra loro funzionalmente collegati: il contratto di compravendita tra concedente e fornitore del bene ed il contratto di “leasing” tra concedente ed utilizzatore.

4.6. In tale situazione, il fornitore non assume alcun impegno diretto nei confronti od in favore dell’utilizzatore, che rimane estraneo al contratto di vendita ed indicato dalla società di leasing quale semplice destinatario della consegna. Come ha avuto modo di precisare questa Corte, (v. fra le altre Cass. 23.5.2012, n. 8101) non sussiste un unico vincolo contrattuale di natura trilaterale, bensì due negozi tra loro funzionalmente collegati: da un lato, infatti, vi è il contratto di compravendita fra fornitore e concedente, e dall’altro il contratto locativo vero e proprio fra quest’ultimo e l’utilizzatore finale, nei cui confronti il fornitore non assume alcun impegno diretto, configurandosi così l’acquisto del bene non soltanto come un atto giuridico strumentale alla successiva concessione in godimento, ma anche come l’evento che logicamente deve precedere l’attribuzione all’utilizzatore della detenzione del bene stesso.

4.7. La consegna del bene all’utilizzatore, pertanto, costituisce, nello stesso tempo, per un verso l’adempimento dell’obbligazione del fornitore nei confronti dell’acquirente di consegna della cosa venduta (art. 1576 c.c., n. 1,) e, per altro verso, l’esecuzione, da parte dello stesso fornitore, di un incarico di mandato commessogli dallo stesso acquirente nell’interesse dell’utilizzatore, creditore del concedente in base al contratto di leasing.

4.8. Ora, è noto che per l’operatività del meccanismo descritto dall’art. 1153 c.c., comma 1, per l’acquisto del bene secondo la regola “possesso vale titolo” è necessaria la consegna reale del bene da parte dall’alienante; ciò non significa, tuttavia, che sia necessario anche un contatto fisico e diretto dell’acquirente con il bene, rilevando unicamente che l’acquirente, ad esclusione di altri, sia posto in grado di esercitare sul bene i poteri di controllo e vigilanza che costituiscono il contenuto proprio del possesso uti dominus trasmessogli dal dante causa a titolo particolare.

4.9. La risalente giurisprudenza di questa Corte (Cass. 17 marzo 1950, n. 720) – a conferma della opinione del tutto prevalente in dottrina, che fa derivare l’acquisto della proprietà non tanto dal possesso, quanto dalla consegna della cosa da parte del “non dominus”, rafforzativa nell’acquirente del convincimento che l’alienante ne abbia la piena disponibilità ritiene inidonea la traditio della cosa nella forma del costituto possessorio, nel quale l’alienante diviene detentore del bene per conto dell’acquirente, ritenendo necessaria la traditio brevi manu.

4.10. Il requisito della consegna reale, tuttavia, se deve provenire dall’alienante, non comporta anche la necessità del contatto fisico e diretto dell’acquirente con la cosa mobile, poiché ciò che viene in rilievo è il fatto che l’acquirente, ad esclusione di altri, sia posto in grado di esercitare sul bene i poteri di controllo e vigilanza, che costituiscono il contenuto proprio del possesso uti dominus trasmessogli dal suo dante causa a titolo particolare (Cass. 11719/2002).

4.11. E’ sufficiente, perciò, che la traditio effettiva spieghi i suoi effetti traslativi nella sfera giuridica dell’acquirente, per cui la consegna – come la dottrina assolutamente prevalente pone in evidenza – ben può essere effettuata ad un rappresentante, ad un incaricato ovvero ad un adiectus solutionis causa del compratore.

4.12. Nel caso particolare del contratto di leasing finanziario, la consegna del bene, che il fornitore effettua, in adempimento dell’obbligazione assunta direttamente con il concedente, all’utilizzatore, deve intendersi eseguita ad un adiectus solutionis causa dell’acquirente della cosa e non ad un suo rappresentante, per cui, trattandosi di bene mobile acquistato dalla società di leasing allo scopo di cederlo in godimento al terzo utilizzatore, qualora si tratti di dedotta fattispecie acquisitiva ex art. 1153 c.c., lo stato di buona fede al momento della consegna deve essere valutato con riferimento al soggetto acquirente concedente in leasing.

4.13. Secondo le Sezioni Unite, l’utilizzatore è adiectus solutionis causa (art. 1188 c.c.) rispetto al contratto di vendita, difettando l’attribuzione convenzionale di un espresso potere di rappresentanza convenzionale del “lessor” compratore, che l’utilizzatore possa far valore nei confronti del fornitore (Cass., S.U., 5 ottobre 2015, n. 19785).

4.14. Sul punto l’impugnata sentenza ha chiarito che la esistenza di un potere rappresentativo nella stipulazione del contratto presupponeva il conferimento di procura per la spendita del nome del rappresentato da parte del rappresentante e che nelle condizioni generali non si rinveniva alcun mandato in tal senso rilasciato dalla società di leasing al destinatario della consegna.

4.15. Il ricorrente si limita a censurare non già l’interpretazione del contratto, attraverso la violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale, ma il risultato dell’interpretazione da parte del giudice di merito (Sez. 1, Sentenza n. 10131 del 02/05/2006; conf. Sez. 3, Sentenza n. 24539 del 20/11/2009 e Sez. 1, Sentenza n. 6125 del 17/03/2014), senza nemmeno riportare il testo contrattuale, in violazione del dovere di specificità.

4.16. La Corte di merito ha accertato che la Tekplast non era rappresentante della società di leasing dal momento che nel contratto di locazione finanziaria non sussisteva alcun mandato in tal senso rilasciato dalla società di leasing all’utilizzatore, né tale potere poteva evincersi dalla consegna del bene in suo favore e dal collaudo da essa eseguito.

4.17. Poiché l’utilizzatore riveste la qualifica di adiectus solutionis causa dell’acquirente – concedente, lo stato di buona fede al momento della consegna è stato correttamente valutato con riferimento al concedente e non all’utilizzatore.

4.18. Corretta è stata altresì l’applicazione dei principi di diritto affermati da questa Corte in ordine al possesso dell’Unicredit s.p.a. sulla base del principio del “possesso vale titolo”.

4.19. Nel regolare il conflitto tra la F.lli G. snc, che aveva ceduto il bene con riserva di proprietà alla CSM s.r.l., la quale lo aveva ceduto dalla MCA s.r.l., che aveva concluso il contratto di leasing con la Locat s.p.a. (oggi Unicredit Leasing s.p.a.), la Corte distrettuale ha correttamente ritenuto che la società di leasing avesse un valido titolo di acquisto, in quanto possessore del bene, ai sensi dell’art. 1153 c.c.

4.20. Con l’alienazione del macchinario da parte della F.lli G., era stato trasferito il possesso alla CSM, che, a sua volta lo aveva trasferito alla MCA s.r.l. fino a giungere all’Unicredit s.p.a., in forza di un valido titolo di acquisto.

4.21. Non era necessario, ai fini dell’operatività del meccanismo di acquisto della proprietà di cui all’art. 1153 c.c., comma 1, il requisito della consegna reale, proveniente dall’alienante, non essendo necessaria la necessità di un contatto fisico e diretto dell’acquirente con il bene, rilevando unicamente che quest’ultimo sia posto in grado di esercitare su di esso i poteri di controllo e vigilanza che costituiscono il contenuto proprio del possesso, ed essendo così sufficiente che la “traditio” spieghi effetto nella sua sfera giuridica.

4.21. La corte di merito (pag. 6 della sentenza) ha tenuto ben distinta la situazione del detentore, che ha la disponibilità del bene sulla base di un rapporto obbligatorio nella consapevolezza che appartenga ad altri) da quella del possessore che possieda per il tramite di un terzo. Nel caso di specie, la società di leasing, pur non avendo la disponibilità materiale del bene, a seguito del perfezionamento del contratto di compravendita, aveva acquisito il diritto di disporne in modo pieno ed esclusivo.

4.23. Secondo l’accertamento svolto dal giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità, la prova dell’acquisto del macchinario era costituito da una fattura di vendita, cui aveva fatto seguito il pagamento tramite bonifico bancario dell’importo pattuito a titolo di corrispettivo e la registrazione dell’operazione sul libro Iva Acquisti e nel registro dei beni ammortizzabili e dal verbale di consegna in favore della Tekplast s.r.l. Detti elementi, secondo l’apprezzamento della corte distrettuale, incensurabile in sede di legittimità, costituivano indici rivelatori della buona fede in capo alla società di leasing, in relazione alla quale doveva essere svolta l’indagine sull’elemento soggettivo, e non invece, come sostenuto dal ricorrente, in relazione allo stato soggettivo della società utilizzatrice, la quale rivestiva la veste di adiectus solutionis causa dell’acquirente e non di rappresentante del medesimo.

4.25. Le questioni relative all’eccessività dell’importo pagato ed alla data dell’attestazione di conformità, rilasciata nell’anno antecedente all’acquisto, non escludevano, secondo il giudizio della corte, la sussistenza della buona fede, considerando che il macchinario non aveva un prezzo di listino, che la MCA s.r.l. non aveva dichiarato di essere produttrice del bene ma solo fornitrice e che i beni industriali non sempre vengono venduti entro un anno, ai fini della data della dichiarazione di conformità CE.

4.26. L’eventuale nullità del contratto tra CSM s.r.l. e la MCA s.r.l. non potevano quindi riverberarsi sull’applicazione del principio “possesso vale titolo”, di cui all’art. 1153 c.c., al fine dell’accertamento del diritto di proprietà, ma solo sulla tutela risarcitoria delle società coinvolte nell’operazione in favore della ditta produttrice, che si era riservata la proprietà.

4.27. Infine, non coglie nel segno la censura sull’omessa applicazione del regime dell’universalità dei beni, in quanto, perché si abbia universalità dei beni, occorre una pluralità di cose mobili cui sia impresso un vincolo di destinazione mentre, secondo l’apprezzamento della corte di merito, le componenti del macchinario, se considerate individualmente, non avevano un’autonoma individualità e funzionalità.

5. Il ricorso va pertanto rigettato.

5.1. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di cassazione, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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