Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3880 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2022, (ud. 13/01/2022, dep. 08/02/2022), n.3880

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26902/2019 R.G. proposto da:

Vento di M. srl, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe Zizzo e dall’Avv. Chiara

Sozzi, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Claudio

Lucisano, in Roma, Via Crescenzio, n. 91;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elettivamente

domiciliata in Roma, Via Dei Portoghesi, 12, presso l’Avvocatura

Generale Dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Basilicata n. 64/1/2019, depositata in data 11 febbraio 2019;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 13 gennaio

2022 dal Consigliere Milena Balsamo.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. La società Vento M., proprietaria di un impianto eolico ubicato in provincia di (OMISSIS), proponeva, tramite procedura DOCFA, una nuova rendita catastale ai sensi della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, non computando le torri eoliche in quanto asseritamente non rilevanti fiscalmente.

L’Agenzia delle Entrate procedeva, nell’anno 2016, alla rettifica della rendita proposta accertandone una diversa e maggiore.

La società contribuente impugnava l’avviso di rettifica denunciando l’erroneità e sproporzione del valore attribuito al terreno, l’erronea inclusione della torre eolica nel calcolo della rendita catastale in violazione della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, l’erronea inclusione, nonché la sproporzione, nel calcolo della rendita delle spese tecniche e degli oneri finanziari, e l’erronea e infondata inclusione del “profitto dell’imprenditore”. La Commissione tributaria provinciale di Potenza accoglieva il ricorso ritenendo che la torre eolica non fosse da considerare nella stima della rendita catastale, rigettandolo per il resto.

La Commissione tributaria regionale della Basilicata accoglieva il gravame proposto dall’Agenzia delle entrate, osservando che la torre di sostegno, date le caratteristiche di solidità, stabilità, consistenza volumetrica e ancoraggio al suolo deve essere considerata come una qualunque costruzione e come tale idonea ad incidere sulla stima finalizzata alla determinazione della rendita catastale.

Rigettava invece l’appello proposto dalla società.

Avverso tale decisione la contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidandosi a cinque motivi, illustrati nelle memorie difensive.

L’Agenzia delle entrate si è costituita depositando controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2. Con il primo motivo si deduce la violazione della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la CTR ritenuto che la torre eolica sia da annoverare tra i componenti da valorizzare nella determinazione della rendita catastale dell’impianto eolico.

3. Con il secondo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’inesistenza o nullità della sentenza per inidoneità al raggiungimento dello scopo per difetto dei requisiti di forma-contenuto, in violazione dell’art. 156 c.p.c., comma 2, dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4. Deduce la ricorrente l’inesistenza di una motivazione idonea a consentire di ripercorrere l’iter logico-giuridico che ha portato il giudice di appello alla decisione assunta con il dispositivo di rigetto dell’appello della società contribuente in relazione a specifici punti della domanda, relativi a ulteriori profili di illegittimità della attribuzione della rendita catastale, quali l’attribuzione al terreno di un valore sproporzionato, l’erronea inclusione nel calcolo della rendita catastale, oltre che sproporzione dei relativi importi, delle voci riferibili a “spese tecniche”, “oneri finanziari” e “profitto dell’imprenditore”.

4. Con il terzo motivo si denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la CTR omesso di pronunciarsi in ordine alla questione della sproporzione del valore attribuito dall’Ufficio alla voce “spese tecniche” rispetto a quanto stabilito dall’Agenzia delle entrate con nota n. 50557 del 15 marzo 2017.

6. Con il quarto motivo si denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la CTR omesso di pronunciarsi in ordine alla questione della sproporzione del valore attribuito dall’Ufficio alla voce “oneri finanziari”.

7.Con il quinto motivo si denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la CTR omesso di pronunciarsi in ordine alla erronea inclusione, nel calcolo per la determinazione della rendita catastale, nonché la sproporzione del relativo importo della voce “profitto dell’imprenditore”.

8. Preliminarmente deve essere esaminato il secondo motivo di ricorso in quanto avente carattere pregiudiziale.

Esso è infondato.

La CTR, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente, ha esplicitato l’iter logico-giuridico seguito per addivenire alla decisione impugnata laddove ha dato conto del fatto che “nella relazione di stima risultano essere stati riportati gli elementi che determinano il valore con riferimento al costo di costruzione (non assoggettato a deprezzamento trattandosi di costruzione successiva agli anni 1988-1989) in modo tale che il costo dell’immobile, come indicato nella relazione di stima, risulta essere stato dato dalla somma del valore del lotto, del costo di realizzazione a nuovo delle strutture, del costo, sempre a nuovo, degli impianti fissi, delle spese tecniche (progettazione, direzione lavori e di calcolo) degli oneri di concessione e di urbanizzazione e degli oneri finanziari”. Ha inoltre aggiunto che tali elementi “sommati tra loro, così come indicato dalla circolare dell’Agenzia del territorio (30 novembre 2012, n. 6)” erano stati presi in considerazione ed applicati ai fini della determinazione del valore ed applicati nell’accertamento.

Ha infine precisato che “l’Ufficio ha determinato il valore del lotto considerando il valore del diritto di superficie prendendo in esame atti pubblici identificati nella relazione di stima, che per la loro natura pubblica non dovevano essere allegati e del costo di realizzazione a nuovo calcolato avvalendosi dei progetti depositati presso la Regione per impianti di diversa potenza, nonché del prezziario della Regione Basilicata tutti atti a conoscenza della contribuente”.

La motivazione della sentenza impugnata, pertanto, non solo esiste graficamente, ma consente di ricostruire il percorso seguito dal giudice d’appello nella valutazione degli elementi considerati ai fini della decisione, nonché delle fonti del suo convincimento.

D’altra parte, “Il giudice non è tenuto ad occuparsi espressamente e singolarmente di ogni allegazione, prospettazione ed argomentazione delle parti, risultando necessario e sufficiente, in base all’art. 132 c.p.c., n. 4, che esponga, in maniera concisa, gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della sua decisione, e dovendo ritenersi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con l’iter” argomentativo seguito. Ne consegue che il vizio di omessa pronuncia configurabile allorché risulti completamente omesso il provvedimento del giudice indispensabile per la soluzione del caso concreto – non ricorre nel caso in cui, seppure manchi una specifica argomentazione, la decisione adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte ne comporti il rigetto” (Cass., Sez. 2, n. 12652 del 25/06/2020, Rv. 658279 – 01).

9.1 motivi terzo, quarto e quinto devono essere esaminati in via preliminare, rivestendo anch’essi carattere pregiudiziale, nonché congiuntamente in quanto concernenti analoga questione.

10. Essi sono infondati.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte “non ricorre il vizio di omessa pronuncia di una sentenza di appello quando, pur non essendovi un’espressa statuizione da parte del giudice in ordine ad un motivo di impugnazione, tuttavia la decisione adottata comporti necessariamente la reiezione di tale motivo, dovendosi ritenere che tale vizio sussista solo nel caso in cui sia stata completamente omessa una decisione su di un punto che si palesi indispensabile per la soluzione del caso concreto” (Cass., Sez. 6 – 1, n. 15255 del 04/06/2019, Rv. 654304 – 01).

Inoltre, “poiché il vizio di omessa pronuncia si concreta nel difetto del momento decisorio, per integrare detto vizio occorre che sia stato completamente omesso il provvedimento indispensabile per la soluzione del caso concreto, ciò che si verifica quando il giudice non decide su alcuni capi della domanda, che siano autonomamente apprezzabili, o sulle eccezioni proposte, ovvero quando pronuncia solo nei confronti di alcune parti. Per contro, il mancato o insufficiente esame delle argomentazioni delle parti integra un vizio di natura diversa, relativo all’attività svolta dal giudice per supportare l’adozione del provvedimento, senza che possa ritenersi mancante il momento decisorio” (Sez. 6 – L, n. 5730 del 03/03/2020, Rv. 657560 – 01).

Nella specie, è fuori dubbio che la CTR, pur non essendosi esplicitamente pronunciata sulla dedotta sproporzione del valore attribuito alle spese tecniche, agli oneri finanziari e al profitto dell’imprenditore, ha fatto tuttavia adottato una decisione che implicava necessariamente il rigetto di tali censure rilevando come l’Ufficio avesse fatto espresso riferimento, nella propria valutazione, ai criteri indicati nella normativa in materia di catasto, nonché alla circolare dell’Agenzia del territorio.

In ogni caso la genericità della contestazione riferita ad una “presunta sproporzione” tra il valore attribuito e quello che l’Ufficio aveva ritenuto congruo con avviso del 2009 non consente neppure di individuare il fulcro della critica, in mancanza di allegazioni relative ai valori attributi in epoca precedente ovvero con riferimento alla sussistenza di elementi escludenti gli oneri finanziari ovvero il profitto dell’imprenditore.

11. Il primo motivo di ricorso è fondato.

Nell’ambito della disciplina catastale, in passato si è posto il problema della rilevabilità, ai fini della rendita catastale, delle pale eoliche, dei pannelli fotovoltaici e delle turbine, in quanto manufatti che, pur rimanendo elementi oggettivamente distinti dall’immobile “centrale elettrica”, in ragione della funzione svolta, presentano una potenziale mobilità, in quanto incorporate e solo imbullonate nella struttura muraria e quindi, separabili nei singoli componenti. Tale problema era stato risolto dal legislatore con l’emanazione di una norma di interpretazione autentica (D.L. 31 marzo 2005, n. 44, art. 1-quinquies), che ha superato anche il vaglio di legittimità costituzionale, includendo nel computo della rendita catastale, le “costruzioni stabili” connesse al suolo, anche in via transitoria, attraverso qualsiasi mezzo di unione, al fine di realizzare un unico bene complesso, ivi compresi gli elementi mobili necessari alle esigenze dell’attività industriale.

Ne è seguito un costante indirizzo giurisprudenziale, formatosi nelle controversie assoggettate al regime previgente all’introduzione della L. di stabilità n. 208 del 2015, secondo il quale “I parchi eolici, in quanto costituiscono centrali elettriche, rispetto alle quali il sistema normativo non offre indicazioni che ne giustifichino un trattamento differenziato, sono accatastati nella categoria “D/1-Opificio” e le pale eoliche debbono essere computate ai fini della determinazione della rendita, come lo sono le turbine di una centrale idroelettrica, poiché anch’esse costituiscono una componente strutturale ed essenziale della centrale stessa, sicché questa senza quelle non potrebbe più essere qualificata tale, restando diminuita nella sua funzione complessiva ed unitaria ed incompleta nella sua struttura” (ex plurimis, Cass. n. 4028/2012, n. 24815/2014, n. 32861/2019).

E’ stata, quindi, ritenuta corretta la classificazione D/1, così come la prassi dell’Ufficio di individuare l’oggetto della stima finalizzata all’attribuzione di rendita nell’insieme dei beni costituenti l’aerogeneratore, comprensivo non soltanto delle componenti prettamente immobiliari o infisse al suolo, ma anche di quelle componenti (navicella, rotore, pale, cabina elettrica, spazi di manovra e servizio ecc.) di per sé fisicamente amovibili ma non separabili senza pregiudizio alla funzione precipua di generazione energetica.

Tale interpretazione ha trovato conferma nella L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 244 (L. di stabilità per l’anno 2015), che risolveva la questione degli impianti funzionali al processo produttivo con il richiamo alle “istruzioni di cui alla circolare dell’Agenzia del territorio 30 novembre 2012, n. 6, concernente la “Determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare: profili tecnico-estimativi””.

Il quadro normativo e giurisprudenziale, è tuttavia mutato per effetto della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21 (L. di stabilità 2016), secondo il quale “A decorrere dal 1 gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento. Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.

La norma, applicabile ratione temporis alla presente controversia, innovando i criteri di determinazione della stima dei fabbricati speciali, confermati dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità, esclude dalla stima diretta i macchinari, i congegni, le attrezzature e gli altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo (cd. “imbullonati”).

In particolare, attraverso una tecnica legislativa “per esclusione”, il legislatore del 2015 nella prima parte della disposizione normativa descrive le caratteristiche di bene immobile o parte integrante di esso (suolo, costruzioni ed altri elementi ad essi strutturalmente connessi), che ne accresce l’utilità ed il valore per poi escludere, nella seconda parte, da tale bene tutte quelle componenti che sono funzionali al processo produttivo (macchinari, congegni, attrezzature, impianti), meglio noti con la denominazione di “imbullonati”.

La scelta legislativa è quindi quella di sottrarre dal carico impositivo del tributo locale il valore delle componenti impiantistiche secondo un criterio distintivo che privilegia la destinazione ad attività produttive dei settori della siderurgia, manifattura, energia, indipendentemente dalla natura strutturale e dalla rilevanza dimensionale del manufatto che fosse o meno infisso al suolo.

Con circolare 13 giugno 2016, n. 27/E, l’ente finanziario ha precisato che “Quanto alle strutture di sostegno degli aerogeneratori delle centrali eoliche, più che di semplici pali, trattasi di vere e proprie torri, spesso accessibili al loro interno e talvolta dotate di strutture di collegamento verticale. Le caratteristiche tipologico-costruttive di tali strutture, nelle quali è possibile riconoscere i caratteri della solidità, della stabilità, della consistenza volumetrica, nonché della immobilizzazione al suolo, così come indicato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate 10 febbraio 2016, n. 2/E, portano ad annoverare le stesse tra le “costruzioni” e, come tali, quindi, da includere nella stima diretta finalizzata alla determinazione della rendita catastale della centrale eolica. Pertanto, ai sensi della L. di Stabilità 2016, art. 1, comma 21, a decorrere dal 10 gennaio 2016 per le unità immobiliari in argomento vanno considerate, tra le componenti immobiliari oggetto di stima catastale, il suolo, le torri con le relative fondazioni, gli eventuali locali tecnici che ospitano i sistemi di controllo e trasformazione e le sistemazioni varie, quali recinzioni, viabilità, ecc., posti all’interno del perimetro dell’unità immobiliare”.

L’interpretazione della normativa operata dall’Amministrazione finanziaria, basata sulle sole caratteristiche strutturali del cespite, non è condivisa dal Collegio.

A giudizio di questa Corte, la nozione che emerge dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, di macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali e strutturali allo specifico processo produttivo e sottratti al regime fiscale, prescinde dal fatto che i manufatti siano o meno infissi stabilmente al suolo, essendo invece essenziale il loro impiego nel processo produttivo. E’ irrilevante la consistenza fisica della costruzione, in quanto ciò a cui il legislatore del 2015 ha dato rilevanza è il rapporto di strumentalità rispetto al processo produttivo. Tale conclusione è conforme alla ratio sottesa alla disciplina introdotta dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, che sancisce l’irrilevanza catastale di tutta la componente impiantistica che, in quanto tale, risulta inidonea ad apportare al fabbricato a cui accede – al di fuori dello specifico processo produttivo ivi svolto – un’effettiva (residua) utilità produttiva/reddituale. E’, quindi, ben possibile che un elemento strutturalmente connesso al suolo o alla costruzione che ne accresce la qualità o l’utilità debba essere espunto dalla valutazione catastale in ragione della sua specifica funzionalità rispetto al processo produttivo.

Ai fini della determinazione della rendita si deve tenere conto di quegli elementi impiantistici che sono strutturalmente connessi alla costruzione, non invece di tutte quelle dotazioni (impianti, macchinari, attrezzature, ecc.) che sono funzionali al processo produttivo, ancorché esse risultino in qualche modo integrate o strutturalmente connesse al fabbricato; venendo, ai fini della stima diretta, in considerazione solo quelle dotazioni che caratterizzano il fabbricato e non il processo produttivo che nello stesso viene svolto, sancendo la normativa vigente l’esclusione dei macchinari, dei congegni, delle attrezzature e degli altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, dal computo del valore dell’immobile.

Il Collegio intende dare continuità all’indirizzo giurisprudenziale che si è formato al riguardo, con riferimento specifico alla torre di sostegno (ex plurimis Cass. n. 38770, n. 37428, n. 37427, n. 34973, n. 7115, n. 6728 del 2021; n. 20726, n. 20727, n. 20728, n. 21460, n. 21461, n. 21462, n. 21286, n. 21287, n. 21288, n. 27028, n. 27029, n. 26173, n. 26172,n. 25406, n. 25405, n. 23230, n. 22355, n. 23230, n. 22355, n. 25406, n. 25405, n. 23230, n. 22355, n. 22354, n. 22353, n. 22352, n. 21781, n. 21782 del 2020), ritenendo che il legislatore abbia sottratto dal carico impositivo il valore di tutte quelle “componenti impiantistiche secondo un criterio distintivo che privilegia la destinazione ad attività produttive (…) indipendentemente dalla natura strutturale e dalla rilevanza dimensionale del manufatto che fosse o meno infisso al suolo” (Cass., n. 21462 del 2020, cit.).

E’ evidente, poi, che la torre eolica, benché stabilmente infissa al suolo, assolva, oltre alla “funzione passiva di sostegno al pari di un traliccio di una linea elettrica” e, quindi, di mero supporto statico, anche quella di “componente essenziale ed attiva della macchina, che svolge una funzione di contrasto della forza impressa dal vento sulle pale, al fine di consentire alle pale di offrire la massima resistenza possibile e al generatore di sfruttare la potenza del vento per generare così l’energia elettrica” (Cass., n. 21462 del 2020, cit.), nel qual caso la torre, in quanto parte del processo produttivo, risulta esente dal carico impositivo, al pari del rotore e della navicella. Ne consegue che la rendita catastale va determinata senza considerare la torre eolica.

A ciò segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Basilicata la quale, in diversa composizione, rideterminerà la rendita catastale espungendo la torre eolica.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigettati i restanti. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Basilicata la quale, in diversa composizione, giudicherà anche delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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