Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3877 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 08/02/2022), n.3877

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’ACQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

BNP Paribas Lease Group Spa (già Locafit – Locazione Macchinari

Industriali Spa), in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa, giusta procura stesa a margine del ricorso,

dagli Avvocati Giancarlo Zoppini, Giuseppe Russo Corvace e Giuseppe

Pizzonia, che hanno indicato recapito PEC, ed elettivamente

domiciliata presso quest’ultimo, alla via della Scrofa n. 57, in

Roma;

– ricorrente –

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore;

– resistente –

Avverso la sentenza n. 127, pronunciata dalla Commissione Tributaria

Regionale di Milano il 10.6.2010, e pubblicata il 4.10.2010;

ascoltata la relazione svolta dal Consigliere Paolo Di Marzio;

sentito per il ricorrente l’Avvocato Laura Trimarchi, delegato;

raccolte le conclusioni del P.M., s.Procuratore Generale Locatelli

Giuseppe, che ha domandato dichiararsi l’estinzione del giudizio;

la Corte osserva.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Agenzia delle Entrate notificava alla BNP Paribas Lease Group Spa l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), attinente a preteso omesso versamento di tributi Irpeg ed Irap in riferimento all’anno 1999, oltre sanzioni, in conseguenza di Processo Verbale di Costatazione (PVC) redatto dalla Guardia di Finanza il (OMISSIS), in relazione ad attività di accertamento svolta a far data dal 4.10.2001.

Il PVC interessava gli anni dal 1996 al 2001. Con riferimento all’anno 1999 risultavano proposti due rilievi. In primo luogo era valutata illegittima l’entità delle perdite deducibili contabilizzata dalla contribuente, per effetto di una utilizzazione del fondo svalutazione crediti non consentita, con la conseguenza della necessaria rettifica in diminuzione delle perdite (per un valore corrispondente ad Euro 1.571.545,48). In secondo luogo, la Guardia di Finanza riteneva accertata l’effettuazione di una operazione elusiva, costituita dalla fusione con incorporazione della Federconsorzi Leasing Spa, società da anni inattiva, con assorbimento del suo fondo svalutazione crediti e conseguente illegittima variazione in diminuzione dei redditi dell’incorporante. L’Ente impositore faceva propri i rilievi ed inviava l’avviso di accertamento di cui innanzi.

2. La odierna ricorrente impugnava l’atto impositivo innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, rimanendo contumace l’Agenzia delle Entrate. Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso ed annullava l’avviso di accertamento per cui è causa. Riteneva la Ctp che, “forse per errore”, i verificatori non avevano considerato, nell’ambito del fondo svalutazione crediti, quanto annotato in contabilità quale “fondo svalutazione cespiti”, che si riferisce a “crediti impliciti”, da ritenersi lecitamente riconducibili alla categoria dei “crediti prospettici a prodursi sui contratti di locazione finanziaria in essere”. Inoltre, secondo il giudice di primo grado, la ricorrente aveva “documentato le valide ragioni economiche” le quali l’avevano indotta ad incorporare una società, pur inattiva da lungo tempo ed in liquidazione, anche se “produceva ogni anno perdite ingenti”, e non risultava pertanto ravvisabile un’operazione elusiva. In definitiva, in conseguenza dell’incorporazione, la BNP Paribas, “tra una serie di possibili comportamenti cui il sistema fiscale attribuisce pari dignità… ha messo in atto… quello fiscalmente meno oneroso”.

3. La decisione era impugnata innanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Milano dall’Agenzia delle Entrate, che contestava sia la riconducibilità di un “fondo svalutazione cespiti” al fondo svalutazione crediti espressamente previsto all’art. 106 TUIR, il quale ne circoscrive l’applicazione ad ipotesi determinate, sia la esclusione della natura elusiva dell’incorporazione di una società inattiva da lungo termine e pure in liquidazione, oltre che in perdita da anni, effettuata proprio al fine di poter contabilizzare come proprio il fondo svalutazione crediti di quest’ultima.

La CTR della Lombardia annotava, nell’ambito della sua succinta motivazione, che l’art. 106 TUIR, prevede una specifica disciplina del fondo svalutazione crediti, dettandone limiti e modalità di utilizzazione, disciplina che non può essere arbitrariamente estesa per ricomprendervi fondi contabili diversi.

Il giudice dell’appello scriveva poi, in dispositivo, “La Commissione accoglie parzialmente l’appello ed in corrispondente parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiara legittimo l’avviso di accertamento con esclusivo riguardo alla indebita variazione in diminuzione del reddito conseguente alla fusione per incorporazione della ” Federconsorzi S.p.a.”.

4. Avverso la decisione della Commissione Tributaria Regionale di Milano ha proposto ricorso per Cassazione BNP Paribas Lease Group Spa, affidandosi a 12 articolati motivi di ricorso. La resistente Agenzia delle Entrate non si è costituita tempestivamente, ma ha depositato domanda di partecipazione all’eventuale udienza di discussione orale del processo, ai sensi dell’art. 372 c.p.c.. La ricorrente ha pure depositato memoria.

4.1. La causa è stata quindi fissata e trattenuta in decisione all’udienza del 18.9.2018, e la ricorrente ha fatto pervenire istanza di sospensione del giudizio fino al 10 giugno 2019, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, intendendo aderire a definizione agevolata della controversia, completa di allegati. Il Collegio ha accordato il provvedimento richiesto. Il giudizio è stato quindi rifissato per la definizione.

4.2. Il P.M. ha anche fatto pervenire le proprie conclusioni scritte, in cui ha domandato la pronunzia di estinzione del giudizio. La resistente Agenzia delle Entrate non ha poi preso parte all’udienza di trattazione orale, ma il suo difensore ha depositato istanza volta alla dichiarazione di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di impugnazione la ricorrente contesta la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, rilevandone il “difetto assoluto di motivazione, ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2, e art. 36, comma 2, n. 4, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dell’art. 156c.p.c., e dell’art. 118, disp. att. (c.p.c.)”. La decisione difetta infatti di ogni coerenza logica. Pur emergendo dalla “lettura combinata di motivazione e dispositivo… che i secondi Giudici hanno voluto accogliere parzialmente l’appello proposto dall’Ufficio: tuttavia non è dato comprendere quale parte dell’appello sarebbe interessata dall’accoglimento e quale rigettata” (ric., p. 17 ss.).

2. Con il secondo motivo di ricorso BNP Paribas censura la violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Commissione Tributaria Regionale di Milano inteso dichiarare la decadenza dell’Amministrazione finanziaria dal potere di accertamento, avendo ritenuto applicabile la proroga biennale di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 10, che è però norma costituzionalmente illegittima.

3. Con il terzo motivo di ricorso la impugnante contesta la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23 e 32, per avere la Commissione Tributaria Regionale ritenuto di poter giudicare, in materia di riconducibilità delle somme riportate quali fondo svalutazione cespiti alla categoria del fondo svalutazione crediti, sulla base di “fatti e circostanze nuovi” introdotti nel corso del giudizio di secondo grado dall’Agenzia delle Entrate, in violazione del principio di non contestazione.

4. Con il quarto motivo di impugnazione la ricorrente censura il vizio di motivazione della sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perché insufficiente in ordine ad un fatto, controverso e decisivo per il giudizio, consistente nella negata possibilità di ritenere i valori riportati in contabilità quali “fondo svalutazione cespiti”, parte di quanto destinato a confluire legittimamente nel “fondo svalutazione crediti” di cui all’art. 106 TUIR.

5. Con il quinto, il sesto e l’ottavo motivo di impugnazione, la ricorrente afferma la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonché la violazione di legge ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rilevando il “difetto assoluto di motivazione” della decisione impugnata in relazione alla contestazione secondo cui non può ritenersi applicabile, nella specie, la normativa antielusiva generale prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis, dovendo invece trovare applicazione la normativa antielusiva specifica di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 123, comma 5 (ora art. 172, comma 7), e comunque per l’inapplicabilità di qualsiasi normativa antielusiva alla condotta della ricorrente, anche perché l’incorporazione della Federconsorzi Spa appariva sorretta da “valide ragioni economiche”.

6 Con il settimo motivo di ricorso la impugnante contesta la nullità della sentenza pronunciata dalla CTR, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, rilevando l’omessa pronuncia sulle doglianze proposte in materia di inammissibilità dell’appello introdotto dall’Agenzia delle Entrate in tema di applicazione della normativa antielusiva, per mancanza dei requisiti di specificità.

7. Con il nono, il decimo, l’undicesimo ed il dodicesimo motivo di impugnazione la ricorrente censura la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, rilevando l’omessa pronuncia della Ctr sulle contestazioni proposte in materia di illegittimità delle sanzioni irrogate in relazione alla ritenuta commissione di un operazione elusiva, perché la condotta ascritta non comporta l’assoggettamento a sanzione, e comunque perché trattasi di violazione che, seppur fosse accertata, dovrebbe ritenersi commessa incolpevolmente, per errore di fatto o di diritto, e pertanto non appare suscettibile di comportare l’irrogazione di sanzioni, risultando peraltro indebita l’applicazione della recidiva e dovendo invece trovare applicazione la disciplina della continuazione.

8. Non sussistono le condizioni per procedere all’esame dei motivi di ricorso.

La BNP Parisbas Spa infatti, come anticipato, ha proposto a questa Corte istanza, completa di allegati, domandando la sospensione del giudizio fino al 10 giugno 2019, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, intendendo aderire alla definizione agevolata della controversia. La sua richiesta è stata accolta con provvedimento collegiale del 19.9.2018.

La ricorrente ha pure allegato istanza di definizione agevolata della controversia, ricevuta dall’Agenzia delle Entrate il 27.5.2019, prot. (OMISSIS). L’Ente impositore ha assegnato al richiedente il n. (OMISSIS), ed ha provveduto al calcolo degli oneri (Euro 84.683,53). La ricorrente ha depositato anche copia di attestazione dell’avvenuto versamento degli oneri, come conteggiati dall’Agenzia.

8.1. Entro il termine fissato dalla legge, il 31 luglio 2020 (D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 12), l’Agenzia delle Entrate non ha notificato il diniego della definizione, ed entro il termine del 31 dicembre 2020 (D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, prima parte) non è stata presentata alcuna istanza di trattazione del giudizio.

L’Avvocatura dello Stato, nella qualità di difensore ex lege dell’Amministrazione Finanziaria, ha depositato il 28.12.2021 istanza di dichiarazione di estinzione del giudizio e cessazione della materia del contendere, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6.

8.3. Il processo deve pertanto essere dichiarato estinto, a seguito dell’intervenuta cessazione della materia del contendere, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, come conv., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46.

Le spese del giudizio restano a carico della parte che le ha anticipate, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, ult. periodo.

La Corte.

P.Q.M.

dichiara estinto il giudizio introdotto dalla BNP Paribas Lease Group Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, come conv., e dichiara cessata la materia del contendere.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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