Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38769 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 27/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38769

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23437/2015 proposto da:

Agenzia Delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma Via Dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale Dello Stato che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.T., elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’Avvocato Leone Antonello;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2170/2014 della COMM. TRIB. REG. SICILIA, SEZ.

DIST. di CATANIA, depositata il 26/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/09/2021 dal Consigliere Dott. MAISANO GIULIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

M.T., già dirigente ENEL, propose ricorso avverso il silenzio rifiuto dell’Amministrazione finanziaria sulla sua istanza di rimborso dell’IRPEF trattenuta sulla liquidazione PIA corrispostagli all’atto del pensionamento nell’ammontare lordo di Euro 666.327,97, deducendo che la tassazione operata con l’aliquota lorda del 33,71% era illegittima in quanto avrebbe dovuto applicarsi l’aliquota del 12,5% ai sensi dell’art. 42 TUIR, comma 4 e del D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, convertito in L. n. 30 del 1997 essendosi egli iscritto alla relativa forma pensionistica complementare anteriormente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993;

che l’adita Commissione tributaria provinciale di Catania con sentenza n. 463/1/11 accolse il ricorso, e la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia sezione di Catania, con sentenza n. 2170/18/14 pubblicata il 26 giugno 2014, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato il diritto al rimborso in favore di M.T. nella misura da determinarsi secondo i criteri indicati nella sentenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite n. 13642/2011 secondo cui va operata una distinzione temporale della iscrizione a forme pensionistiche complementari avvenute prima o dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993, essendo stato enucleato il principio secondo cui solo nel secondo caso è in toto applicabile il trattamento tributario della tassazione separata, mentre per gli iscritti in epoca anteriore, come M.T., è invece necessario distinguere, quanto alle prestazioni erogate in forma di capitale, tra importi maturati fino al 31 dicembre 2000, per i quali la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata unicamente nei limiti delle attribuzioni patrimoniali conseguenti alla cessazione del rapporto di lavoro, rimanendo invece le somme rinvenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento (per tale dovendosi intendere, in base al citato arresto delle sezioni unite, il “rendimento netto” imputabile alla gestione sul mercato da parte del Fondo del capitale accantonato) soggette a ritenuta del 12,50% prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6, e importi maturati dopo il 1 gennaio 2001, ai quali, a norma del D.Lgs. n. 47 del 2000, si applica interamente il regime di tassazione separata di cui all’art. 16 del TUIR (non essendo più consentito distinguere, al riguardo, tra capitale e rendimento di polizza);

che l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso detta sentenza della CTR Sicilia sezione distaccata di Catania affidato a due motivi;

M.S. nella qualità di erede di M.T. deceduto nelle more del giudizio, resiste con controricorso e, con successiva memoria, eccepisce l’inammissibilità del ricorso deducendone la tardività.

Diritto

CONSIDERATO

che l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dal controricorrente è infondata in quanto la sentenza impugnata è stata pubblicata in data 26 giugno 2014 ed al termine annuale per proporre impugnazione va applicata la sospensione relativa al periodo feriale di 46 giorni sia per l’anno 2014 sia per l’anno 2015 sebbene il D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 3, convertito in L. n. 162 del 2014 abbia disposto la riduzione della sospensione dei termini nel periodo feriale a 31 giorni. Infatti, come affermato da questa Corte con ordinanza n. 17949 del 23 giugno 2021, la riduzione del periodo di sospensione feriale da quarantasei a trentuno giorni, introdotta dal D.L. n. 132 del 2014, cit. art. 16, comma 1, si applica, ai fini del computo dei termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., alle impugnazioni delle sole decisioni pubblicate o notificate a partire dal 1 gennaio 2015. Infatti, il collegio, pur non ignorando un diverso indirizzo interpretativo di questa stessa Corte in materia, condivide le argomentazioni espresse con la pronuncia citata secondo cui la disposizione suddetta non stabilisce che la nuova disciplina sulla durata della sospensione feriale dei termini “entri in vigore” dall’anno 2015, ma che da tale anno essa “acquisti efficacia”. Orbene, poiché la disposizione in esame non incide se non indirettamente sui termini per impugnare ex artt. 325 e 327 c.p.c., ma va piuttosto a modificare il regime di sospensione delle attività processuali (già individuate dalla L. n. 742 del 1969), tra le quali anche la proposizione delle impugnazioni, il riferimento all’anno 2015 va inteso nel senso che “l’efficacia” della nuova disciplina presuppone che la fattispecie interessata dalla sospensione inizi a maturare nel corso di tale anno. Regolando, infatti, la norma transitoria suddetta “l’efficacia”, non del compimento di atti processuali, ma di un regime di sospensione, essa esige che i presupposti per l’operatività della sospensione maturino, per l’appunto, nell’anno (il 2015) a partire dal quale la riduzione del periodo di sospensione avrebbe trovato applicazione. Con specifico riferimento, dunque, al termine per impugnare, ciò equivale a ritenere che l’efficacia del nuovo regime della sospensione presuppone, rispettivamente, che la sentenza sia stata pubblicata nel 2015, ai fini del decorso del termine lungo ex art. 327 c.p.c., ovvero che essa sia stata pubblicata nel medesimo anno quanto alla decorrenza, invece, del termine breve, ai sensi dell’art. 325 cod. cit.. Facendo applicazione di tali principi al caso che occupa, poiché la sentenza del primo giudice, oggetto di appello, era stata pubblicata il 22 giugno 2014, rispetto ad essa la modifica normativa sulla durata della sospensione feriale (ridotta da quarantasei a trentuno giorni) sarebbe stata, comunque, priva di efficacia;

Considerato, nel merito, che con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione dell’art. 16 TUIR e dell’art. 17TUIR, comma 2, nonché D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917; della L. n. 482 del 1985, art. 6, e del D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, convertito in L. n. 30 del 1997, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. In particolare si deduce che, come chiarito dalla successiva giurisprudenza della Corte di Cassazione, ai fini dell’applicazione dell’imposta del 12,5% sul rendimento liquidato in favore del contribuente, occorre verificare l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato e quale sia stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego;

che con il secondo motivo si assume la violazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, con riferimento alla mancanza di prova del suddetto rendimento;

che il primo motivo è fondato come riconosciuto dallo stesso controricorrente. Questa Corte ha più volte chiarito il principio espresso con la sentenza delle Sezioni Unite n. 13642/2011 nel senso della necessità della prova del concreto impiego del capitale accantonato dal Fondo sul mercato e del rendimento conseguito a tale impiego, ai fini della tassazione del 12,5% su tale rendimento (per tutte Cass. 24 luglio 2015, n. 15628); In particolare è stato affermato che vi è necessità di una ricostruzione dell’impiego delle somme sul mercato – non necessariamente finanziario, come precisato da Cass. n. 4943 del 2018 – con apposita verifica se vi sia stato “l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato” e quale sia stato “il rendimento di gestione conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,5%; di conseguenza, gravando sul contribuente che impugni il rigetto di una istanza di rimborso – quale attore in senso sostanziale – l’onere di provare il fondamento della sua pretesa, questi è tenuto a dimostrare quale sia la parte dell’indennità ricevuta ascrivibile a rendimenti frutto d’investimento sui mercati di riferimento, non senza che detto onere probatorio possa ritenersi sufficientemente assolto tramite il mero rinvio “al conteggio proveniente dall’Enel, prodotto dal contribuente, non contenente alcuna specificazione sui criteri utilizzati per la quantificazione della voce rendimento, così da chiarire se si trattasse effettivamente di incremento della quota individuale del Fondo attribuita al dipendente in forza di investimenti effettuati dal gestore sul mercato cfr. Cass. n. 31222/2017 e Cass. 7728/2019). Il Collegio, in definitiva, intende dare seguito all’orientamento in base al quale il più favorevole criterio impositivo di cui si è detto può trovare applicazione limitatamente alle somme rivenienti dall’effettivo investimento sul mercato da parte del fondo del capitale accantonato e che ne costituiscono il rendimento. E la prova di ciò deve essere fornita dal contribuente, attore sostanziale del preteso rimborso IRPEF;

che il secondo motivo è assorbito;

che il ricorso va, quindi, accolto con conseguente cassazione della sentenza e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., la causa può essere decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente;

che le spese dell’intero giudizio vanno compensate tra le parti in ragione dell’evoluzione giurisprudenziale in materia.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente;

Compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 27 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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