Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38764 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 25/06/2021, dep. 07/12/2021), n.38764

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Anna Maria – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CASTORINA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19878/2018 R.G. proposto da:

PANIFICIO PANETTERIA TRE TORRI DI G. F. & C. S.N.C., in

persona del legale rappresentante p.t., G.F.,

F.T., F.N., tutti rappresentati e difesi unitamente e

disgiuntamente dall’Avv. Francesca Giannella e dall’Avv. Guido

Francesco Romanelli, con domicilio eletto presso lo studio del

secondo in Roma, via Cosseria 5;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Liguria, n. 1875/3/2017 depositata il 22 dicembre 2017, non

notificata. Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 9

marzo 2021 dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria, veniva accolto l’appello principale proposto dall’Agenzia delle Entrate e rigettato l’appello incidentale della società Panificio Pasticceria Tre Torri di G. F. & C. S.n.c. e dei soci G.F., F.N., F.T. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Savona n. 516/1/2014 la quale aveva parzialmente accolto il ricorso dei contribuenti avente ad oggetto quattro avvisi di accertamento per IRAP, IRPEF e IVA 2008 emessi nei confronti della società e dei soci per versamenti e prelevamenti non giustificati D.P.R. n. 600 del 1972, ex artt. 32 e 51, nel quadro di un accertamento analitico induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d).

2. La decisione di primo grado aveva rideterminato il reddito di impresa in misura inferiore a quello accertato, in Euro 71.645,55, con effetto anche sulle imposte e sanzioni conseguenti, ma la CTR non condivideva la decisione ritenendo, quanto all’appello principale, che i contribuenti non avessero analiticamente offerto giustificazione delle movimentazioni bancarie contestate e, quanto all’incidentale, che erroneamente i contribuenti ponessero in dubbio l’operatività della presunzione di cui al del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32.

3. Avverso la decisione propongono ricorso i contribuenti per nove motivi, cui resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso. Nelle more, i contribuenti hanno proposto istanza di definizione agevolata ex D.L. n. 119 del 2018 e l’Agenzia ha quindi depositato istanza di estinzione parziale del giudizio per cessazione della materia del contendere parziale e fissazione udienza per la parte residua contesa. In data 17 febbraio 2021 i contribuenti hanno trasmesso via PEC memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, contenente, tra l’altro, istanza di estinzione parziale del processo limitatamente alla società D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6. In data 5 marzo 2021 l’Agenzia ha depositato tardivamente memoria in cui ha ribadito i contenuti della sua precedente nota di deposito di fissazione udienza.

4. E’ quindi pervenuta, il giorno anteriore l’adunanza camerale del 9.3.2021, una nuova comunicazione dell’Agenzia ai fini della definizione agevolata, in cui, ferma restando la definizione agevolata D.L. n. 119 del 2018, ex art. 3, comma 6, quanto all’avviso notificato alla società, l’Ufficio dà atto, con riferimento agli avvisi notificati al soci, del pagamento parziale di determinati importi da parte di G.F. e F.T. a seguito della loro adesione alla diversa definizione agevolata D.L. n. 148 del 2017, ex art. 1, con riferimento alle cartelle di pagamento nelle more emesse nei loro confronti sulla base degli avvisi di accertamento impugnati in questa sede, pagamenti non integralmente estintivi delle pretese nei loro confronti.

5. All’adunanza camerale del 9 marzo 2021 la Corte ha assegnato ai soci termine di 30 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza per interloquire con il contenuto della memoria depositata dall’Agenzia a ridosso dell’adunanza, in cui veniva evidenziata anche l’estinzione parziale del processo nei confronti dei soci. Scaduto il termine per memoria illustrativa, depositata il 27 marzo 2021, il. Collegio si è nuovamente convocato il 25 giugno 2021 per il prosieguo della camera di consiglio e la decisione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. Preliminarmente, la Corte osserva che la memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, trasmessa da parte dei contribuenti a mezzo posta elettronica certificata e pervenuta all’indirizzo PEC di questa Sezione in data 17 febbraio 2021 non risulta essere stata depositata presso la Cancelleria presso l’URP in modo analogico.

A riguardo il collegio condivide l’esito decisionale già adottato da questa Sezione della Corte (Cass. Sez. 5, nn. 28174 e 28175 del 2020) nel senso dell’ammissibilità della memoria, su fattispecie non in termini ma analoga, perché in quel caso non era più operante il Protocollo d’intesa del 9 aprile 2020, sottoscritto tra la Corte di Cassazione ed il Consiglio Nazionale dell’Ordine forense, che aveva esaurito i suoi effetti in data 31 luglio 2020.

7. La questione continua a conservare rilevanza perché, con l’eccezione delle comunicazioni e notificazioni di Cancelleria ai sensi del D.L. n. 179 del 2012, art. 16, convertito in L. n. 221 del 2012, al momento del ricevimento della memoria il processo telematico non è stato ancora esteso dal legislatore al giudizio di Cassazione, neppure in termini di deposito telematico facoltativo degli atti successivi. La decisione citata applica condivisibilmente il principio di strumentalità delle forme, desumibile dal combinato disposto degli artt. 121 e 156 c.p.c.Cass., Sez. U, 3/11/2011, n. 22726; Cass., sez. U, 18/04/2016; n. 7665; Cass., sez. 2, 12/05/2016, n. 9772.

8. In applicazione di tale principio di diritto, la Corte in primo luogo prende atto della memoria depositata dai ricorrenti anteriormente all’adunanza camerale, in cui hanno formulato istanza per la declaratoria di estinzione parziale del processo, per parziale cessazione della materia del contendere con riferimento all’avviso di accertamento TL9021102786/2012 (Panificio Pasticceria Tre Torri di G. F. & C. S.n.c., anno imposta 2008), già riconosciuta anche dall’Agenzia delle Entrate nella sua nota di deposito.

Dev’essere pertanto senz’altro dichiarata l’estinzione parziale del processo per cessazione della materia del contendere con riferimento all’avviso notificato alla società e le spese di lite tra la società e le restanti parti sono compensate in ragione della definizione agevolata sopravvenuta.

9. Inoltre, con il deposito in data 27 marzo 2021 della memoria illustrativa, a pag.9, i contribuenti confermano la correttezza della deduzione contenuta nella memoria depositata dall’Agenzia I’8 marzo 2021 in cui l’Agenzia, concludendo, “insta pertanto per la totale conferma degli Avvisi di Accertamento e delle somme dovute in base ad essi dai sigg. G.F., F.T. e F.N., con il solo scomputo (per i primi due) delle somme oggetto di rottamazione, ammontanti a: 3.676,00 Euro di sanzioni per il sig. G.F.; 2.208,00 Euro di sanzioni per la sig.ra F.T..”.

10. Non va accolta l’istanza di espunzione della memoria dell’Agenzia tardivamente depositata I’8 marzo 2021, pure contraddittoriamente avanzata dai contribuenti nella memoria illustrativa del 27 marzo 2021, sia in quanto è loro interesse ex art. 100 c.p.c. una declaratoria più estesa possibile dell’estinzione processuale per cessata materia del contendere, sia perché l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere a seguito di sanatoria fiscale, per il rilievo pubblicistico dell’originario rapporto sostanziale e processuale col fisco non è soggetta alle preclusioni di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, ed è rilevabile d’ufficio dal giudice ove risulti dagli atti di causa anche a seguito di nuova produzione D.Lgs. n. 546 cit., ex art. 58 (Cass. Sez. U, Sentenza n. 1518 del 27/01/2016, Rv. 638457 – 01).

11. Per l’effetto, va dichiarata anche l’estinzione parziale del processo per cessazione della materia del contendere quanto agli avvisi di accertamento nn. (OMISSIS) ( G.F., quota societaria 40%, anno imposta 2008), (OMISSIS) ( F.T., quota 25%, anno imposta 2008) limitatamente alle somme oggetto di rottamazione, ammontanti a 3.676,00 Euro di sanzioni per G.F. e 2.208,00 Euro di sanzioni per F.T..

12. Per la restante materia ancora contesa devono essere scrutinate le censure contenute nei primi otto motivi di ricorso, calibrati sulla società, che il nono motivo espressamente estende alle persone fisiche in materia di IRPEF sul reddito prodotto dalla società ed attribuito pro quota ai soci in violazione ed errata applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 41 bis e 38, per gli stessi motivi di doglianza riportati nei gli altri motivi con riferimento alla società.

13. Preliminarmente, va dato atto dell’eccezione di inammissibilità di tutti i motivi di ricorso, sollevata dall’Agenzia, per essere gli stessi diretti, anche in quei motivi prospettati come violazioni di legge, ad una indebita rivalutazione del materiale probatorio da parte del giudice di legittimità, eccezione scrutinabile solo unitamente alle singole censure.

14. Con il primo motivo, richiamato dal nono, i ricorrenti G.F., F.N. e F.T. deducono – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la nullità della sentenza per violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 2, 3 e 4, e art. 61, in combinazione con l’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e con l’art. 118 disp. att. c.p.c. per mera motivazione apparente e incomprensibilità della motivazione svolta dalla CTR nel dismettere i motivi 2 e 3 dell’appello incidentale.

15. Il motivo, non inammissibile in quando volto a far valere una prospettata nullità della sentenza nel suo iter argomentativo e specifico dal momento che si – appunta su singoli passaggi della motivazione in relazione ai corrispondenti motivi di appello, riprodotti in ricorso per autosufficienza a differenza di quanto eccepisce la controricorrente, è infondato.

La Corte rammenta che “La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perché affetta da “error in procedendo”, quando, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture” (Cass. Sez. Un. 3 novembre 2016 n. 22232). Orbene, dopo una adeguata sintesi del fatto processuale, nella sentenza impugnata vengono esaminati i contenuti rilevanti dei due motivi d’appello su cui si appunta la censura (p.5 sentenza) e, quindi, viene data loro risposta alle pagg.6-7 della sentenza, secondo un iter logico argomentativo comprensibile, sfavorevole ai contribuenti e rispettoso del minimo costituzionale: da un lato l’operatività della presunzione legale relativa e il mancato assolvimento della prova contraria da parte dei contribuenti e, dall’altro, il fatto che i soci e i parenti dei soci (genitori delle socie F.) non sono terzi rispetto alla società ai fini delle indagini sui conti correnti bancari loro intestati.

16. Con il secondo motivo, richiamato dal nono, i ricorrenti prospettano – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 1, n. 2, in relazione agli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., al D.L. n. 472 del 1997, art. 3, comma 2, per aver la CTR affermato, nel rigettare il secondo motivo di appello incidentale (mancanza di prova della presunta evasione per non aver l’Ufficio assolto l’onere della prova a fronte della non operatività del della presunzione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51) che la presunzione legale relativa opera nel caso di specie, senza tener conto della novella introdotta dal D.L. n. 193 del 2016, art. 7 quater, applicabile retroattivamente.

17. Il motivo è infondato. La prospettazione da cui muovono i ricorrenti, ossia che in tema di accertamento dei redditi mediante indagini bancarie, la modifica del meccanismo di onere della prova introdotta dal D.L. n. 193 del 2016, art. 7-quater, conv., con modif., in L. n. 225 del 2016, in seno al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 – secondo cui ai fini della determinazione del maggior reddito gli Uffici finanziari possono legittimamente utilizzare come elementi posti a base delle rettifiche i prelevamenti superiori a 1.000 Euro giornalieri e, comunque, a 5.000 Euro mensili (sempre che il contribuente non ne indichi il beneficiario e non risultino dalle scritture contabili) – sia di natura processuale e, dunque, possa applicarsi retroattivamente, è stata smentita dalla Corte (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 19774 del 22/09/2020, Rv. 658932 – 01).

La novella non opera perciò nella presente fattispecie, in cui l’accertamento non è ancora definito, trattandosi di norma di natura sostanziale non interpretativa, come tale priva di portata retroattiva.

18. Con il terzo motivo, richiamato dal nono, i ricorrenti prospettano ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 1, n. 2, in relazione all’art. 2304 c.c., all’art. 2312 c.c., comma 2, agli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., per aver la CTR affermato l’operatività della presunzione legale relativa anche sui conti correnti non intestati esclusivamente all’imprenditore ma cointestati anche a soggetti terzi.

19. Con il quarto motivo di ricorso, richiamato dal nono, – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, in relazione all’art. 2304 c.c., all’art. 2312 c.c., comma 2, agli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., per aver la CTR affermato, nel rigettare il terzo motivo di appello incidentale (mancanza di prova sulla base dell’accertamento analitico induttivo del fatto che le operazioni evidenziate nei conti correnti bancari intestati ai soci fossero riconducibili alla società contribuente, sul presupposto che i soci e i parenti dei soci sarebbero terzi rispetto alla società), che i soci e i parenti dei soci non sono terzi rispetto alla società.

20. Con il quinto motivo di ricorso, richiamato dal nono, – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 1, n. 2, in relazione agli artt. 2727 e 2729 c.c., per aver la CTR rigettato il secondo motivo di ricorso incidentale anche sulla considerazione che, essendo i contribuenti stati posti nelle condizioni di giustificare i movimenti contestati, non vi sarebbe stata violazione del contraddittorio endoprocedimentale.

21. I tre motivi, connessi in quanto sotto diverse angolazioni colpiscono l’applicazione alla fattispecie della presunzione legale “relativa” in materia di accertamenti bancari circa i conti cointestati a soggetti estranei alla compagine sociale, presentano profili di inammissibilità e di infondatezza.

Infatti, sia il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, n. 7, riguardo alle imposte sui redditi, sia il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, riguardo all’IVA – autorizzano l’Ufficio finanziario a procedere all’accertamento fiscale anche attraverso indagini su conti correnti bancari formalmente intestati a terzi, ma che si ha motivo di ritenere connessi ed inerenti al reddito del contribuente, ipotesi ravvisabile nel rapporto familiare, sufficiente a giustificare, salva prova contraria, la riferibilità al contribuente accertato delle operazioni riscontrate su conti correnti bancari degli indicati soggetti (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 18083 del 04/08/2010, Rv. 614741 – 01 e, di recente, specificamente in materia IVA, Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 1174 del 21/01/2021, Rv. 660240 – 01). Tale è il caso di specie, in cui i conti su cui si appuntano le censure sono intestati ai soci e a loro parenti di primo grado, i genitori delle socie F., e non si ravvisano ragioni per discostarsi da tale insegnamento giurisprudenziale.

E’ applicabile dunque la suddetta presunzione, quanto alla prova liberatoria rimessa ai contribuenti di dimostrare l’estraneità delle movimentazioni all’attività societaria (cfr. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 20668 del 01/10/2014, Rv. 632458 – 01) e che la CTR accerta non essere stata assolta, e i motivi in disamina sotto lo schermo della violazione di legge si risolvono in ultima analisi in una indebita richiesta di rivalutazione del quadro probatorio, come eccepito in controricorso.

22. Quanto al contraddittorio endoprocedimentale, cui si fa riferimento nel corpo del quinto motivo con richiamo di giurisprudenza Eurounitaria a pag. 33 del ricorso e che, alle pagg. 15-16, si afferma non essere mai stato svolto, si tratta di un profilo nemmeno congruente con il contenuto della decisione impugnata. In ogni caso, la Corte osserva che le Sez. Unite della Corte con la sentenza 29 luglio 2013 n. 18184 hanno chiarito come non esista nel nostro ordinamento un obbligo generalizzato per l’Amministrazione, né risulta dagli atti che si verta in una delle ipotesi di accesso, ispezione o verifica nei locali aziendali per cui troverebbe applicazione la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, previsione di legge peraltro nemmeno specificamente invocata in ricorso.

Ciò esclude l’obbligo di contraddittorio preventivo con riferimento alle II.DD. trattandosi di controllo “a tavolino”, mentre per l’IVA, per la quale in forza del diritto Eurounitario sussiste un obbligo, la nullità dell’atto impositivo non è automatica e per essa sola trova applicazione la “prova di resistenza” (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 701 del 15/01/2019, Rv. 652456 – 01; conforme, Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 22644 del 11/09/2019, Rv. 655048 – 01). Orbene, nella fattispecie non viene nemmeno sostanziata l’allegazione necessaria a soddisfare tale onere, nei termini precisati dalle Sezioni unite con la sentenza 9 dicembre 2015 n. 24823, al fine di dimostrare in concreto che lo svolgimento del contraddittorio avrebbe portato il procedimento amministrativo a un diverso esito.

23. Con il sesto motivo, richiamato dal nono, – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, in relazione agli artt. 2697,2727,2729 e 2909 c.c., per aver la CTR affermato che, in applicazione della sentenza n. 225/08 della Corte costituzionale, solo nel caso di accertamento induttivo “puro” l’Agenzia avrebbe dovuto tener conto, nella determinazione del reddito imponibile, dell’incidenza dei costi correlati ai ricavi; viene anche invocato il giudicato esterno discendente dalla sentenza definitiva della CTP n. 32/02/13, resa tra le parti, cui la CTR non si è conformata.

24. Con il settimo motivo, richiamato dal nono, i ricorrenti, – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – prospettano la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., per omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, sempre con riferimento all’ammissione a deduzione dal maggior reddito accertato dall’Ufficio dei costi afferenti la produzione dello stesso, per aver la CTR negato che i costi fossero stati rigorosamente dimostrati, senza che dalla sentenza emerga che il giudice d’appello abbia esaminato l’accertamento eseguiti dall’Agenzia; secondo i contribuenti, se il profilo fosse stato esaminato, la CTR avrebbe escluso l’esistenza dei presupposti per l’accertamento analitico-induttivo, rigettando l’appello principale.

25. Con l’ottavo motivo, richiamato dal nono, – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti prospettano la violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, e art. 61, per aver la CTR accolto l’appello principale ritenendo che i costi riconosciuti come deducibili dal giudice di primo grado non fossero stati rigorosamente dimostrati, e che la sentenza non fosse adeguatamente motivata, non avendo dato conto dei criteri adottati e dei risultati conseguiti.

26. I tre motivi summenzionati sono connessi, tutti relativi alla questione della deduzione dei costi, sono affetti da profili di inammissibilità e di infondatezza.

Inammissibile per difetto di specificità è innanzitutto il riferimento contenuto nel sesto motivo al giudicato esterno discendente dalla sentenza definitiva della CTP n. 32/02/13, resa tra le parti, che il ricorso non specifica neppure se sia questione tempestivamente sollevata avanti al giudice del primo grado e poi riproposta in appello, né quale sia l’identica situazione di fatto da cui discenderebbero effetti vincolanti per il presente giudizio, oltretutto considerato che si controverte anche su ripresa per imposta armonizzata (CGUE Olimpiclub, C-2/08, 3 settembre 2009).

Per il resto, la decisione della CTR sui costi nel quadro dell’accertamento analitico induttivo è pienamente conforme alla giurisprudenza della Corte secondo cui “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’Amministrazione finanziaria, in sede di accertamento induttivo, deve procedere alla ricostruzione della situazione reddituale complessiva del contribuente, tenendo conto anche delle componenti negative del reddito che siano comunque emerse dagli accertamenti compiuti, ovvero siano state indicate e dimostrate dal contribuente, dovendosi, peraltro, escludere l’automatica inclusione, fra le componenti negative, delle operazioni di prelievo effettuate dal contribuente dai conti correnti a lui riconducibili, in quanto le operazioni sui conti medesimi, sia attive che passive, vanno considerate ricavi, essendo posto a carico del contribuente l’onere di indicare e provare eventuali specifici costi deducibili.” (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 31024 del 28/12/2017, Rv. 646682 – 01; conforme, Cass. Sez. 5, Sentenza n. 25317 del 28/11/2014, Rv. 633788 – 01).

27. Orbene, in applicazione dell’insegnamento della Corte costituzionale (sentenza n. 225/08) quanto al rispetto del principio di capacità contributiva dell’art. 53 Cost., solo in caso di accertamento induttivo puro D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2, lett. d) – in presenza di presunzioni cosiddette supersemplici ossia prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza – l’Amministrazione deve comunque determinare, sia pure induttivamente, anche i costi relativi ai maggiori ricavi accertati, non potendo trovare applicazione l’art. 109 TUIR che ammette in deduzione solo i costi risultanti dal conto economico (Cass. n. 19191 del 2019). Al contrario, in caso di accertamento analitico induttivo decreto citato, ex art. 39, comma 1, lett. d) – che è il caso di specie – incombe sul contribuente l’onere di provare, col normale rigore, realtà, inerenza e certezza dei costi sopportati, non potendo beneficiare di alcun presuntivo abbattimento forfetario (Cass. n. 22868 del 2017).

28. D’Altro canto l’Agenzia non è neppure obbligata ad adottare l’accertamento induttivo “puro” in presenza di contabilità inattendibile, e può individuare il tipo di accertamento purché in presenza dei relativi presupposti (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 13350 del 10/06/2009) e, per consolidata giurisprudenza, il contribuente non ha interesse a dolersi per la scelta dell’Amministrazione di fondare l’accertamento sul metodo analitico-induttivo piuttosto che su quello sintetico o induttivo, in quanto detti metodi gli assicurerebbero garanzie inferiori (Sez. 5 -, Ordinanza n. 5273 del 22/02/2019; Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 2872 del 03/02/2017).

Verificata pertanto la corretta applicazione della regola in diritto, anche quanto ai tre motivi in esame trova in ultima analisi accoglimento l’eccezione dell’Agenzia di indebita ‘richiesta di rivalutazione del quadro probatorio, sotto lo schermo della violazione di legge.

29. In conclusione, per la parte del processo non estinta tra l’Agenzia e le persone fisiche, il ricorso dev’essere rigettato. Le spese di lite dei gradi di merito sono compensate in ragione della complessità della fattispecie e quelle di legittimità sono compensate per un terzo, tenuto conto del pagamento parziale delle sanzioni, mentre per i restanti due terzi seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara l’estinzione del processo con riferimento all’avviso di accertamento TL9021102786/2012 (Panificio Pasticceria Tre Torri di G. F. & C. S.n.c.) e compensa le spese di lite tra la società e le restanti parti;

dichiara l’estinzione parziale del processo quanto agli avvisi di accertamento nn. (OMISSIS) ( G.F.) limitatamente a 3.676,00 Euro e (OMISSIS) ( F.T.) limitatamente a 2.208,00 Euro e rigetta il ricorso nel resto;

compensa le spese di lite tra i ricorrenti persone fisiche e l’Agenzia quanto ai gradi di merito e per 1/3 quelle di legittimità e condanna G.F., F.T. e F.N. in solido alla rifusione ‘dei restanti 2/3, liquidati in Euro 2.300,00 per compensi oltre Spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 25 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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