Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38763 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 22/06/2021, dep. 07/12/2021), n.38763

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. NOVIK ADET Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 29453/2015 R.G. proposto da:

M.M., rappresentato e difeso dall’avvocato Luigi

Imperlino, con il quale è elettivamente domiciliato in Roma, via

Quintiliano 9, c/o Dott. Roberto Cafarelli;

– ricorrente –

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– resistente –

Agente della Riscossione Equitalia sud, in persona del L.R. pro

tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, n. 4641/28/15, depositata il 18 maggio 2015, non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 22 giugno

2021 dal Consigliere Adet Toni Novik.

 

Fatto

RITENUTO

che:

– la Commissione tributaria regionale della Campania, con sentenza n. 4641/28/15, depositata il 18 maggio 2015, ha confermato la pronuncia di primo grado con la quale era stato dichiarato inammissibile il ricorso di M.M. proposto per l’annullamento della cartella di pagamento/ruolo relativo all’anno 2008;

– ad avviso della CTR, il giudice di primo grado, pur avendo dopo la declaratoria di inammissibilità erroneamente esaminato nel merito la vicenda sottopostagli, aveva correttamente ritenuto non impugnabile l’estratto di ruolo;

– peraltro, avendo il contribuente impugnato esclusivamente l’estratto di ruolo, come si desumeva dalla lettura del ricorso di primo grado a cui era stato allegato mediante spillatura soltanto il detto estratto, pur volendo accedere all’orientamento minoritario che riteneva impugnabile l’estratto di ruolo, gli elementi di fatto indicavano che il ricorso era stato proposto oltre il termine di 60 giorni dalla pretesa data di conoscenza del carico erariale;

– la CTR così ricostruisce gli avvenimenti che escludevano la veridicità della tesi del ricorrente: – questi aveva affermato di essere venuto a conoscenza della pretesa tributaria in 15/5/2013 in occasione della concessione di un rateizzo accordato dall’agente della riscossione; – la data di rilascio dell’estratto di ruolo era stata barrata con pennarello nero, per cui doveva darsi credito alla tesi dell’ufficio secondo cui la notifica della cartella si era perfezionata il 15/4/2013; – il ricorrente aveva chiesto la rateizzazione del debito il 15/5/2013, e ciò presupponeva logicamente che egli fosse venuto a conoscenza della pretesa tributaria in una data anteriore alla richiesta; – conseguiva che il ricorso, presentato oltre il termine di 60 giorni dalla conoscenza dell’esistenza del debito, era tardivo; – oltre tutto, soccorreva la considerazione di ordine logico che “la richiesta di rateizzo di un debito si pone in antinomia con la contestuale richiesta di annullamento dell’atto da cui il debito stesso scaturisce”;

– M. ricorre per la cassazione della sentenza con cinque motivi;

– l’agenzia delle entrate si è costituita al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione;

– l’agente della riscossione è rimasto intimato;

– l’agenzia delle entrate ha depositato in cancelleria, il 3 maggio 2021, atto definito “Controricorso”.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– preliminarmente si rileva che il controricorso dell’agenzia depositato il 3 maggio 2021 è inammissibile per la sua tardività (il ricorso è stato notificato il 15/16 dicembre 2015);

– con il primo motivo, il contribuente lamenta la “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, eccependo e precisando che l’oggetto del giudizio era la mancata notifica della cartella di pagamento, oltre a quella dell’avviso di accertamento sotteso alla stessa;

– la censura è inammissibile per difetto di autosufficienza, non avendo il contribuente trascritto il ricorso introduttivo al fine di contrastare l’affermazione contenuta in sentenza secondo cui oggetto dell’impugnazione era solo la mancata notifica dell’avviso di accertamento, alla quale era stata allegata come documentazione il solo estratto di ruolo;

– la CTR ha esaminato gli atti e compiuto un accertamento di fatto che non può essere censurato sotto il profilo della violazione di legge;

– con il secondo motivo, il contribuente lamenta la “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992 e della L. n. 448 del 2001, art. 12, comma 2, con riferimento all’art. 100 c.p.c., nonché con riferimento agli artt. 24,53 e 113 Cost. dettati in materia di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, avendo ritenuto non impugnabile l’estratto di ruolo; si richiama la sentenza delle Sezioni unite n. 19704/2015, e si afferma che soltanto il 15/5/2013, in occasione della richiesta di rateizzazione, il contribuente era venuto a conoscenza della cartella di pagamento;

– con il terzo motivo, sì lamenta la “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs n. 546 del 1992, art. 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”: precisato che il 15/5/2013 era la data in cui era stata richiesta la rateizzazione, si afferma che chiedere la rateizzazione di un debito non significa riconoscimento dello stesso; non vi era quindi nessun valido motivo per sostenere che la data del 15/5/2013 non fosse quella di prima conoscenza dell’atto impugnato; a confutazione dell’assunto dell’ufficio, si afferma che il ricorso proposto il 15/7/2013 era tempestivo in quanto il 14 cadeva di domenica;

– entrambe le censure che possono essere esaminate congiuntamente per la loro connessione sono inammissibili, in quanto attraverso il mezzo della violazione di legge si intende porre in discussione le valutazioni compiute dalla CTR in contrasto con il principio per cui il vizio di violazione o falsa applicazione di legge può essere formulato solo assumendo l’accertamento di fatto, così come operato dal giudice del merito, in guisa di termine obbligato, indefettibile e non modificabile, del sillogismo tipico del paradigma dell’operazione giuridica di sussunzione, là dove, diversamente (ossia ponendo in discussione detto accertamento), si verrebbero ad esercitarsi poteri di cognizione esclusivamente riservati al giudice del merito (cfr. Cass., ord., 13 marzo 2018, n. 6035; Cass., 23 settembre 2016, n. 18715, sicché è estranea alla denuncia del vizio di sussunzione ogni critica che investa la ricostruzione del fatto materiale, esclusivamente riservata al potere del giudice di merito (Cass., Sez. 3, n. 6035 del 13/03/2018);

– nel caso in esame, il giudice di merito, pur avendo aderito alla tesi che escludeva l’impugnabilità del ruolo, superata dalla citata sentenza delle Sezioni unite, ha poi esaminato anche i riflessi che derivavano dalla opposta opzione e ha compiuto una valutazione logica affermando che, anche ad ammettere l’autonoma impugnabilità dell’atto, non era esclusa l’inammissibilità del ricorso, in quanto la richiesta della rateizzazione il 15/5/2013 (il termine “concessione” che si legge al punto 7.1. è un evidente errore materiale come si rileva dal successivo 7.4.) presumeva la presentazione di una istanza in data antecedente – indicata in base agli atti al 15/4/2013 – e, quindi, la antecedente conoscenza della pretesa tributaria; ne derivava, la tardività del ricorso presentato il 13/7/2013, atteso che anche la impugnazione dell’estratto di ruolo è soggetta al rispetto del termine generale previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21; irrilevante diventa pertanto la circostanza che il 14/7/2013 cadesse di domenica;

– inammissibili per la loro genericità le censure, riportate solo nella rubrica del secondo motivo, di incostituzionalità delle norme indicate;

– con il quarto motivo si censura “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – Violazione e falsa applicazione, da un lato, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, lett. d); dell’art. 6 Statuto, comma 1, e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, e, dall’altro, violazione e falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c. “1 deducendo la nullità della notifica dell’avviso di accertamento; avvenuta in luogo diverso da quello in cui aveva eletto domicilio;

– con il quinto motivo si lamenta “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – Violazione e falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c.”, sul rilievo che era documentalmente provato che la cartella non era mai stata notificata;

– i due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili, in quanto, come esattamente affermato in sentenza, l’analisi della correttezza del procedimento notificatorio è preclusa dalla inammissibilità dell’impugnazione;

– il ricorso va quindi respinto;

– nulla per le spese in assenza di attività dei convenuti.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 22 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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