Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38755 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 05/11/2021, dep. 07/12/2021), n.38755

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 18636/2012 proposto da:

R.A. S.p.A., in persona del legale rapp.te p.t.,

elettivamente domiciliato in Roma alla Via Sicilia n. 66, presso lo

studio degli avv.ti Augusto Fantozzi, Roberto Esposito e Roberto

Altieri, che lo rappresentano e difendono come da mandato in calce

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elett.te

domiciliata in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 499/10/2011 della COMM.TRIB.REG. ABRUZZO, Sez.

distaccata di Pescara, depositata in data 8/6/2011;

udita la relazione della causa svolta dal consigliere Dott.ssa MILENA

D’ORIANO nella pubblica udienza del 05/11/2021, tenuta in camera di

consiglio ai sensi del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, , art. 23,

comma 8-bis, conv. con modif. dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176,

nonché del D.L. 23 luglio 2021, n. 105, art. 7, conv. con modif.

dalla L. 16 settembre 2021, n. 126;

lette le conclusioni scritte depositate dal P.M., in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. De Matteis Stanislao, motivate

nel senso dell’estinzione del giudizio.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. con sentenza n. 499/10/11, depositata in data 8 giugno 2011, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale Abbruzzo, Sez. distaccata di Pescara, rigettava l’appello proposto dalla società contribuente avverso la sentenza n. 176/3/19 della Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, con compensazione delle spese di lite;

2. il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione del diniego del nulla osta alla fruizione dell’agevolazione fiscale di cui la L. n. 296 del 2006, art. 1, commi 271-279, approvata dalla Commissione Europea, con Decisione C (2008) 380 cor. del 25 gennaio 2008, consistente in un credito di imposta riconosciuto, nel rispetto degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007/2013, per l’acquisizione di beni strumentali nuovi connessi ad un progetto di investimento iniziale, destinati a strutture produttive ubicate in aree svantaggiate del Mezzogiorno d’Italia, da utilizzarsi ai fini dei versamenti delle imposte sul reddito;

3. la richiesta di nulla osta, inviata in via telematica al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate a mezzo del formulario, denominato FAS08, era stata rigettata con provvedimento del 31-7-2008, in quanto la società, benché invitata a regolarizzare la sua posizione, aveva omesso di allegare la dichiarazione sostitutiva di atto notorio richiesta dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. unico, comma 1223, (oggi L. 4 febbraio 2005, n. 11, art. 16 bis, comma 11), volta ad attestare di non aver usufruito di aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Comunità Europea;

4. la CTP aveva rigettato il ricorso; la CTR aveva confermato la sentenza di primo grado rilevando che, correttamente, il Governo italiano aveva individuato nell’autocertificazione lo strumento idoneo a garantire il rispetto del c.d. “impegno Deggendorf “, consistente nel subordinare la concessione degli aiuti di stato alla preventiva verifica che i richiedenti il beneficio non avessero ricevuto e successivamente non restituito determinati aiuti che la Commissione Europea aveva dichiarato incompatibili, e dei quali aveva ordinato il recupero, e che, pertanto, in mancanza di tale dichiarazione, il cui deposito era stato anche sollecitato con la concessione di ulteriore termine dilatorio di dieci giorni, dovesse ritenersi legittimo il provvedimento di diniego;

5. avverso la sentenza di appello la società contribuente proponeva ricorso per cassazione, consegnato per la notifica il 23 luglio 2012, affidato a quattro motivi; l’Agenzia delle Entrate resisteva con controricorso;

6. con ordinanza interlocutoria di questa Corte n. 13343/2019, depositata il 17 maggio 2019, era stata disposta la sospensione del giudizio all’esito di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in ordine all’interpretazione della L. n. 296 del 2006, art. unico, comma 1223 (oggi L. n. 11 del 2005, art. 16 bis, comma 11), e del D.P.C.M. 23 maggio 2007, con riferimento all’art. 108 TFUE, comma 3, come interpretato dalla giurisprudenza c.d. Deggendorf, alla decisione C (2008)380 della Commissione Europea ed al principio comunitario di proporzionalità;

7. la parte ricorrente depositava atto di rinuncia agli atti del giudizio, sottoscritto dal difensore munito del relativo potere, ai sensi dell’art. 390 c.p.c., notificato all’Agenzia delle Entrate in data 23 settembre 2021, con allegata una transazione fiscale sottoscritta tra le parti in data 4 giugno 2019;

8. la Corte di Giustizia UE si pronunciava sul rinvio con ordinanza

del 6 maggio 2020;

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La rinuncia è rituale, poiché formulata in atto univoco in tal senso, sottoscritto dal difensore in questa sede, da qualificarsi munito dei relativi poteri; devono trovare pertanto applicazione gli artt. 390 e s.s. c.p.c.

La rinuncia, sebbene notificata, non risulta accettata, ma tale circostanza, non applicandosi l’art. 306 c.p.c., al giudizio di cassazione, non rileva ai fini dell’estinzione del processo.

La rinunzia al ricorso per cassazione infatti non ha carattere c.d. accettizio (che richiede, cioè, l’accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali) (Vedi Cass. n. 28675 del 2005) ed inoltre, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, comporta il conseguente venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione; rimane comunque salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio (Vedi Cass. n. 23840 del 2008 e n. 3971 del 2015; n. 10140 del 2020).

2. Quando alla rinuncia al ricorso per cassazione non abbia fatto seguito l’accettazione dell’altra parte, pur estinguendosi il processo, non opera, infatti, l’art. 391 c.p.c., comma 4, come modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, che esclude la condanna alle spese in danno del rinunciante, spettando al giudice il potere discrezionale di negarla solo in presenza di specifiche circostanze meritevoli di apprezzamento, idonee a giustificare la deroga alla regola generale della condanna del rinunciante al rimborso delle spese sostenute dalle altre parti (Vedi Cass. n. 9474 del 2020).

2.1 Nella specie, in assenza di una richiesta di condanna alle spese da parte della controricorrente, a cui la rinuncia è stata regolarmente notificata, sussistono giusti motivi per disporne la compensazione.

3. Quanto al contributo unificato va data continuità al principio secondo cui: ” In tema di impugnazioni, il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non trova applicazione in caso di rinuncia al ricorso per cassazione in quanto tale misura si applica ai soli casi tipici – del rigetto dell’impugnazione o della sua declaratoria d’inammissibilità o improcedibilità e, trattandosi di misura eccezionale, “lato sensu” sanzionatoria, è di stretta interpretazione e non suscettibile, pertanto, di interpretazione estensiva o analogica. (Vedi Cass. n. 23175 del 2015 e n. 190871 del 2018).

P.Q.M.

La Corte:

dichiara estinto il giudizio;

compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 5 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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