Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38737 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. un., 06/12/2021, (ud. 23/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38737

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Primo Presidente f.f. –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente di Sez. –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26000/2020 proposto da:

OLTRE GAMMA REAL ESTATE S.R.L., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO

BERTOLONI 35, presso lo studio dell’avvocato EMANUELA QUICI, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati DONATELLA MENTO, e

LORENZO TIZZI;

– ricorrente –

DIVISIONE INVESTIMENTI S.R.L., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA B. TORTOLINI 30,

presso lo studio del Dott. ALFREDO PLACIDI, rappresentata e difesa

dagli avvocati GUGLIELMO SAPORITO, e DANIELE DELAINI;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

PROVINCIA DI CREMONA, COMUNE DI CASALMAGGIORE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4813/2020 del CONSIGLIO DI STATO, depositata

il 29/07/2020.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/11/2021 dal Consigliere ENZO VINCENTI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. ALBERTO CARDINO, il quale

chiede l’accoglimento del ricorso principale e la declaratoria di

inammissibilità del ricorso incidentale.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Nell’anno 2000 il Comune di Casalmaggiore stipulò una convenzione urbanistica per l’attuazione del piano di lottizzazione industriale e artigianale c.d. “(OMISSIS)” anche con la società Divisione Investimenti s.r.l., la quale cedette, con atti notarili dell’11 ottobre 2006 e del 15 febbraio 2008, alcuni terreni inseriti nel piano di lottizzazione alla MPS Leasing & Factoring S.p.A., che, a sua volta, li concesse in locazione finanziaria alla Oltre Gamma Real Estate s.r.l. (di seguito anche solo Oltre Gamma).

2. – Con atto di citazione, notificato nel maggio del 2013, la Oltre Gamma convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Mantova, la Divisione Investimenti s.r.l. e ne chiese la condanna al risarcimento dei danni conseguenti alla mancata o tardiva realizzazione delle opere contemplate dalla convenzione urbanistica e, segnatamente, dell’innesto a rotatoria su una strada già statale e dei connessi interventi di asfaltatura e posa di segnaletica sulla strada di lottizzazione.

2.1. – Si costituì in giudizio la Divisione Investimenti s.r.l., la quale, evocando a giustificazione dell’inadempimento l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, chiese, ed ottenne, la chiamata in causa, a titolo di manleva, del Comune di Casalmaggiore e della Provincia di Cremona, siccome ritenuti responsabili della tardiva o mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione.

2.2. – Le Amministrazioni chiamate in causa si costituirono in giudizio, sollevando eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario e chiedendo, comunque, il rigetto della domanda proposta nei propri confronti.

2.3. – Con sentenza n. 286 del marzo 2017, l’adito Tribunale di Mantova declinò la propria giurisdizione, ritenendo sussistente la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

3. – Riassunta la causa dalla Oltre Gamma dinanzi al T.a.r. per la Lombardia – Sezione staccata di Brescia, quest’ultimo Tribunale amministrativo, con sentenza non definitiva n. 544, resa pubblica il 5 giugno 2018, reputando “possibile per il momento solo una pronuncia sulla giurisdizione, in quanto gli aspetti di merito della controversia richiedono integrazioni istruttorie”, dichiarò la propria giurisdizione, disponendo procedersi con l’attività istruttoria per l’ulteriore “definizione del merito”.

3.1. – In particolare, sul rilievo della chiamata in causa delle pubbliche amministrazioni che “hanno sottoscritto la convenzione urbanistica o sono intervenute nell’esecuzione della stessa adottando provvedimenti amministrativi”, il T.a.r. – convenendo, in punto di giurisdizione, “con la tesi accolta dal Tribunale di Mantova” affermo che:

a) “la controversia non riguarda(va) più soltanto i rapporti di credito tra i proprietari e gli utilizzatori dei terreni coinvolti nella lottizzazione, ma si sposta(va) sul problema dell’esercizio dei poteri di natura pubblicistica”;

b) la convenzione urbanistica “non era più soltanto un fatto esterno alla controversia, presupposto remoto e pacifico delle pretese delle parti privati, ma il quadro regolatorio di cui occorre(va) valutare il significato per stabilire chi, tra i soggetti pubblici e privati, non si (fosse) comportato correttamente nel dare attuazione a un programma di edificazioni comprendente anche opere di interesse pubblico”;

c) “(p)ertanto i contratti che costituiscono o trasferiscono diritti sui terreni della lottizzazione valgono alla pari dei comportamenti dei soggetti pubblici e privati, ossia come elementi di fatto da confrontare con la disciplina codificata nella convenzione urbanistica”;

d) “la decisione sulle domande risarcitorie discende(va), ed (era) logicamente dipendente, dall’accertamento della corretta procedura di esecuzione della convenzione urbanistica”;

e) “(u)na volta impostato il rapporto processuale con questa gerarchia di questioni non (era) più possibile scindere le cause attraverso decisioni separate”.

3.2. – Con sentenza definitiva n. 501 del 20 maggio 2019, il T.a.r. per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia – rammentando di aver, con la sentenza non definitiva n. 544 del 2018, “deciso la questione di giurisdizione” e, quindi, trattenuto “la controversia per la decisione di merito sia sulla principale sia sulla domanda di garanzia proposta con lo strumento del ricorso incidentale” – condannò la Divisione Investimenti s.r.l. al risarcimento dei danni patiti da Oltre Gamma, quantificati in complessivi Euro 239.580, oltre interessi sino al soddisfo, e rigettò la domanda di manleva proposta dalla stessa Divisione Investimenti s.r.l. nei confronti del Comune di Casalmaggiore e della Provincia di Cremona.

4. – Con sentenza n. 4813, non notificata e resa pubblica il 29 luglio 2020, il Consiglio di Stato – chiamato a pronunciarsi in ordine al gravame interposto, con atto di citazione del 22 luglio 2019, dalla Divisioni Investimenti s.r.l. avverso le summenzionate sentenze, non definitiva n. 544/2018 e definitiva n. 501/2019, del T.a.r. per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia – dichiarava, in parziale accoglimento dell’appello, “il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario in ordine alle pretese risarcitorie riconosciute dalla sentenza di primo grado”; respingeva l’appello “per la parte relativa all’asserita responsabilità” delle Amministrazioni chiamate in causa; riformava, quindi, la sentenza di primo grado, respingendo in parte il ricorso e, per il resto, dichiarandolo inammissibile per difetto di giurisdizione.

A sostegno della decisione (e per quanto specificamente interessa in questa sede) il giudice di secondo grado osservava:

a) era infondata l’eccezione di Oltre Gamma di inammissibilità dell’appello principale per violazione del preteso giudicato interno sulla questione di giurisdizione a seguito di mancata impugnazione della sentenza non definitiva n. 544/2018 del T.a.r., rispetto alla quale non era stata proposta riserva di appello ai sensi dell’art. 103 c.p.a., in quanto tale decisione aveva “riguardato principi generali sulla giurisdizione, ammettendo un generico sindacato del giudice amministrativo sull’operato dell’Amministrazione (in particolare, con riferimento all’iter di esecuzione dell’accesso stradale nel periodo fino al 28 gennaio 2014) e comunque disponendo un’istruttoria sulle circostanze dedotte in giudizio”;

b) soltanto “con la sentenza n. 501/2019, il T.a.r. ha valutato il successivo periodo (2014-2016), applicando gli stessi principi in relazione alla specificità del caso anche all’esito dell’istruttoria, con conseguente condanna al risarcimento del danno per violazione di una clausola del contratto di cessione delle aree”;

c) non si poteva, dunque, configurare “un giudicato sulla giurisdizione, avendo comunque solo la sentenza n. 501/2019 specificamente ricondotto alla giustizia amministrativa la causa petendi”, essendosi nella precedente sentenza n. 544/2018 solo “affermato, in linea generale, che “i contratti che costituiscono o trasferiscono diritti sui terreni della lottizzazione valgono alla pari dei comportamenti dei soggetti pubblici e privati, ossia come elementi di fatto da confrontare con la disciplina codificata nella convenzione urbanistica”, fermo restando l’accertamento della corretta procedura di esecuzione della convenzione urbanistica” e “tale accertamento, in concreto, vi è stato solo con la sentenza n. 501/2019”;

d) sussisteva il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo – in favore del giudice ordinario – in ordine alla condanna, in favore di Oltre Gamma, al risarcimento danni, sul rilievo, centrale, per cui “la questione sottoposta all’esame del giudice amministrativo riguarda(va) una controversia tra privati in ordine all’elusione di una clausola contenuta nel contratto di cessione di aree oggetto di un piano di lottizzazione” e, per tale ragione, “l’eventuale inadempimento delle disposizioni dello stesso contratto esula(va) dalla cognizione del giudice amministrativo”;

e) sussisteva la giurisdizione del giudice amministrativo sulla domanda di manleva formulata nei confronti del Comune e della Provincia sul rilievo per cui “correttamente il T.a.r. ha rilevato che nella convenzione urbanistica il Comune non aveva assunto alcun obbligo di progettazione”, là dove, “era anzi specificato che il compito di predisporre i progetti delle opere di urbanizzazione spettava ai lottizzanti”.

4. – Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Oltre Gamma, affidando le sorti dell’impugnazione ad unico motivo di ricorso.

Ha svolto ricorso incidentale, basato su unico motivo, la Divisione Investimenti s.r.l..

Non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli intimati Comune di Casalmaggiore e la Provincia di Cremona.

Il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte con le quali ha chiesto l’accoglimento del ricorso principale e l’inammissibilità del ricorso incidentale.

Entrambe le parti hanno depositato memoria; la Divisione Investimenti s.r.l. ha altresì depositato, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., documentazione già presente nel fascicolo di parte (contratti di compravendita dell’ottobre 2006 e del febbraio 2008).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo di ricorso principale la Oltre Gamma Real Estate s.r.l. denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, art. 111 Cost., comma 8, art. 110 c.p.a., la violazione e falsa applicazione dell’art. 37 c.p.c., art. 9 c.p.a. e della L. n. 69 del 2009, art. 59, per aver il Consiglio di Stato pronunciato – in contrasto con l’art. 24 Cost. e con i principi dell’effettività della tutela giurisdizionale e della ragionevole durata del processo – sulla questione di giurisdizione, nonostante un siffatto accertamento fosse precluso in ragione della formazione di relativo giudicato interno, posto che, come è incontestato, la sentenza non definitiva n. 544/2018 non è stata oggetto di impugnazione, né di riserva di appello, ai sensi dell’art. 103 c.p.a..

In particolare – sul rilievo per cui “il motivo di impugnazione della sentenza del Consiglio di Stato che si sostanzia nel vizio di violazione del giudicato interno è motivo ammissibile e sindacabile in quanto motivo attinente alla giurisdizione, ancorché relativo all’esercizio del potere giurisdizionale da parte del giudice amministrativo” – parte ricorrente afferma, in conformità alle citate Cass. Sez. Un. 20727/2012 e Cass. Sez. Un. 4682/2015, che “in presenza d’una decisione, anche implicita, sulla giurisdizione, in mancanza di impugnazione del relativo capo di sentenza si determina, con la formazione del giudicato, l’impedimento all’esercizio del potere del giudice di pronunciare la questione”.

1.1. – In subordine, viene dedotta, ai sensi dell’art. 362 c.p.c., comma 2, n. 1, la sussistenza d’un conflitto negativo di giurisdizione, di cui si chiede la risoluzione, per aver il Tribunale di Mantova nonché il Consiglio di Stato negato contestualmente la propria giurisdizione, ordinaria ed amministrativa.

2. – Con ricorso incidentale basato su unico motivo la Divisione Investimenti s.r.l. lamenta, ai sensi dell’art. 362 c.p.c., comma 2, n. 1, la violazione della norma sui conflitti di giurisdizione e degli artt. 7 e 133 c.p.a. per il caso in cui “le Sezioni Unite ritengano rilevante la pronuncia del T.a.r. Brescia n. 544/2018 sulla giurisdizione relativa all’intera vicenda”, assumendosi che possa prospettarsi “in ogni tempo” il “difetto di giurisdizione del giudice amministrativo su un rapporto tra privati quale quello svoltosi tra il 28 gennaio 2014 (termine della procedura amministrativa) ed il 25 febbraio 2016 (attivazione del nuovo accesso)”.

3. – L’unico motivo di ricorso principale è fondato, mentre è inammissibile il ricorso incidentale e rimane, altresì, assorbita la richiesta, subordinata, della Oltre Gamma di esame della sussistenza di un conflitto negativo di giurisdizione.

3.1. – La giurisprudenza di questa Corte regolatrice della giurisdizione, consolidatasi a partire dalla sentenza n. 23306/2011 e che il Collegio intende ribadire – giurisprudenza evocata nel ricorso principale e nelle conclusioni del pubblico ministero e sulla quale non si sofferma affatto la Divisioni Investimenti s.r.l. – è nel senso che il ricorso per cassazione contro le sentenze del Consiglio di Stato e da considerare proposto per motivi inerenti alla giurisdizione, in base all’art. 111 Cost., comma 8, art. 362 c.p.c., comma 1 e art. 110 c.p.a., e come tale è ammissibile, quante volte il motivo di ricorso si fonda sull’allegazione che la decisione sulla giurisdizione, tuttavia adottata dal giudice amministrativo, era preclusa per essersi in precedenza formato il giudicato sulla questione (cfr. anche Cass., S.U., n. 20727/2012 e Cass., S.U., n. 4682/2015, in precedenza, Cass., S.U., n. 4109/2007).

Tale orientamento, dunque, ha inteso attrarre il vizio di violazione del giudicato interno sulla giurisdizione al motivo attinente a questa, non dando rilievo ad una eventuale esistenza di una decisione difforme dal giudicato interno, per cui, se una siffatta decisione vi sia, essa va cassata per violazione del giudicato.

Ciò in quanto, come ancora evidenziato dalla citata sentenza del 2011, quel giudicato “vincola il giudice del processo in cui si è formato e la Corte, quando decide del ricorso per cassazione, ancorché per motivi inerenti alla giurisdizione e contro decisione del giudice amministrativo o contabile, pronuncia nell’ambito di quel giudizio”.

La perimetrazione in questi termini del sindacato di questa Corte ha trovato giustificazione anzitutto sulla specifica incidenza specialmente a partire dalla sentenza di queste Sezioni Unite n. 24883/2008 sul giudicato implicito sulla giurisdizione – della disciplina del regime delle impugnazioni sulla regola stabilita dall’art. 37 c.p.c., con la conseguenza che si è inteso escludere che “il giudice dei successivi gradi del processo abbia il potere di tornare a decidere della questione di giurisdizione, dopo una pronuncia che la concerna, espressa o implicita che sia”.

Inoltre, sulla regola del citato art. 37 ha inciso – a seguito della sentenza n. 77 del 2007 della Corte costituzionale, che “ha portato ad emersione nell’ordinamento e come aspetto essenziale del principio di effettività della tutela giurisdizionale, quello di unità funzionale della giurisdizione” – la disciplina della transiatio iudicii dettata dalla L. n. 69 del 2009, art. 59, la quale “dimostra che alla Corte di Cassazione spetta non solo verificare l’ammissibilità della richiesta che il giudice indicato le indirizza, ma anche e di necessità di sindacare – perché contraria ad un giudicato sulla giurisdizione, oramai formatosi all’interno del processo suscitato dalla domanda originaria – un’eventuale decisione del giudice amministrativo o contabile di secondo grado, che tale giudicato abbia ritenuto di poter superare tornando a declinare la giurisdizione. Conseguenza, questa, ineluttabile a pena di vanificare l’operatività del congegno ed a mettere in crisi il principio di effettività della tutela giurisdizionale”.

In definitiva, la prospettata violazione da parte del Consiglio di Stato di una norma del procedimento incidente sul rilievo di giurisdizione – come la disciplina che regola la formazione del giudicato, anche implicito, su tale questione – non è violazione di una norma meramente processuale, interna ai limiti della giurisdizione, ma violazione che si sostanzia in una decisione sulla giurisdizione, sindacabile dalle Sezioni Unite.

E tale sindacato, in quanto sulla giurisdizione, è un sindacato pieno, che investe la portata delle norme processuali di riferimento e con esse l’esistenza o meno della formazione di un giudicato processuale sulla giurisdizione, a prescindere, dunque, dall’interpretazione che sul punto possa averne dato la decisione impugnata del giudice amministrativo.

Del resto, il sindacato anzidetto ha trovato riconoscimento anche nel più risalente precedente giurisprudenziale innanzi ricordato (Cass., S.U., n. 4109/2007, che, a sua volta, richiama la ancora più datata Cass., S.U., n. 411/1987), che ebbe a pronunciarsi in un caso analogo a quello ora in esame, affermando “che qualora il tribunale amministrativo regionale abbia espressamente e positivamente statuito sulla propria giurisdizione, provvedendo poi sul ricorso, la mancata riproposizione, in sede di appello davanti al Consiglio di Stato, della relativa questione determina la formazione del giudicato interno sulla giurisdizione. L’inosservanza di tale preclusione da parte del Consiglio di Stato, che ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo pur in assenza d’impugnazione sulla statuizione del Tribunale Amministrativo Regionale espressamente affermativa della sua giurisdizione, comporta che, vertendosi in tema di violazione attinente ai limiti esterni della potestas decidendi (…) e ritenuto che sulla giurisdizione del giudice amministrativo sussiste il giudicato interno, la impugnata sentenza deve essere cassata con rinvio per nuovo esame al Consiglio di Stato”.

3.2. – Nella specie, la sentenza non definitiva n. 544/2018 del T.a.r. per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia – resa, dunque, ai sensi dell’art. 36, comma 2, c.p.a. (“Il giudice pronuncia sentenza non definitiva quando decide solo su alcune delle questioni, anche se adotta provvedimenti istruttori per l’ulteriore trattazione della causa”) – ha affermato e dichiarato, anche in dispositivo, la propria giurisdizione su tutte le pretese azionate nel giudizio ad esso devoluto, la cui decisione nel merito è stata rimessa alla sentenza definitiva per le esigenze di istruire la causa.

In tal senso (e a prescindere dalla sua correttezza in iure) è chiara e netta la statuizione del T.a.r. di radicare presso di sé (in esplicita adesione alla statuizione resa dal Tribunale ordinario di Mantova, originariamente adito dalla Oltre Gamma) la giurisdizione non solo sulle pretese risarcitorie avanzate dalla Oltre Gamma, ma anche su quelle di manleva proposte dalla Divisione Investimenti s.r.l. nei confronti delle amministrazioni pubbliche chiamate in causa a titolo di garanzia (cfr. sintesi al p. 3.1. dei “Fatti di causa”, cui si rinvia integralmente).

E, sebbene non sia circostanza dirimente (rispetto al dato della pregressa formazione del giudicato), il T.a.r. per la Lombardia, con la sentenza definitiva n. 501/2019, ha comunque ribadito, in modo inequivocabile, di essersi già pronunciato sulla giurisdizione con la sentenza non definitiva (cfr. p.p. 12 e 13 della sentenza n. 501/2019: “12. Questo TAR, con sentenza non definitiva n. 544 del 5 giugno 2018, ha deciso la questione della giurisdizione, concordando con la pronuncia del Tribunale di Mantova e trattenendo quindi la controversia per la decisione di merito sia sulla domanda principale sia sulla domanda di garanzia proposta con lo strumento del ricorso incidentale. 13. Nella sentenza non definitiva n. 544/2018 è stata inoltre disposta istruttoria a carico del responsabile del Settore Urbanistica del Comune sullo stato dei luoghi e sulle varie fasi del procedimento di autorizzazione dell’innesto a rotatoria. Contemporaneamente, è stata disposta istruttoria a carico di Oltre Gamma Real Estate srl per chiarire le voci di danno esposte nel ricorso”.).

Avverso la sentenza non definitiva (come, del resto, non è contestato) non è stato proposto appello o riserva di appello ai sensi dell’art. 103 c.p.a., ossia “con atto notificato entro il termine per l’appello e depositato nei successivi trenta giorni presso la segreteria del tribunale amministrativo regionale”.

Ciò che si sarebbe reso necessario secondo la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato, che, per l’appunto, ritiene che l’impugnativa delle sentenze non definitive del giudice amministrativo è disciplinata esclusivamente dall’art. 103 c.p.a., non applicandosi le norme dettate in materia dal codice dell’art. 340 c.p.c. (cfr., tra le altre, Cons. Stato, IV, n. 5114/2017).

Essendo, dunque, stata impugnata la sentenza non definitiva soltanto unitamente alla sentenza definitiva n. 501/2019, la declaratoria di giurisdizione pronunciata nella prima decisione è passata in giudicato.

Trova, infatti, applicazione, a tale specifico riguardo, l’art. 9 c.p.a., per cui il “difetto di giurisdizione… (n)ei giudizi di impugnazione è rilevato se dedotto con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla giurisdizione”.

Opera, quindi, nel processo amministrativo la preclusione prevista dall’art. 9 c.p.a., che regola la deduzione delle questioni di giurisdizione nell’ambito delle specifiche norme processuali che strutturano il rito del relativo plesso giurisdizionale (Cass., SU, n. 26497/2020), per cui, nel nostro caso, il motivo di appello sulla giurisdizione avrebbe dovuto essere proposto in base alla disciplina dettata dal citato art. 103.

Posta, quindi, la formazione del giudicato a seguito della sentenza non definitiva n. 544/2018, non poteva il Consiglio di Stato rimettere in discussione la maturata preclusione.

Ciò che, invece, il giudice di appello ha fatto attraverso una interpretazione della portata del giudicato anzidetto (cfr. sintesi al p. 4 dei “Fatti di causa”, cui si rinvia integralmente) del tutto contrastante con l’evidenza della statuizione resa dal primo giudice in punto di giurisdizione, che non è stata astratta, ma concreta e specifica, vertendo su tutte le domande proposte in giudizio (sia risarcitorie, che di manleva) ed espressamente pronunciata in dispositivo, con la coerente rimessione alla decisione definitiva del solo merito della controversia, che necessitava di istruzione probatoria.

4. – Il ricorso incidentale è inammissibile per l’assorbente considerazione – espressa, in modo condivisibile, dallo stesso pubblico ministero nelle proprie conclusioni scritte – secondo cui, in ragione dell’accertata formazione di giudicato sulla giurisdizione che ha precluso al giudice di appello di statuire al riguardo, è venuto meno lo stesso presupposto del conflitto di giurisdizione, ossia la coesistenza di due sentenze che hanno deciso in modo opposto in punto di giurisdizione, giacché la sentenza non definitiva del T.a.r. per la Lombardia, sulla quale si è formato il giudicato sulla giurisdizione, a tal riguardo si è espressa in modo del tutto conforme alla sentenza resa dall’originariamente adito giudice ordinario, Tribunale di Mantova.

5. – Il ricorso principale va, dunque, accolto, mentre va dichiarato inammissibile il ricorso incidentale.

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa al Consiglio di Stato, cui rimette di provvedere sulle spese di questo grado del giudizio.

P.Q.M.

accoglie il ricorso il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale;

cassa la decisione impugnata e rinvia la causa al Consiglio di Stato, cui rimette di provvedere sulle spese di questo grado del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite civili, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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