Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38732 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 13770/2019 R.G. proposto da:

F.E., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour,

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’Avvocato Carlo Paglia, giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Napoli depositato il 9/4/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/10/2021 dal Cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Napoli, con decreto depositato il 9 aprile 2019, rigettava il ricorso proposto da F.E., cittadino del Gambia, avverso il provvedimento, emesso dalla locale Commissione territoriale, di diniego di riconoscimento del suo status di rifugiato nonché del suo diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2 e 14, o a quella umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

Rilevava – fra l’altro e per quanto qui di interesse – che il racconto del migrante (il quale aveva dichiarato di essersi allontanato dal paese di origine per il timore di essere arrestato in ragione della sua omosessualità) non era credibile, ritenendo di conseguenza che non potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato in ragione della condizione allegata.

Riteneva, inoltre, che la non credibilità del narrato compromettesse anche la possibilità di riconoscere al richiedente asilo la protezione umanitaria.

2. Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso F.E. prospettando due motivi di doglianza.

Il Ministero dell’Interno si è costituito al di fuori dei termini di cui all’art. 370 c.p.c., al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3.1 Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 5 e 7, in quanto il Tribunale ha omesso di esaminare le caratteristiche dell’ordinamento giuridico del paese di origine, non ha assolto il dovere di indagine a cui era tenuto né ha adeguatamente valorizzato la condotta del F., il quale aveva compiuto ogni sforzo possibile per la ricostruzione della sua vicenda personale,al fine di apprezzare la verosimiglianza delle dichiarazioni rese, omettendo di considerare la delicatezza della fattispecie e il comprensibile imbarazzo del migrante nel rispondere alle domande che gli venivano poste.

3.2 Il secondo motivo lamenta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, poiché il Tribunale non ha esaminato la domanda alla luce di informazioni aggiornate sulla situazione esistente nel paese di origine, dalle quali sarebbe venuta in rilievo la condizione di vulnerabilità del ricorrente.

Del pari non sono state acquisite informazioni sulla Libia, paese in cui F. era transitato prima del suo arrivo in Italia.

4. I motivi, da esaminarsi congiuntamente in ragione della loro parziale sovrapponibilità, sono ambedue inammissibili.

4.1 La valutazione di affidabilità del dichiarante è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici indicati all’interno del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di criteri generali di ordine presuntivo idonei a illuminare il giudice circa la veridicità delle dichiarazioni rese (Cass. 20580/2019).

Il giudice di merito si è ispirato a questi criteri laddove, all’esito dell’esame delle dichiarazioni rese dal migrante in sede amministrativa, ha rilevato – come previsto dall’art. 3, comma 5, lett. c, appena citato – la contraddittorietà, l’eccessiva vaghezza e la non verosimiglianza del racconto fatto dal migrante.

Una volta constatato come la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente asilo sia il risultato di una decisione compiuta alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, è sufficiente aggiungere che la stessa costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, censurabile in questa sede solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile.

Si deve, invece, escludere l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura e interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, nel senso proposto in ricorso, trattandosi di censura attinente al merito; censure di questo tipo si riducono, infatti, all’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, che però è estranea all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la quale è sottratta al sindacato di legittimità (Cass. 3340/2019).

4.2 Il giudizio di inattendibilità delle dichiarazioni del migrante esimeva poi il giudice di merito dall’assumere informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel paese di origine, in mancanza di una storia individuale rispetto alla quale valutare la coerenza esterna, la plausibilità ed il livello di rischio.

In vero, secondo la giurisprudenza di questa Corte, una volta esclusa la credibilità intrinseca della narrazione offerta dal richiedente asilo alla luce di riscontrate contraddizioni, lacune e incongruenze, non deve procedersi al controllo della credibilità estrinseca – che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito – poiché tale controllo assolverebbe alla funzione meramente teorica di accreditare la possibilità astratta di eventi non provati riferiti in modo assolutamente non convincente dal richiedente (v. Cass. 24575/2020, Cass. 6738/2021).

4.3 Quanto poi alla mancata acquisizione di informazioni e fonti qualificate in ordine alla generale situazione esistente nel paese di provenienza è sufficiente osservare come il contesto nazionale non indagato non assumesse, di per sé, alcuna rilevanza in funzione dell’accertamento di una condizione di vulnerabilità del richiedente asilo.

In vero il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, quale misura atipica e residuale, è il frutto della valutazione della specifica condizione personale di particolare vulnerabilità del richiedente.

Ne consegue che a tal fine non è sufficiente la mera allegazione delle condizioni generali del paese di origine a cui non si accompagni l’indicazione di come siffatta situazione influisca sulle condizioni personali del richiedente asilo provocando una particolare condizione di vulnerabilità.

Pure l’allegazione di una permanenza in Libia, non accompagnata da indicazioni capaci di evidenziare quale connessione vi fosse tra il transito attraverso quel paese e il contenuto della domanda di protezione umanitaria, non assumeva rilievo al fine di delineare una situazione di vulnerabilità in capo al migrante, sicché rimaneva irrilevante compiere alcuna verifica sulla situazione esistente in quel paese.

5. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va dichiarato inammissibile.

La costituzione dell’amministrazione intimata al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c., ed al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, non celebrata, esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA