Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3873 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 08/02/2022), n.3873

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6423/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

Servis s.r.l., in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa dagli

avv.ti Marco Loi e Francesco Demartis, del foro di Sassari,

elettivamente domiciliata in Roma, alla via Colossi n. 53, presso

l’avv. Daniela Empoli;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 66/8/11 della Commissione tributaria regionale

della Sardegna, sezione staccata di Sassari, pronunciata in data 11

marzo 2011, depositata il 22 marzo 2011 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 15 dicembre

2021 dal consigliere Andreina Giudicepietro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo contro la Servis s.r.l. per la cassazione della sentenza n. 66/8/11 della Commissione tributaria regionale della Sardegna, sezione staccata di Sassari, pronunciata in data 11 marzo 2011, depositata il 22 marzo 2011 e non notificata, che ha solo parzialmente accolto l’appello dell’Ufficio, in controversia avente ad oggetto l’impugnativa dell’avviso di accertamento relativo al recupero di crediti d’imposta per l’anno 2002;

con la sentenza impugnata, la C.t.r. riteneva che le attrezzature acquistate dalla società dovessero ritenersi acquisite dopo il 13 marzo 2001 e rientrassero nell’agevolazione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 8;

inoltre, la C.t.r. riteneva che l’investimento agevolabile andasse rideterminato tenendo conto delle rettifiche operate dall’ufficio e che dovesse essere recuperato il credito di imposta utilizzato dalla società in compensazione nel periodo di sospensione (13-11-2002/9-4-2003) ai sensi del D.L. n. 253 del 2002, art. 1;

infine, rilevando che nel caso in esame vi era stato l’omesso versamento da parte della società di imposte dichiarate, la C.t.r. riteneva dovute le sanzioni nella misura del 30% degli importi indebitamente compensati;

la società contribuente resiste con controricorso e spiega ricorso incidentale affidato a tre motivi;

il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 28 novembre 2018, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis-1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197;

nelle more la società contribuente ha depositato istanza di sospensione del processo, D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6, comma 10, al fine di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla citata disposizione;

con ordinanza del 28 novembre 2018 la Corte ha sospeso il processo ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, convertito dalla L. n. 136 del 2019, e rinviato la causa a nuovo ruolo;

successivamente il ricorso è stato nuovamente fissato per la Camera di consiglio del 15 dicembre 2021.

Diritto

CONSIDERATO

che:

preliminarmente, deve rilevarsi che non risulta depositata alcuna documentazione attestante la presentazione della domanda di definizione agevolata e la quietanza di pagamento dell’importo previsto per il perfezionamento della definizione, ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, commi 8, 9 e 10, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136;

deve, dunque, passarsi all’esame del merito del ricorso;

con il primo motivo del ricorso principale, l’Agenzia ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8 (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 75,artt. 1510 e 1476 c.c.), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo la ricorrente i beni indicati nelle bolle di accompagnamento nn. 40 e 41 (di cui alla fattura n. 73 emessa dalla ditta P.R.) non rientrerebbero nella disciplina del menzionato art. 8, in quanto spediti il giorno 13/3/2001, cioè anteriormente alla data di inizio dell’agevolazione, decorrente dal 14/3/2001;

secondo l’Agenzia, infatti, la data di acquisizione doveva intendersi coincidente con quella di spedizione;

inoltre, la ricorrente deduce che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di appello, la consegna di tali beni doveva ritenersi avvenuta lo stesso giorno della spedizione, in quanto le merci provenivano da un deposito sito nella zona industriale di (OMISSIS), distante solo poche ore dal luogo di destinazione, come era dato evincersi dalle stesse bolle di accompagnamento;

il motivo è infondato e va rigettato;

la L. n. 388 del 2000, art. 8, comma 1 – quale vigente ratione temporis e cioè alla data dell’effettuazione dell’investimento ad opera del contribuente, pacificamente risultante, dalla narrativa delle due difese, da fattura del (OMISSIS) – dispone che “ai soggetti titolari di reddito d’impresa, esclusi gli enti non commerciali, che, a decorrere dal periodo in corso al 31 dicembre 2000 e fino alla chiusura del periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006, effettuano nuovi investimenti nelle aree territoriali individuate dalla Commissione delle Comunità Europee come destinatarie degli aiuti a finalità regionale di cui alle deroghe previste dal Trattato che istituisce la Comunità Europea, art. 87, paragrafo 3, lett. a) e c), come modificato dal Trattato di Amsterdam di cui alla L. 16 giugno 1998, n. 209, è attribuito un credito d’imposta entro la misura massima consentita nel rispetto dei criteri e dei limiti di intensità di aiuto stabiliti dalla predetta Commissione. Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2000 sono agevolabili i nuovi investimenti acquisiti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge o, se successiva, dall’approvazione del regime agevolativo da parte della Commissione delle Comunità Europee. Il credito d’imposta non è cumulabile con altri aiuti di Stato a finalità regionale o con altri aiuti che abbiano ad oggetto i medesimi beni che fruiscono del credito d’imposta”;

questa Corte ha avuto modo di evidenziare che “in tema di agevolazioni per investimenti in aree svantaggiate, la L. n. 388 del 2000, art. 8, deve essere interpretato nel senso che può riconoscersi il credito di imposta solo per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2000, con decorrenza successiva al 14 marzo 2001, ossia dalla data di approvazione del detto regime agevolativo da parte della Commissione Europea, non potendosi viceversa riconoscere per investimenti avviati prima di suddetta data (nei vari anni di imposta, purché successivi al 2000), ostandovi il tenore letterale della disposizione, nonché ragioni di logica e ragionevolezza” (Cass. n. 2476/2020);

inoltre, si è anche detto che “in tema di agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate, ai fini della fruizione del credito di imposta previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 8, il momento nel quale le spese di acquisizione dei beni mobili si considerano sostenute deve essere individuato – in forza del richiamo del D.L. n. 138 del 2002, art. 10, comma 3, conv. nella L. n. 178 del 2002, al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75 comma 2, lett. a) (attuale art. 109), nella consegna del bene, che costituisce regola generale applicabile ai nuovi investimenti in beni strumentali mobili, eccezionalmente derogata dalla disciplina intertemporale per i “contratti conclusi” dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 138 del 2002, ma prima della sua conversione” (Cass. n. 18424/2018);

la sentenza impugnata, nel ritenere che, ai fini dell’applicabilità dell’agevolazione, dovesse farsi riferimento alla data della fattura o comunque della consegna dei beni al destinatario, essendo il trasporto a carico del mittente, non incorre, quindi, nella denunziata violazione di legge;

inoltre, nel caso di specie, la C.t.r. ha ritenuto in fatto che la società contribuente avesse provato che la consegna fosse certamente avvenuta dopo il 14 marzo 2001, in quanto i beni, spediti il 13 marzo, erano di grandi dimensioni ed avevano percorso una notevole distanza;

sul punto, il giudizio in fatto della C.t.r. non è stato correttamente impugnato dall’Agenzia ricorrente, che non ha denunziato neanche la violazione delle norme sulla prova presuntiva o sulla ripartizione dell’onere probatorio, ma ha semplicemente contrapposto una diversa ricostruzione dei fatti rispetto a quanto accertato dai giudici di merito, deducendo che la consegna doveva ritenersi avvenuta lo stesso giorno della spedizione, perché i beni erano provenienti da un deposito in Sardegna, non molto lontano dal luogo di destinazione, e non da Mantova, come erroneamente ritenuto dal giudice di appello;

passando al ricorso incidentale, con il primo motivo la società contribuente denunzia l’omessa pronuncia e la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

secondo la ricorrente incidentale, il giudice di appello avrebbe completamente omesso di pronunciarsi sulle questioni, già sottoposte alla C.t.p. e richiamate nelle controdeduzioni in appello, relative alla determinazione dell’investimento netto agevolabile ed all’utilizzo del credito nel periodo di sospensione;

il motivo è infondato, in quanto è di tutta evidenza che la C.t.r. si sia espressamente pronunciata, ritenendo fondate le rettifiche apportate dall’ufficio alla determinazione dell’investimento netto agevolabile, nonché l’indebito utilizzo in compensazione del credito d’imposta nel periodo di sospensione;

sotto altro profilo, il motivo si palesa inammissibile, in quanto non riporta, neanche riassuntivamente, il contenuto delle censure avanzate con il ricorso introduttivo dalla società contribuente in primo grado e richiamate nelle controdeduzioni in appello, che si assumono non esaminate dal giudice di seconda istanza;

con il secondo motivo del ricorso incidentale, la società contribuente denunzia l’ultrapetizione e la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riferimento alle sanzioni;

invero, la C.t.p. di Sassari aveva accolto il ricorso della contribuente anche con riferimento alle sanzioni, ritenendo che vi fossero obiettive situazioni di incertezza sulla portata e l’ambito di applicazione delle disposizioni normative di riferimento;

secondo la contribuente, tale statuizione non era stata specificamente impugnata dall’Agenzia delle entrate, che non aveva impugnato la sentenza in relazione alle cause di non punibilità, ritenute sussistenti dal giudice di primo grado;

il motivo è inammissibile, in quanto difetta di autosufficienza, non riportando il tenore dell’atto di appello dell’amministrazione finanziaria, nel quale, per stessa ammissione della società contribuente, vi era un espresso riferimento al fatto che le sanzioni fossero dovute;

pertanto, la doglianza, per come formulata, deve ritenersi inammissibile, in quanto non consente alla Corte di valutare la sussistenza del vizio di ultrapetizione;

con il terzo motivo del ricorso incidentale, la società contribuente denunzia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16, e del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo la ricorrente, le sanzioni in relazione alla compensazione del credito di imposta alla data del 13 novembre 2002 dovevano essere escluse per il fatto che la normativa relativa alla sospensione era stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale quello stesso giorno, per cui l’ignoranza del contribuente era da considerarsi incolpevole;

il motivo è inammissibile;

come è stato più volte ribadito da questa Corte, la situazione di obiettiva incertezza normativa non può tradursi in uno stato di ignoranza soggettivo;

“in tema di sanzioni per violazioni delle norme tributarie, l’obiettiva “incertezza normativa tributaria” – desumibile, da parte del giudice, da una serie di “fatti indice” – è caratterizzata dall’impossibilità di individuare con sicurezza, al termine di un procedimento interpretativo corretto, la norma giuridica nel cui ambito il caso di specie è sussumibile, e va distinta dalla soggettiva ignoranza incolpevole del diritto – il cui accertamento è demandato esclusivamente al giudice e non può essere operato dall’Amministrazione – come emerge dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, che distingue le due figure pur ricollegandovi i medesimi effetti” (Cass. n. 32082/2019);

per quanto fin qui esposto, il ricorso principale dell’Agenzia delle entrate e quello incidentale della società contribuente vanno rigettati;

la reciproca soccombenza giustifica la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso principale dell’Agenzia delle entrate e quello incidentale della società contribuente e compensa le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

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