Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38724 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2021, (ud. 17/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38724

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 14680/2015 R.G. proposto da:

F.R., elettivamente domiciliato in Roma, piazza della

Libertà n. 20, presso lo studio dell’Avv. Francesco Caroleo, dal

quale, unitamente all’Avv. Emiliano Campi, è rappresentato e

difeso, giusta procura in calce al ricorso introduttivo;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 6402/2014 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, depositata il 4 dicembre 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17 settembre

2021 dal Consigliere Raffaele Rossi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. F.R. adì gli organi di giurisdizione tributaria avverso una cartella di pagamento causalmente ascritta ad omesso o inesatto versamento di IRPEF (e relative addizionali e sanzioni) per l’anno d’imposta 2006. Dedusse, in sintesi: la nullità della cartella quale conseguenza della giuridica inesistenza della notifica del prodromico avviso di accertamento; la decadenza dell’Amministrazione dal potere di accertamento, per decorso del termine di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 43; l’infondatezza nel merito della pretesa azionata e l’inapplicabilità delle sanzioni irrogate.

2. L’impugnativa del contribuente, accolta in prime cure, è stata poi disattesa, a seguito di appello interposto dall’Agenzia delle Entrate, dalla sentenza in epigrafe indicata.

A fondamento della decisione, la pronuncia ha ritenuto la rituale notifica a mezzo posta dell’avviso di accertamento e la derivante inammissibilità del ricorso a mente del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, comma 3, in quanto “la cartella può essere impugnata solo per vizi propri” e non è “possibile far valere eccezioni che potevano essere sollevate solo impugnando l’atto prodromico”.

3. Ricorre per cassazione F.R., articolando due motivi;

resiste, con controricorso, l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo, per violazione o falsa applicazione della della L. 20 novembre 1982, n. 890, artt. 3 e 4, si assume la giuridica inesistenza della notificazione dell’avviso di accertamento, eseguita a mezzo del servizio postale, stante “l’assenza della relata di notifica congiuntamente all’assenza dell’avviso di ricevimento della raccomandata” e considerata la inidoneità del mod. 28/Aut ai fini di provare il regolare perfezionamento della notifica.

5. Con il secondo motivo, per violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, si sostiene che derivando dalla giuridica inesistenza dell’avviso di accertamento la nullità della cartella era proprio contro quest’ultima che andava rivolta l’impugnativa in sede giurisdizionale.

6. Le doglianze – da scrutinare congiuntamente, poiché avvinte da stretto vincolo di connessione – sono infondate.

6.1. Dalla motivazione della impugnata sentenza (segnatamente, dalla parte in cui si legge che “in data (OMISSIS) alle ore (OMISSIS) il portalettere sig. G. ha notificato al sig. F. la raccomandata spedita dall’Agenzia delle Entrate e recante l’avviso di ricevimento”) si inferisce, in maniera univoca, che nella specie la (contestata) notificazione dell’avviso di accertamento è avvenuta mediante spedizione “diretta” a mezzo del servizio postale ad opera dell’Ufficio finanziario, avvalendosi della facoltà expresse riconosciuta dalla L. n. 890 del 1982, art. 14, comma 1, primo periodo.

Come ha reiteratamente chiarito questa Corte, la disposizione ora richiamata importa che “il notificante è abilitato alla notificazione dell’atto senza l’intermediazione dell’ufficiale giudiziario (ferma restando, ovviamente, quella dell’ufficiale postale), e, quindi, a modalità di notificazione semplificata, alle quali, pertanto, non si applicano le disposizioni della L. n. 890 del 1982, concernenti le sole notificazioni effettuate a mezzo posta tramite gli ufficiali giudiziali (o, eventualmente, i messi comunali e i messi speciali autorizzati), bensì le norme concernenti il servizio postale ordinario (…) Dalla (ritualità della) notifica dell’avviso di accertamento a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento deriva (…) (a) che la lettera raccomandata o il telegramma costituiscono prova certa della spedizione attestata dall’ufficio postale attraverso la ricevuta di spedizione e (b) la presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione e dell’ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, di arrivo dell’atto al destinatario e di conoscenza ex art. 1335 c.c. dello stesso, per cui, vigendo la presunzione di conoscenza da parte di esso destinatario, incombe su questo (ove neghi di averne avuto notizia) l’onere di provare di essersi trovato senza colpa nella impossibilità di prenderne cognizione” (così testualmente, Cass. 06/06/2012, n. 9111; in senso conforme, tra le tante, Cass. 04/07/2014, n. 15315; Cass. 15/07/2016, n. 14501; Cass. 13/06/2016, n. 12083; Cass. 04/04/2018, n. 8293).

6.2. Sulla scorta delle disposizioni dettate dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria (in dettaglio, dal D.P.R. 29 maggio 1982, n. 655, dal D.M. 09 aprile 2001 e dal D.M. 01 ottobre 2008), è consolidato il principio di diritto secondo cui per il perfezionamento della notifica in tal guisa effettuata, è sufficiente che sia avvenuta la consegna del plico raccomandato al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’Ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente e senza necessità di redazione di alcuna relata di notifica o di annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alle generalità, alla qualità o alla relazione con il destinatario della persona cui è stato consegnato il plico (in particolare, si vedano Cass. 28/05/2020, n. 10131; Cass. 14/11/2019, n. 29642; Cass. 12/06/2018, n. 15364).

6.3. La sentenza gravata è conforme a tale insegnamento.

Irrilevante la mancata stesura di una relata di notifica, il giudice di prossimità ha infatti ritenuto la regolarità del procedimento notificatorio dell’avviso di accertamento sulla base delle risultanze dell’avviso di ricevimento del plico raccomandato, riscontrando su di esso l’apposizione della sottoscrizione del destinatario dell’atto (“nella ricevuta di ritorno appare la firma del contribuente che non è stata disconosciuta in giudizio né in altre sedi”).

E dal ravvisato perfezionamento della notifica del prodromico atto impositivo ha correttamente reputato preclusa l’impugnativa della successiva cartella esattoriale, siccome formulata per motivi e circostanze da far valere, indefettibilmente e a pena di decadenza, con ricorso giurisdizionale avverso l’avviso di accertamento (cfr. Cass. 29/04/2020, n. 8293; Cass. 16/05/2019, n. 13144).

7. Rigettato il ricorso, il regolamento delle spese di lite segue il principio della soccombenza, con liquidazione come in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente F.R. al pagamento in favore della controricorrente Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.415 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Quinta Sezione Civile, il 17 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA