Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38701 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38701

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margerita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32965-2019 proposto da:

S.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL MONTE

OPPIO 5, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO PASCUCCI, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati LOREDANA LIONETTI,

FABRIZIO DI BIASE;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati LELIO MARITATO, CARLA

D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, ANTONIETTA CORETTI, ANTONINO SGROI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 765/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 26/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

S.D. ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Bari che, confermando la sentenza del Tribunale di Foggia, ha dichiarato la legittimità della sua cancellazione da parte dell’Inps dagli elenchi anagrafici per gli operai a tempo determinato del settore agricolo; la Corte territoriale ha sostanzialmente ritenuto che la prova testimoniale non avesse fugato le perplessità circa l’effettiva esistenza di rapporti di lavoro subordinato in capo all’appellante e che pertanto, non si fosse verificato il presupposto, indefettibilmente richiesto dal diritto del lavoro e previdenziale, idoneo a riabilitare in sede giudiziaria un rapporto di lavoro disconosciuto dall’Inps;

S.D. ha affidato le sue ragioni a quattro motivi di ricorso, illustrati da successiva memoria;

l’Inps ha depositato procura speciale in calce al ricorso;

e’ stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente deduce “Violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.”; lamenta che la Corte territoriale abbia conferito al verbale ispettivo dell’Inps – atto di natura stragiudiziale – il valore di prova idonea a supportare la cancellazione del suo nominativo dagli elenchi anagrafici, con l’effetto di invertire l’onere probatorio facendolo gravare interamente sul lavoratore;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per grave travisamento della prova, con conseguente errata ricostruzione del fatto e quindi contraddittorietà della motivazione”; diversamente da quanto affermato dalla Corte territoriale secondo la quale la prova per testi non sarebbe stata capace di contrastare le risultanze del verbale ispettivo, sostiene di contro che egli avrebbe provato in maniera rigorosa l’esistenza di un rapporto di lavoro agricolo di natura subordinata;

col terzo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, lamenta “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”; afferma che il giudice dell’appello avrebbe dovuto sentire anche le dichiarazioni del “…gruppo di operai che erano sempre chiamati a lavorare…”, ossia quelli indicati a pag. 5 del verbale ispettivo prodotto dall’Inps, che riporta le dichiarazioni di M.M., indicato dal datore come il “factotum” dell’azienda;

col quarto motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c. per come modificato dal D.L. n. 98 del 2011, art. 38 (conv. in L. n. 111 del 2011) per avere la Corte d’Appello posto a suo carico le spese di lite, nonostante la rituale dichiarazione ai fini dell’esonero”; ai predetti fini il Giudice dell’Appello avrebbe dovuto ritenere sufficiente la firma autografa apposta in calce al mandato;

i primi due motivi, da esaminarsi congiuntamente per logica connessione, sono infondati;

la costante giurisprudenza di questa Corte, ritiene infatti che a seguito della cancellazione del soggetto dagli elenchi anagrafici per gli operai a tempo determinato del settore agricolo – atto che rientra per legge nelle facoltà dell’Inps – spetta al lavoratore provare l’entità del rapporto dedotto a fondamento del diritto all’iscrizione;

infatti, “L’iscrizione di un lavoratore nell’elenco dei lavoratori agricoli assolve una funzione di agevolazione probatoria che viene meno qualora l’INPS, a seguito di un controllo, disconosca l’esistenza di un rapporto di lavoro esercitando una propria facoltà, che trova fondamento nel D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 9, con la conseguenza che, in tal caso, il lavoratore ha l’onere di provare l’esistenza, la durata e la natura onerosa del rapporto dedotto a fondamento del diritto d’iscrizione e di ogni altro diritto consequenziale di carattere previdenziale fatto valere in giudizio” (così, ex plurimis, Cass. 12001 del 2018);

il terzo motivo è inammissibile;

secondo il costante orientamento di legittimità “Nell’ipotesi di “doppia conforme”, prevista dall’art. 348-ter c.p.c., comma 5 (applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012), il ricorrente in cassazione – per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo riformulato dal citato D.L. n. 83, art. 54, comma 3, ed applicabile alle sentenze pubblicate dal giorno 11 settembre 2012) – deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse.”(Cass. n. 26774 del 2016; Cass. n. 19001 del 2016; Cass. n. 5528 del 2014); in ogni caso, la stessa giurisprudenza di legittimità ha affermato che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (Sez. Un. 8053/2014);

il quarto motivo non merita accoglimento;

in primo luogo il motivo non è specificamente dedotto, poiché il ricorrente non trascrive e non produce la dichiarazione sostitutiva di certificazione reddituale relativa all’esenzione di cui all’art. 152 disp. att. c.p.c. con sottoscrizione autografa del ricorrente, che la Corte territoriale ha dichiarato essere stata firmata dai soli difensori;

in ogni caso, va rilevato che, in un caso analogo, questa Corte ha ribadito il principio generale secondo cui il “Il regime di esenzione dal pagamento delle spese processuali previsto dall’art. 152 disp. att. c.p.c. – espressione di diritto singolare, come tale non applicabile a casi non espressamente indicati – opera in relazione ai giudizi promossi per il conseguimento di prestazioni previdenziali o assistenziali in cui il diritto alla prestazione sia l’oggetto diretto della domanda introdotta in giudizio e non solo la conseguenza indiretta ed eventuale di un diverso accertamento. (Nella specie, la S.C. ha escluso il diritto all’esenzione in un giudizio avente ad oggetto la domanda volta ad ottenere la condanna dell’istituto previdenziale alla reiscrizione della parte ricorrente negli elenchi dei lavoratori agricoli)” (Cass. n. 16676 del 2020; cfr. anche Cass. n. 3549 del 2021);

in definitiva, il ricorso va rigettato; non si provvede sulle spese nei confronti dell’Inps rimasto intimato;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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