Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38699 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25760-2019 proposto da:

C.B., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GENNARO STELLATO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI, LELIO

MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 127/2019 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 04/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DE FELICE

ALFONSINA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

C.B. titolare dell’omonima azienda agricola, ha domandato la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Salerno, che, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa città, ha disconosciuto la sussistenza di rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato, quali braccianti agricoli alle dipendenze di questa, di alcuni lavoratori legati alla presunta datrice da vincoli familiari, disponendone la cancellazione dai relativi elenchi anagrafici; la Corte territoriale ha, infatti, affermato – alla stregua del verbale ispettivo dell’Inps che aveva iscritto gli stessi come coadiutori familiari rivendicando il pagamento dei rispettivi contributi per il periodo 06/2010 – 04/2013, nonché delle prove testimoniali acquisite al giudizio che per i rapporti oggetto dell’accertamento non era stata raggiunta la prova della subordinazione, ma che il lavoro era stato prestato a titolo gratuito, nell’ambito di vincoli familiari;

C.B. ha affidato le proprie ragioni a due motivi di ricorso;

l’Inps ha depositato tempestivo controricorso;

e’ stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di Consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, parte ricorrente denuncia “Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 9, del D.Lgs. n. 124 del 2004, art. 13, comma 4, lett. a), degli artt. 2094, 2697,2699 e 2700 c.c., dell’art. 116c.p.c., dell’art. 24 Cost., con riferimento al valore probatorio del verbale ispettivo INPS e all’erronea applicazione del principio della distribuzione dell’onere probatorio in tema di cancellazione del lavoratore dagli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli per inoperatività della invocata presunzione di gratuità delle prestazioni lavorative ai fini della declaratoria di fittizietà dei rapporti contestati”; contesta la presunta carenza di onerosità dei rapporti controversi, sostenendo l’insussistenza in essi di quella finalità di solidarietà che connota la tipica prestazione resa benevolentiae vel affectionis causa;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deduce “Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 9 del 1963, artt. 2 e 3, degli artt. 2094,2135 e 2697 c.c., e dell’art. 116 c.p.c., con riferimento all’erroneo accertamento del regime di collaborazione familiare rispetto ai requisiti oggettivi ed alla contestata sproporzione tra monte orario denunciato ed esigenze colturali dei fondi condotti”; la Corte d’appello avrebbe condiviso la tesi dell’Inps ritenendo ricorrente la fattispecie tipica del nucleo familiare coltivatore diretto sulla scorta del mero vincolo parentale, e senza considerare il fabbisogno produttivo dei fondi condotti rispetto al monte orario del comparto bracciantile (non inferiore per legge a 104 giornate annue e garantito al nucleo familiare nella misura di 1/3);

va preliminarmente esaminata l’eccezione di tardività del ricorso prospettata nel controricorso;

dagli atti risulta che la sentenza è stata depositata il 4.3.2019 e il ricorso è stato notificato al procuratore costituito il 12.9.2019, quando il termine lungo di sei mesi era già inutilmente trascorso;

pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 2.500 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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