Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38698 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38698

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24008-2019 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati LELIO MARITATO, CARLA

D’ALOISIO, ESTER ADA VITA SCIPLINO, ANTONINO SGROI, EMANUELE DE

ROSE;

– ricorrente –

contro

B.C., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato ANNIBALE MASNADI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 43/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 04/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DE FELICE

ALFONSINA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’appello di Genova, a conferma della sentenza del Tribunale di La Spezia, ha dichiarato infondato il ricorso dell’INPS diretto a rivendicare i contributi alla gestione separata Inps di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, dall’avv. B.C., in merito ai redditi conseguiti nel 2009 e derivanti da attività professionale; la Corte territoriale ha ritenuto decorso il termine di prescrizione del predetto credito, richiesto dall’ente il 2 luglio 2015, in applicazione del criterio indicato dalla sentenza della Cass. n. 27950 del 2018, oggetto di esplicito richiamo, la quale ne fissa il dies a quo di decorrenza alla data di scadenza del credito;

ha considerato, inoltre, tardiva la contestazione dello slittamento del termine di prescrizione dal 16 giugno al 16 luglio per effetto del D.P.R. n. 435 del 2001 (art. 17), ed ha ritenuto, comunque, non dovuta l’iscrizione trattandosi di un reddito prodotto di ammontare inferiore alla soglia di Euro 5.000,00;

la cassazione della sentenza è domandata dall’Inps sulla base di due motivi;

B.C. ha depositato controricorso tardivo, illustrato da successiva memoria;

e’ stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di Consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’inps deduce “Violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 c.c., della L. n. 335 del 1995, art. 2, commi 26-31”;

sostiene che la peculiarità dell’obbligazione contributiva in oggetto avrebbe reso necessario lo spostamento del termine a quo della prescrizione dalla data di scadenza del credito alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi e che, in ogni caso, la Corte territoriale avrebbe dovuto applicare la sospensione della prescrizione a causa della mancata compilazione del quadro RR da parte dell’odierna controricorrente;

col secondo motivo, sempre formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia “Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 2, commi 26-31, del D.L. n. 98 del 2011, art. 18, commi 1 e 2, conv. con modificaz. nella L. n. 111 del 2011, della L. n. 247 del 2010, art. 21, comma 8, del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, conv. con modificaz. nella L. n. 326 del 2003”; contesta che l’occasionalità della prestazione possa essere valutata in base al solo elemento probatorio di un reddito inferiore ad Euro 5.000,00;

il primo motivo merita accoglimento;

pur considerando esatta la statuizione sulla decorrenza del dies a quo del credito dalla data di maturazione dello stesso e non da quella di presentazione della dichiarazione dei redditi, dagli atti di causa risulta che il credito dovuto da B.C. sia tuttora esigibile;

l’intimazione di pagamento dei contributi dovuti era relativa all’anno 2009, ed è pervenuta all’indirizzo della contribuente il 2 luglio 2015, quando non era ancora spirato il termine derivante dal differimento di un mese (dal 16 giugno al 16 luglio) disposto dal D.P.R. n. 435 del 2001 (art. 17), e rilevabile d’ufficio;

pertanto, nessuna efficacia preclusiva produce l’affermazione della Corte territoriale secondo cui la contestazione dell’esatto dies a quo della prescrizione da parte dell’Inps non poteva essere presa in considerazione ai fini del giudizio perché tardiva;

anche il secondo motivo è meritevole di accoglimento;

in effetti, la Corte territoriale si è limitata a ricollegare l’occasionalità della prestazione – che esonererebbe dall’adempimento dell’obbligo contributivo – alla sola circostanza della percezione di un reddito annuale inferiore ad Euro 5.000,00 (per l’esattezza, Euro 709,61), ma non ha compiuto l’accertamento, che la giurisprudenza di questa Corte ritiene necessario, in ordine alle circostanze connotanti l’occasionalità della prestazione lavorativa;

questa Corte (Cass. n. 4419 e n. 7231 del 2021), in merito all’obbligo d’iscrizione alla gestione separata, ha affermato che dal tenore letterale delle norme che disciplinano l’adempimento di tale obbligo, risulta che il legislatore abbia inteso prevederlo unicamente per un esercizio di attività professionale svolta con carattere di abitualità, a prescindere dalla misura del reddito prodotto che rimane, al predetto fine, irrilevante;

ha quindi affermato che ai fini dell’instaurazione dell’obbligo contributivo, la soglia di reddito superiore a Euro 5.000,00 è senz’altro rilevante nel caso in cui l’attività professionale sia svolta in via meramente occasionale;

da ciò consegue che la produzione di reddito in misura superiore ad Euro 5.000,00 (o inferiore) costituisce il presupposto affinché anche un’attività di lavoro autonomo occasionale possa istituire (o non) in capo al professionista l’obbligo di iscriversi (o di non iscriversi) alla gestione separata;

questa Corte conclude che “…dirimente deve considerarsi a tali fini il modo in cui si è svolta l’attività libero professionale, se in forma abituale o meno” (Cass. n. 7231 cit., p. 5);

l’accertamento di tale condizione è affidata all’accertamento di fatto svolto dal giudice del merito, il quale sfugge a qual si voglia automatismo, per fondare su presunzioni ricavabili da taluni elementi di fatto noti (es. iscrizione all’albo, dichiarazioni rese ai fini fiscali, possesso della partita IVA organizzazione materia le predisposta dal professionista a supporto della propria attività) dai quali poter risalire al fatto ignoto;

il Collegio ritiene che, nel caso in esame, la sentenza impugnata abbia mancato di svolgere tale accertamento di fatto;

in conclusione, in base al superiore insegnamento, l’ammontare del reddito prodotto, inferiore a 5.000,00 Euro, può atteggiarsi al più quale elemento sintomatico, ma non è idoneo, in via esclusiva, a connotare l’occasionalità (o non) di una prestazione;

in definitiva, il ricorso va accolto; la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Genova in diversa composizione, la quale provvederà anche in merito alle spese del presente giudizio;

in considerazione dell’esito del giudizio, si dà atto che non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Genova in diversa composizione, la quale provvederà anche in merito alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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