Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38695 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 17/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6215/2020 proposto da:

(OMISSIS) s.p.a.,in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via delle Quattro Fontane 20,

presso lo studio dell’avvocato Antonio Auricchio, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Luca Jeantet, in forza di procura

speciale su foglio separato allegato al ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.p.a., Pubblico Ministero presso Procura

Repubblica di Alessandria, Procuratore Generale presso Corte

Cassazione, Procuratore Generale presso Corte d’appello Torino;

– intimati –

e contro

Fallimento (OMISSIS) s.p.a., in persona del Curatore pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma Via M. Mercati, 51, presso lo

studio dell’avvocato Nicola Marotta, e rappresentata e difesa

dall’avvocato Gaetano Maria Giovanni Presti, in forza di procura

speciale su foglio separato allegato al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 27/2020 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 9.1.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17.11.2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con decreto del 16.7.2019 il Tribunale di Alessandria ha dichiarato inammissibile, e comunque rigettato, la domanda ai sensi della L. Fall., art. 182 bis, comma 6, presentata da (OMISSIS) s.p.a. e, con sentenza in pari data, ha dichiarato il fallimento della società, accogliendo l’istanza in tal senso proposta dal Pubblico Ministero L. Fall., ex art. 7.

La (OMISSIS) nell’ottobre del 2017 aveva avanzato domanda di concordato in bianco ma non aveva provveduto a depositare nel termine il piano e la proposta; aveva poi ottenuto un rinvio dell’udienza fissata per la dichiarazione di fallimento, per poter presentare un accordo di ristrutturazione L. Fall., ex art. 182 bis; il 29.3.2019, invece di depositare l’accordo, aveva solo presentato istanza di inibitoria ai sensi del comma 6 dell’articolo; all’udienza del 4.6.2019, fissata ai sensi del comma 7, aveva ottenuto un termine per integrare la documentazione; all’udienza del 15.7.2019 il Tribunale aveva negato un ulteriore termine per il deposito dell’accordo, ritenendo che la sua condotta integrasse un’ipotesi di abuso dello strumento, e aveva dichiarato il fallimento.

2. La (OMISSIS) s.p.a. ha proposto reclamo avverso la sentenza di fallimento.

Con tale atto la reclamante non ha negato il suo stato di insolvenza, ma solo la configurabilità di un abuso del processo per aggiramento del disposto della L. Fall., art. 161, commi 9 e 10; ha pertanto lamentato la mancata concessione, all’udienza di rinvio, del termine di cui dell’art. 182 bis, comma 7.

Si è costituito in giudizio il curatore fallimentare, chiedendo il rigetto del reclamo.

La Corte di appello di Torino, con sentenza del 9.1.2020, ha rigettato il reclamo con aggravio di spese del grado.

In sintesi, la Corte di appello ha ritenuto, in forza di una interpretazione sistematica, che il termine di non oltre sessanta giorni che, ai sensi della L. Fall., art. 182 bis, comma 7, il tribunale assegna al debitore per il deposito dell’accordo, decorra dall’iscrizione nel R.I. dell’istanza di cui al precedente comma 6 dello stesso articolo, relativa al divieto per i creditori di iniziative cautelari o esecutive, e non dalla data dell’udienza fissata per l’esame della stessa ed ha pertanto escluso che la reclamante potesse dolersi della sua mancata concessione, posto che nella specie fra la data di iscrizione dell’istanza e quella di emissione del decreto di inammissibilità erano trascorsi più di due mesi (anzi, ipotizzando la prorogabilità del termine in questione L. Fall., ex art. 162, anche più di settantacinque giorni) senza che l’accordo fosse stato formalizzato; ha aggiunto che in ogni caso, anche considerando come riferimento iniziale la data dell’udienza, il termine sarebbe scaduto ad una distanza massima di 34 giorni dalla pronuncia della sentenza dichiarativa, senza che (OMISSIS) avesse anche solo prospettato la concreta e prossima definizione dell’accordo e la possibilità effettiva di suo deposito, con tutti gli allegati necessari, entro la predetta scadenza; ha infine affermato di condividere la motivazione del Tribunale di Alessandria in ordine alla ricorrenza di una fattispecie di abuso del processo.

3. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la (OMISSIS) s.p.a. con atto notificato l’8.2.2020, svolgendo due motivi.

Con atto notificato il 19.3.2020 ha proposto controricorso il Fallimento (OMISSIS) s.p.a. chiedendo il rigetto dell’avversaria impugnazione.

Il Fallimento ha depositato memoria illustrativa ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RITENUTO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, (OMISSIS) denuncia violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 182 bis, commi 6 e 7.

La ricorrente lamenta che la Corte di appello abbia erroneamente ritenuto che il termine “non superiore a sessanta giorni” che il tribunale assegna ai sensi dell’art. 182 bis citato, comma 7, decorra improrogabilmente dalla data di iscrizione nel R.I. dell’istanza di cui al comma 6, persino nel caso in cui sia venuto a scadere prima dell’udienza fissata per la comparizione e, dunque, prima che il giudice abbia potuto verificare la completezza della documentazione.

2. Con il secondo motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione alla L. Fall., art. 182 bis, commi 6 e 7, agli artt. 112,115,116 c.p.c., agli artt. 2697,2727,2729 c.c., e comunque vizio motivazionale, contestando alla corte territoriale di aver configurato una fattispecie di abuso del processo e di aver così negato la concessione di un termine legalmente dovuto per completare il processo ristrutturativo.

3. I motivi vanno dichiarati inammissibili, perché la ricorrente non affronta e non confuta l’accertamento della corte del merito secondo cui, in sede di impugnazione, essa non aveva neppure prospettato che l’accordo era di concreta e prossima definizione e che, ove non fosse intervenuta la sentenza dichiarativa di fallimento, la relativa domanda di omologazione sarebbe stata effettivamente depositata, con tutti gli allegati necessari, entro il termine di sessanta giorni (eventualmente prorogato 2 L. Fall., ex art. 16) dalla data dell’udienza fissata dal tribunale ai sensi dell’art. 182 bis, comma 7.

3.1. Tale accertamento integra un’ulteriore, autonoma ratio decidendi posta a fondamento della statuizione di rigetto del reclamo, con la quale la corte d’appello ha inteso sottolineare che la reclamante non aveva allegato, né tantomeno dimostrato, di aver subito un effettivo pregiudizio a causa del rifiuto del tribunale, quand’anche in tesi illegittimo, di concederle un ulteriore rinvio onde consentirle di usufruire del termine massimo previsto dalle legge per il deposito dell’accordo.

Tanto, in applicazione implicita del consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità secondo il quale la parte che propone impugnazione, deducendo la nullità della sentenza per un vizio dell’attività del giudice lesivo del proprio diritto di difesa, ha l’onere di indicare il concreto pregiudizio derivatone, atteso che, nel rispetto dei principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, l’impugnazione non tutela l’astratta regolarità dell’attività giudiziaria ma mira a eliminare il concreto pregiudizio subito dalla parte, sicché l’annullamento della sentenza impugnata è necessario solo se nel successivo giudizio il ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole rispetto a quella annullata (Sez. 2, 02.08.2019, n. 20874; Sez. 1, 6.3.2019 n. 6518; Sez. 3, 13.2.2019 n. 4159; Sez. 2, 9.8.2017 n. 19759; Sez. 3, 27.1.2014 n. 1612; Sez. 3, 13.05.2014, n. 10327).

3.2. Ciò premesso, è sufficiente rilevare che è ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte che, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (Sez. 5, n. 11493 del 11.05.2018, Rv. 648023 – 01; Sez. 1, n. 18641 del 27.07.2017, Rv. 645076 – 01; Sez. 3, n. 15350 del 21.06.2017, Rv. 644814 – 01; Sez. 6 – 5, n. 9752 del 18.04.2017, Rv. 643802 – 01).

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore del controricorrente, liquidate nella somma di Euro 7.000,00 per compensi e di Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per rimborso spese generali e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 17 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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