Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38694 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6482/2020 proposto da:

K.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA MONICA BASSAN;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA – SEZIONE

DI PADOVA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1977/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 14/05/2019 R.G.N. 2686/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Venezia ha respinto l’appello proposto da K.M., cittadino del Gambia, avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Il richiedente aveva allegato di essere fuggito dal Gambia per motivi politici. Egli era stato l’autista dell’avvocato D.O., capo politico dell'(OMISSIS) fondato nel 1996, che si collocava in opposizione al partito al governo rappresentato dal dittatore J.Y.; che D. nell’aprile 2016 fu arrestato per le proprie idee politiche e che a seguito di ciò la polizia aveva cercato il ricorrente in quanto simpatizzante dello stesso partito politico.

3. La Corte d’appello ha ritenuto non credibile il racconto del richiedente perché generico, lacunoso e contraddittorio; ha escluso i presupposti per la protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in ragione dei dati emergenti dalle fonti internazionali sul nuovo assetto governativo e politico e sull’impegno del Presidente B.A. nel rispetto dei diritti umani…Ha parimenti negato la protezione umanitaria rilevando che non fosse documentata l’attualità della patologia riferita dal ricorrente (tubercolosi) e risultante da documenti prodotti in primo grado e risalenti al 2016; ed inoltre, perché l’integrazione in Italia non poteva desumersi dalla mera produzione di un documento attestante lo svolgimento di prestazioni lavorative a tempo determinato; ha revocato l’ammissione del richiedente al patrocinio a spese dello Stato.

4. Avverso tale sentenza il richiedente la protezione ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. Col primo motivo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per carenza di motivazione in merito alla valutazione di credibilità del ricorrente.

7. Il motivo è infondato in quanto la Corte territoriale ha svolto la valutazione di credibilità del ricorrente attenendosi scrupolosamente ai canoni di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e, con motivazione che soddisfa ampiamente lo standard del c.d. “minimo costituzionale” (v. pagg. 3 e 4 della sentenza), ha chiarito le ragioni per cui ha giudicato inattendibili tali dichiarazioni, evidenziando specifiche lacune e incongruenze del racconto, anche alla luce delle molteplici versioni rese dal ricorrente nelle varie fasi del procedimento.

8. Col secondo motivo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, art. 14, lett. b) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis, per mancato riconoscimento della protezione sussidiaria.

9. Il motivo non può trovare accoglimento.

10. Questa Corte ha affermato che, ai fini dell’accertamento dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o per il riconoscimento della protezione sussidiaria, di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), il giudice deve prendere le mosse da una versione precisa e credibile, se pur sfornita di prova perché non reperibile o non esigibile, della personale esposizione a rischio grave alla persona o alla vita: tale premessa è indispensabile perché il giudice debba dispiegare il suo intervento istruttorio ed informativo officioso sulla situazione persecutoria addotta nel Paese di origine; le dichiarazioni del richiedente che siano intrinsecamente inattendibili, alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non richiedono un approfondimento istruttorio officioso (Cass. n. 10286 del 2020; Sez. 6, 27/06/2018, n. 16925; Sez. 6, 10/4/2015 n. 7333; Sez. 6, 1/3/2013 n. 5224).

11. Le censure mosse dall’attuale ricorrente si incentrano sulla mancata valutazione del rischio di persecuzione per motivi politici e di detenzione in condizioni inumane, ma il mancato approfondimento istruttorio da parte dei giudici di appello trova giustificazione nella ritenuta non credibilità del racconto e nel difetto di qualsiasi allegazione sui motivi per cui il rientro nel Paese d’origine esporrebbe il richiedente a pericolo, nonostante i molti anni trascorsi dai fatti narrati.

12. Col terzo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per mancata valutazione della situazione del Paese d’origine del richiedente ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.

13. Neppure questo motivo può trovare accoglimento in difetto delle necessarie allegazioni di elementi rilevanti ai fini del giudizio di comparazione, in ordine ai contenuti e al grado di integrazione socio-economica in Italia.

14. Per le ragioni esposte, il ricorso deve essere respinto.

15. Nulla va disposto sulle spese atteso che il Ministero non ha svolto attività difensiva.

16. Stante il tenore della pronuncia, va dato atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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