Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38691 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2021, (ud. 24/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38691

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18936/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale

dello Stato, elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

Avv. C.C. (C.F. (OMISSIS)), difeso in proprio ex art. 86

c.p.c., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, n. 3610/46/15, depositata in data 20 aprile 2015;

Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 24 novembre

2021 dal Consigliere Relatore D’Aquino Filippo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il contribuente C.C. ha impugnato un avviso di accertamento relativo al periodo di imposta 2008 con il quale, a seguito di indagini bancarie, venivano recuperate a tassazione IRPEF, IRAP e IVA in base a prelevamenti e versamenti non autorizzati.

La CTP di Napoli ha rigettato il ricorso. La CTR della Campania, con sentenza in data 20 aprile 2015, ha accolto l’appello del contribuente, ritenendo inutilizzabile l’accertamento eseguito dall’Ufficio – alla luce della sentenza della Corte costituzionale 6 ottobre 2014, n. 228, sia in relazione ai prelevamenti, sia in relazione ai versamenti.

Propone ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a un unico motivo, cui resiste con controricorso il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. Con l’unico motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, n. 7, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto inutilizzabile l’accertamento in base alla sentenza Corte Cost., n. 228/2014. Osserva il ricorrente che la suddetta sentenza del giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disposizione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, in relazione ai prelevamenti – con riferimento ai quali il ricorrente dichiara di prestare acquiescenza – e non anche in relazione ai versamenti.

2. Il ricorso è fondato. Gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, retroagiscono e si applicano anche ai rapporti giuridici non consolidati e non coperti da decisioni passate in giudicato oggetto di specifica impugnazione sul punto (Cass., Sez. V, 2 febbraio 2021, n. 2240), al fine di consentire al giudice di appello gli accertamenti di fatto necessari che consentano la corretta individuazione delle operazioni bancarie effettivamente incidenti sull’accertamento del maggior reddito (Cass., Sez. V, 20 dicembre 2019, n. 34209; Cass., Sez. V, 20 gennaio 2017, n. 1519).

3. Peraltro, la presunzione legale relativa della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari D.P.R. cit. ex art. 32, comma 1, n. 2, non viene meno all’esito della citata sentenza Corte Cost., n. 228/2014, posto che le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento operano nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando in concreto che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti (Cass., Sez. V, 16 novembre 2018, n. 29572). Resta, quindi, invariata la presunzione legale posta dall’art. 32 cit. con riferimento ai versamenti effettuati su un conto corrente dal professionista o lavoratore autonomo, sicché questi è onerato di provare in modo analitico l’estraneità di tali movimenti ai fatti imponibili (Cass., Sez. V, 26 settembre 2018, n. 22931; Cass., Sez. VI, 30 marzo 2018, n. 7951; Cass., Sez. V, 9 agosto 2016, n. 16697). La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto che l’accertamento sia venuto meno anche in relazione ai versamenti effettuati dal contribuente, non ha fatto buon governo dei suddetti principi.

4. La sentenza va, pertanto, cassata, con rinvio alla CTR della Campania, in diversa composizione, per l’esame delle deduzioni di parte contribuente in relazione alle operazioni bancarie di versamento (accreditamento), nonché per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla CTR della Campania, in diversa composizione, anche per la regolazione e la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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