Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38690 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 16/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38690

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

S.E., rappr. e dif. dall’avv. Damiano Fiorato,

damiano.fiorato.ordineavvgenova.it, come da procura allegata in

calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

per la cassazione del decreto Trib. Milano 28.5.2020, n. 4216/2020,

in R.G. 10347/2019;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla Camera di consiglio del 16.11.2021.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. S.E. impugna il decreto Trib. Milano 28.5.2020, n. 4216/2020, in R.G. 10347/2019 di rigetto del ricorso avverso il provvedimento della competente commissione territoriale a sua volta reiettivo della tutela invocata per il riconoscimento della protezione internazionale e da tale organo disattesa;

2. il tribunale, per quanto qui di interesse, ha ritenuto: a) non circostanziata e poco coerente la complessiva rappresentazione delle ragioni dell’allontanamento dalla Guinea Bisseau, per timore di ritorsioni da parte della famiglia della persona con cui aveva avuto una relazione, seguita da gravidanza e morte della stessa, tutti fatti privi di qualunque riscontro, né indizianti di valenza persecutoria, in ogni caso riferibile ad agente privato e senza dimostrazione di richiesta protezione all’autorità statuale; b) contraddittorie altre dichiarazioni circa i legami con il padre e le sorelle, dati in versioni divergenti; c) insussistenti i presupposti della protezione sussidiaria, anche per assenza di conflitto armato ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), non risultando segnalazioni di tal fatta per l’area di provenienza, secondo le fonti internazionali indicate; d) infondata la richiesta di protezione umanitaria, mancando prova di particolari situazioni di vulnerabilità, in ragione della sola giovane età, la mancanza di allegate conseguenze attuali della permanenza nel paese di transito ed infine l’insufficienza degli elementi di integrazione, pur indicati, quali il possesso della lingua, le attività di volontariato, i corsi di formazione, non bastando il lavoro a tempo determinato senza prova di una “vita privata e familiare” positivamente accertata ad esempio in termini di idoneità a garantire al richiedente un’esistenza libera e dignitosa ovvero di convivenza con altri familiari, tanto più che egli svolgeva attività propria (taxista) in Guinea.

3. il ricorrente propone un unico motivo di ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. con il motivo si deduce l’erroneità del decreto per plurime violazioni del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8,D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c), nonché vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, avendo il tribunale negato la concessione della protezione sussidiaria, non approfondendo la situazione del paese e le condizioni personali del richiedente;

2. il motivo è inammissibile, secondo plurimi profili; per un primo aspetto, osserva il Collegio che il giudizio di non credibilità, cui è giunto il tribunale, è stato contestato, in termini generici, operando peraltro in tema il principio per cui esso appartiene all’apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, salvo il minimo costituzionale, nel caso assolto, della motivazione stessa (Cass. 21142/2019); sotto questo profilo, le censure reiterano circostanze esaminate dal giudice di merito (e non censurabili in sede di legittimità Cass. s.u. 8053/2014), mentre dal giudizio di non credibilità del narrato, comunque, correttamente consegue il diniego delle due protezioni maggiori (Cass. 10286/2020);

3. quanto ad un secondo profilo del motivo, esso è inammissibile; circa la situazione in Guinea Bisseau, infatti, il decreto ha motivato la inesistenza di conflitto armato nella zona di provenienza secondo la nozione chiarita quale rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), che va interpretata nel senso che il conflitto armato interno rileva solo se, eccezionalmente, possa ritenersi che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria, così che il grado di violenza indiscriminata deve aver pertanto raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Cass. 18306/2019);

4. il tribunale ha fatto riferimento a fonti che non sono state censurate deducendo fonti alternative più puntuali o pertinenti, già introdotte in giudizio, né altre con maggiore precisione indizianti del conflitto armato, secondo la riportata nozione, così che il motivo non ha assolto ad alcun onere di specifica critica di decisività (Cass. 22769/2020), limitandosi ad una contestazione del tutto generica ed oltretutto più gravemente imprecisa, avendo fatto riferimento ad un diverso paese (a pag. 3, Nigeria), oltre ad altre imprecisioni (come il riferimento ad un’inesistente violazioni di obblighi del giudice d’appello, resi in sentenza, senza traccia di entrambi;

il ricorso va dunque dichiarato inammissibile; sussistono i presupposti per il cd. raddoppio del contributo unificato (Cass. s.u. 4315/2020).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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