Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38689 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 17/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38689

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27105/2020 proposto da:

M.S., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione e rappresentato e

difeso dall’avvocato Maria Eugenia Lo Bello, in forza di procura

speciale allegata al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno Commissione Territoriale Riconoscimento

Protezione Internazionale Verona;

– intimati –

nonché

Ministero dell’Interno in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ex lege;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di TRENTO, depositato il 14.9.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17.11.2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis, depositato il 28.5.2019, M.S., cittadino del Pakistan, ha adito il Tribunale di Trento – Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE – impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere nato in Pakistan a Faisalabad, nella provincia del Punjab; di essere di etnia Punjabi e di religione musulmano-sunnita; di aver studiato per 14 anni e di non aver mai lavorato; di aver preso dal 2009 lezioni private di matematica da un insegnante appartenente alla minoranza religiosa ahmadi; che ciò aveva fatto infuriare la propria famiglia e in particolare un suo cugino; di essere stato accusato di blasfemia nel 2011 dall’imam per aver depositato nella moschea il Corano del maestro ahmadi; di essersi rifugiato nel pollaio ove era stato raggiunto dal cugino; di averlo ferito nel corso di una discussione; di essere scappato a (OMISSIS), su consiglio dell’insegnante che successivamente l’aveva informato che era ricercato dalla polizia; di aver lasciato il Paese, vivendo in Grecia per 2 anni e in Germania per 4, prima di arrivare in Italia.

Con decreto del 14.9.2020 il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. Avverso il predetto decreto del 14.9.2020, comunicato in pari data, ha proposto ricorso M.S., con atto notificato il 14.10.2020, svolgendo due motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno si è costituita solo con memoria 13.11.2020 al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

Diritto

RITENUTO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, il ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione fra le parti.

1.1. Il ricorrente si lamenta in particolare della mancata valutazione del documento n. 5 allegato al ricorso (ordinanza 28.5.2018 del Tribunale di Salerno) riguardante la situazione degli ahmadi in Pakistan.

1.2. Il motivo è inammissibile.

In primo luogo il ricorrente prospetta la consumazione del vizio motivazionale nella unica forma attualmente consentita dall’art. 360 c.p.c., n. 5, con riferimento a un documento, ossia a una fonte di prova, e non a un fatto storico come sarebbe necessario.

In secondo luogo, anche volendo leggere la censura come volta a lamentare l’omesso esame di un fatto, ossia le discriminazioni che in Pakistan vengono praticate in danno delle persone di fede ahmadi, le conclusioni non mutano, perché il Tribunale le ha considerate e anzi le ha ritenute sussistenti.

In terzo luogo, il fatto non è decisivo, visto che il Tribunale ha ritenuto non credibile il racconto del richiedente circa la sua vicenda personale e il ricorrente neppure indica come, perché e in quali termini la considerazione delle informazioni indicate avrebbe potuto modificare tale giudizio.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, il ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione fra le parti con riferimento alla mancata valutazione dei documenti n. 6, 7, 8 e 9 allegati al ricorso (reports (OMISSIS), Amnesty International 2017-2018, Human Rights Watch 2019, Comitato ONU per la prevenzione della tortura) riguardanti la situazione politico istituzionale in Pakistan e in particolare nel Punjab.

2.1. Anche in questo caso il ricorrente deduce il vizio motivazionale con riferimento a documenti e non ad una situazione di fatto.

Anche in questo caso il ricorrente non considera che il Tribunale ha valutato approfonditamente la situazione generale del Paese di provenienza del richiedente con riferimento a fonti aggiornate dell’EASO.

Anche in questo caso il ricorrente non dimostra la decisività dei documenti invocati, di cui riporta stralci che non configurano una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno, rilevante D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c).

Il ricorrente si riferisce, comunque in modo assolutamente generico, a circostanze rilevanti ai fini di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b), senza però indicare come perché assumerebbero rilievo ai fini del suo coinvolgimento personale, indispensabile in quella prospettiva.

V’e’ da aggiungere, solo per completezza, che con statuizione non censurata la storia personale riferita dal richiedente è stata ritenuta non credibile.

3. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese in difetto di rituale costituzione dell’Amministrazione, tardivamente effettuata con un atto denominato “atto di costituzione”, non qualificabile come controricorso, in difetto di esposizione dei motivi di diritto su cui si fonda, costituendone requisito essenziale (cfr. Sez. 5, n. 17030 del 16.06.2021, Rv. 661609 – 01; Sez. 3, n. 10813 del 18.04.2019, Rv. 653584 – 01; Sez. U., n. 10019 del 10.04.2019, Rv. 653596 01; Sez. 6 – 3, n. 24835 del 20.10.2017, Rv. 645928 – 01Sez. 6 3, n. 16921 del 07.07.2017, Rv. 644947 – 01).

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 17 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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