Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38688 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38688

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6721/2020 proposto da:

A.F., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MASSIMO GILARDONI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO

presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n.

12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 555/2019 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 25/06/2019 R.G.N. 897/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Cagliari ha respinto l’appello proposto da A.F., cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

2. Il ricorrente aveva narrato di essere fuggito dal Paese d’origine (Benin City – Edo State) perché nel gennaio 2014, mentre si trovava a scuola, qualcuno si era recato presso l’abitazione familiare ed aveva ucciso i genitori. Il padre era funzionario del partito (OMISSIS) locale e la madre lavorava presso il partito.

3. La Corte d’appello ha giudicato non credibile il racconto del richiedente. Ha di conseguenza escluso i presupposti per lo status di rifugiato e della protezione sussidiaria.

4. Ha negato la protezione umanitaria escludendo che un rimpatrio esporrebbe il ricorrente al rischio di compromissione di diritti fondamentali. Ha rilevato che in Nigeria vivono la sorella del ricorrente ed anche altri familiari e che lo stesso in Italia non ha iniziato alcun percorso di integrazione, avendo allegato soltanto di essere alla ricerca di un lavoro e che intende frequentare la scuola.

5. Avverso tale sentenza il richiedente la protezione ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

6. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

7. Con l’unico motivo di ricorso è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 2, per erroneo rigetto della domanda di protezione umanitaria, negata sulla base della ritenuta inattendibilità del richiedente.

8. Si censura la decisione d’appello per “non aver valorizzato la minaccia di morte che il giovane ha ricevuto dai membri della setta religiosa per essersi rifiutato di aderire” e si chiede di cassare la sentenza della “Corte d’appello di Torino”.

9. Il motivo di ricorso è inammissibile in quanto formulato con estrema genericità. Esso si esaurisce nel richiamo alla giurisprudenza di legittimità, non contiene alcuna allegazione utile ai fini della domanda di protezione umanitaria e là dove accenna alla condizione del richiedente fa riferimento alla “minaccia di morte che il giovane ha ricevuto dai membri della setta religiosa per essersi rifiutato di aderire”; tale allegazione risulta del tutto estranea ai motivi di fuga dal Paese d’origine descritti dal richiedente, e in tal senso riportati nella sentenza e nella parte iniziale del ricorso, come legati alla persecuzione politica nei confronti dei genitori del medesimo. Così come del tutto estraneo al ricorso in esame è la richiesta di cassazione con rinvio alla Corte d’appello di Torino, anziché di Cagliari.

10. I rilievi finora svolti conducono alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

11. Nulla va disposto sulle spese atteso che il Ministero non ha svolto attività difensiva.

12. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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