Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38672 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 30215-2019 R.G. proposto da:

COMUNE di CESINALI, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e

difeso, per procura speciale in calce al ricorso, dall’avv. Vincenzo

DE NISCO, presso il cui studio legale sito in Roma, alla piazza Cola

di Rienzo, n. 92, è elettivamente domiciliato;

– ricorrente –

contro

M.N. e I.G., rappresentati e difesi, per

procura speciale a margine del controricorso, dall’avv. prof.

Claudio PREZIOSI, presso il cui studio legale sito in Roma, alla via

Terenzio, n. 10, sono elettivamente domiciliati;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2431/04/2019 della Commissione tributaria

regionale della CAMPANIA, depositata il 19/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte;

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue.

Il Comune di Cesinali ricorre con due motivi, cui gli intimati M.N. e I.G. replicano con controricorso, per la cassazione della sentenza della CTR della Campania che, in controversia su impugnazione di due avvisi di accertamento emesso ai fini IMU per gli anni d’imposta 2012 e 2013 con riferimento ad un immobile in comproprietà dei predetti contribuenti, ha rigettato l’appello proposto dal predetto Ente riconoscendo a questi ultimi il beneficio accordato dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13 ai proprietari di immobili adibiti ad abitazione principale e ritenendo irrilevante la circostanza che la M. avesse la residenza anagrafica in altro comune, peraltro per esigenze lavorative.

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 2 e artt. 143 e 144 c.c. sostenendo che avevano errato i giudici di appello a riconoscere ai coniugi M.- I. il diritto all’esenzione IMU nonostante risultasse pacificamente che la contribuente M.N. avesse fissato la residenza anagrafica e dimorasse abitualmente in altro comune.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce un vizio motivazionale, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la CTR travisato la prova, posta a carico del contribuente, in ordine ai requisiti per godere del beneficio fiscale ai fini IMU in relazione all’abitazione principale, ovvero a quella costituente la dimora abituale non solo del contribuente ma anche dei componenti del suo nucleo familiare nonché in ordine alla titolarità in capo alla M. della proprietà di un immobile sito in altro comune.

I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto tra loro strettamente connessi, sono fondati e vanno accolti.

E’ pacifico tra le parti che i contribuenti hanno residenza anagrafica in comuni diversi, e precisamente nell’immobile sito nel comune di Cesinali, in comproprietà ai coniugi ed in relazione al quale è stata applicata l’agevolazione fiscale, il solo I., avendo la M. la residenza nel comune di Serino, dove svolge attività lavorativa.

Orbene, il D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. n. 214 del 2011, per quanto qui rileva, prevede che “Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagrafica mente”.

Ciò comporta, la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente.

D’altronde, quella in esame è norma agevolativa e, quindi, di stretta interpretazione, come costantemente affermato da questa Corte, (tra le molte, in tema di ICI, Cass. sez. 5, 11 ottobre 2017, n. 23833; Cass. sez. 6-5, ord. 3 febbraio 2017, n. 3011) ed anche dalla Corte costituzionale (cfr. Corte Cost. 20 novembre 2017, n. 242).

Lo stesso principio interpretativo deve applicarsi alla parte della citata disposizione che prevede che “Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile”.

Ne consegue che, diversamente da quanto ritenuto dalla CTR, non è consentita un’interpretazione di tale articolato normativo che pretenda di estendere l’agevolazione in esame alle ipotesi, come quella di specie, in cui i componenti del nucleo familiare hanno stabilito la residenza in due distinti comuni perché quello che consente di usufruire del predetto beneficio fiscale è la sussistenza del doppio requisito della comunanza della residenza e della dimora abituale di tutto il nucleo familiare nell’immobile per il quale si richiede l’agevolazione, derogabile solo nel caso di immobili insistenti nel medesimo territorio comunale.

Il ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza impugnata va cassata senza necessità di rinvio al giudice di merito in quanto, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatti, la causa può essere decisa nel merito con rigetto dell’originario ricorso dei contribuenti. Le spese processuali del presente giudizio di legittimità vanno regolate in base al principio della soccombenza e liquidate come in dispositivo, mentre le spese dei gradi di merito vanno compensate in ragione dei profili sostanziali della vicenda processuale.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso dei contribuenti che condanna al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 510,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario nella misura del 15 per cento dei compensi e agli accessori di legge, compensando le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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