Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38667 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2021, (ud. 28/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38667

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24887-2018 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE REGINA

MARGHERITA 42, presso lo studio degli avvocati ANTONIO DE PAOLIS,

PAOLO ERMINI, che lo rappresentano e difendono;

– ricorrente principale –

contro

FOCALIA S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE DELLE BELLE ARTI 6,

presso lo studio dell’avvocato ANGELO GIGLIOLA, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MARCO CEROCCHI;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

nonché contro

C.G.;

– ricorrente principale – controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 547/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/02/2018 R.G.N. 631/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/10/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 15 febbraio 2018, la Corte d’appello di Roma rigettava la domanda di C.G. di condanna di Focalia s.r.l. al pagamento del compenso per lavoro straordinario: così riformando, in accoglimento parziale dell’appello della società nel resto rigettato, la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato il diritto del lavoratore all’inquadramento nel IV livello del CCNL Terziario, nell’ambito del rapporto di lavoro tra le parti dal 23 ottobre 2001 al 1 marzo 2011; condannato Focalia s.r.l. a corrispondere, in favore del predetto, la complessiva somma di Euro 82.387,74, oltre accessori (di cui Euro 8.314, 57 per differenze retributive per superiore inquadramento, Euro 708,98 per tredicesima, Euro 688,40 per quattordicesima, Euro 67,67 per festività, Euro 63.135,13 per lavoro straordinario diurno in misura di dieci ore settimanali, Euro 9.473,99 a titolo restitutorio di somma illegittimamente trattenuta dalla società per competenze di fine rapporto quale corrispettivo del gasolio erogato al lavoratore per asserito uso personale), oltre che al pagamento delle differenze per T.f.r. conseguenti al riconoscimento del diritto alla superiore qualifica; condannato C.G. alla corresponsione, in favore della società in accoglimento della sua domanda riconvenzionale, di Euro 3.150,00 a titolo risarcitorio per danno da penali applicatele dalla committente Trambus per tardive consegne di carburante ascrivibili alla negligente condotta del lavoratore; ma rigettato la sua ulteriore pretesa risarcitoria per danni, relativi ad asseriti maggiori oneri sostenuti per l’affidamento ad autisti esterni del servizio di trasporto e di consegna del carburante, a causa del non gradimento dalla committente di una serie di autisti, tra i quali il predetto, per ritardi registrati nelle consegne;

2. per quanto ancora rileva, essa negava al lavoratore il compenso per lavoro straordinario, escluso dalla corresponsione in suo favore della somma di Euro 39.603,84, sotto la voce mensile “Trasferta Italia”, ai sensi dell’art. 169 del CCNL applicato, di natura retributiva, compensativa del lavoro reso dall’autista, per il tempo eccedente le ordinarie otto ore giornaliere, con modalità discontinua in base alle risultanze delle prove orali scrutinate, benché non espressamente qualificato tale dall’art. 135 dello stesso CCNL;

4. inoltre, la Corte capitolina negava in particolare la fondatezza dei motivi d’appello della società relativi: alle differenze per T.f.r., da ricalcolare in favore del lavoratore in conseguenza del superiore inquadramento riconosciutogli, in base al meccanismo annuale di incremento previsto dall’art. 2120 c.c., comma 4 non divisibile per 13,5; al parziale accoglimento della domanda riconvenzionale risarcitoria per danno emergente, in misura di Euro 3.150,00 anziché di Euro 28.296,00, in difetto di documentazione del maggiore importo richiesto dalla società;

5. con atto notificato il 14 (17) agosto 2018, il lavoratore ricorreva per cassazione con sei motivi, cui la società resisteva con controricorso contenente ricorso incidentale con tre motivi, cui il primo replicava con controricorso;

6. entrambe le parti comunicavano memoria ai sensi dell’art. 380bis1 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente principale deduce violazione e falsa applicazione del’art. 2909 c.c., art. 324 c.p.c., nullità della sentenza per violazione degli artt. 112,115,345(434) c.p.c., violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., per illegittima applicazione al lavoratore, in mancanza di allegazione, né domanda o eccezione di parte, della disciplina del lavoro discontinuo solo perché autista, in violazione del giudicato interno formatosi sull’incontestata continuità della prestazione lavorativa e tale ritenuta dalla sentenza di primo grado sul punto non impugnata, ben potendo esso formarsi anche sull’accertamento di fatto: indubbiamente implicato (in ordine alle modalità effettive di svolgimento del rapporto) da una questione di non esclusiva qualificazione giuridica; nonostante la deduzione dalla società di corresponsione dell’indennità di Trasferta Italia a titolo di lavoro straordinario e pertanto di una prestazione continua, senza pause di inattività, in assenza di una diversa prospettazione in alcuno scritto difensivo, tanto meno di servizio extraurbano; neppure avendo il lavoratore ciò allegato ed avendo invece la Corte capitolina posto a fondamento della decisione una discontinuità, indebitamente tratta “dalle deposizioni dei testi escussi”, in violazione anche dell’art. 115 c.p.c. (primo motivo);

2. esso è infondato;

3. non sussiste la formazione del giudicato denunciata, posto che il capo della sentenza di primo grado, relativo al compenso per lavoro straordinario e inclusivo della detrazione di quanto corrisposto sotto la voce “Trasferte Italia”, investito dall’appello della società (p.to 8 di pg. 5 della sentenza), ha devoluto alla Corte territoriale l’esame dell’intera questione, comportante l’interpretazione dell’art. 169 CCNL Terziario applicabile ratione temporis, nella combinata lettura con le altre norme contrattuali collettive rilevanti ai fini dell’applicazione della corretta disciplina retributiva dell’attività prestata dal lavoratore, secondo la regolamentazione osservata dalle parti nel corso del rapporto;

3.1. d’altro canto, è noto che non si possa formare giudicato su un segmento fattuale, quale la prospettata continuità della prestazione lavorativa, non integrante quella “minima unità suscettibile di acquisire la stabilità del giudicato interno”: locuzione giurisprudenziale che individua la sequenza logica costituita dal fatto, dalla norma e dall’effetto giuridico, con la conseguenza che la censura motivata anche in ordine ad uno solo di tali elementi riapre la cognizione sull’intera statuizione, perché, impedendo la formazione del giudicato interno, impone al giudice di verificare la norma applicabile e la sua corretta interpretazione (Cass. 4 febbraio 2016, n. 2217; Cass. 16 maggio 2017, n. 12202; Cass. 26 giugno 2018, n. 16853);

4. il ricorrente deduce poi violazione e falsa applicazione degli artt. 102, 118, 135, 137, 169 CCNL Terziario, per avere la Corte d’appello, pure a fronte di un’incontestata prestazione dal lavoratore (autista neppure addetto a servizi extraurbani) di un’attività continua (parimenti ritenuta dalla sentenza del Tribunale, non impugnata sul punto), erroneamente ritenuto il predetto soggetto alla disciplina di un’attività discontinua (non prevista per le mansioni di autista), nemmeno prevalente pur qualora ravvisata una promiscuità di mansioni, pienamente remunerata dalla sola “Trasferta Italia”, nonostante la spettanza in suo favore di uno straordinario, accertato in misura di dieci ore settimanali, con un incremento retributivo del 15% per le prime otto e del 20% per le due successive (secondo motivo); violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e ss., per erronea applicazione alla fattispecie dell’art. 169 CCNL, da leggere unitamente alle altre disposizioni contrattuali deroganti alla norma imperativa dell’art. 2108 c.c. solo in riferimento alle categorie di lavoratori discontinui espressamente indicate dall’art. 135 CCNL, purché la loro attività non sia continua e nelle quali non inclusi gli autisti: avendo la prima norma istituito un’indennità, di natura retributiva, applicata al lavoratore quando il servizio extraurbano ecceda le otto ore e corrisposta a C.G. per il suo servizio urbano (terzo motivo);

5. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono inammissibili;

6. in via di premessa, non si configura la violazione delle norme contrattuali denunciate, parificata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, come modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2 sul piano processuale a quella delle norme di diritto, pertanto comportante, in sede di legittimità, l’interpretazione delle loro clausole in base alle norme codicistiche di ermeneutica negoziale (artt. 1362 c.c. e ss.) come criterio interpretativo diretto e non come canone esterno di commisurazione dell’esattezza e della congruità della motivazione (Cass. 19 marzo 2014, n. 6335; Cass. 17 maggio 2018, n. 12095; Cass. 23 agosto 2019, n. 21682; Cass. 12 aprile 2021, n. 9583);

6.1. il vizio di violazione di legge e’, come noto, integrato dalla deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge, implicante un problema interpretativo; nel caso di specie, esso consiste piuttosto nell’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerente alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (Cass. 11 gennaio 2016, n. 195; Cass. 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340), ovviamente nei limiti del novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, qui non ricorrente;

6.2. al di là della non diretta rilevanza di alcune norme denunciate, l’art. 169 del CCNL applicato non può che essere letto, secondo il suo chiaro tenore letterale e la ratio sintomaticamente espressiva della volontà delle parti sociali di modulazione dell’istituto peculiarmente calibrato sulla specifica attività degli “addetti al trasporto delle merci a mezzo autocarri e autotreni, comandati a prestare servizio extraurbano”, come istitutivo di un’indennità (di trasferta) forfettizzata modulata su aliquote progressivamente crescenti (50%, 80%, 120%) in base all’entità oraria di superamento dell’ordinaria durata giornaliera (otto ore) della prestazione lavorativa (rispettivamente: da nove a undici ore; da undici e fino a sedici ore; superiori a sedici e fino a ventiquattro ore), avente pertanto natura retributiva e non di mero rimborso spese, come invece la diaria prevista per le missioni temporanee (esso recitando: “sarà corrisposta, in sostituzione della diaria di cui al precedente art. 167… 3, dovendo così l’indennità “Trasferta Italia” ritenersi esaustiva di ogni maggiore e diverso compenso per l’attività lavorativa prestata dai suindicati lavoratori, in particolare a titolo di straordinario (incompatibile con quella, come si evince in particolare dal nutrito contenzioso tributario, relativo ad avvisi di accertamento per imposte dirette sottratte, in virtù della indicazione di competenze, dissimulanti lavoro straordinario, come “Trasferta Italia”: ex plurimis, Cass. 6 aprile 2017, n. 9023); neppure potendo trarsi dall’art. 135, recante un elenco di “lavoratori discontinui” non inclusivo degli autotrasportatori in oggetto, la possibilità per essi di un compenso per lavoro straordinario;

6.3. l’interpretazione di questa Corte delle norme suindicate corrisponde pertanto a quella resa dalla Corte territoriale, con diffuse e argomentate ragioni (ai p.ti da 9. di pg. 5 a 9.4. di pg. 7 della sentenza), cui il ricorrente non ha opposto argomenti giuridici persuasivi in linea di diritto;

6.4. in realtà le censure, soltanto apparentemente vertenti sulla deduzione di un vizio di violazione di legge, mirano piuttosto ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (Cass. s.u. 27 dicembre 2019, n. 34476; Cass. 4 marzo 2021, n. 5987);

7. il ricorrente deduce quindi omesso esame di un fatto decisivo discusso tra le parti, quale l’indicazione dell’adibizione del lavoratore al rifornimento delle rimesse Trambus di (OMISSIS), e pertanto a servizio urbano (non assoggettabile alla disciplina dell’art. 169 CCNL, riguardante gli autotrasportatori comandati al servizio extraurbano), nella memoria di costituzione in primo grado della società, reclamante i pagamenti compiuti sotto la voce Trasferta Italia a titolo di corresponsione (non già di una tale indennità, ma) di retribuzione per lavoro straordinario (quarto motivo);

8. esso è infondato;

9. il fatto storico dedotto non è decisivo (nel senso della sua idoneità, se esaminato, a determinare un esito diverso della lite: Cass. 29 ottobre 2018, n. 27415; Cass. 21 settembre 2021, n. 25577), in quanto non di per sé preclusivo dell’adibizione del lavoratore a trasporti extraurbani (l’indennità corrispostagli ai sensi dell’art. 169 CCNL essendo anzi stabilita proprio per essa), a fronte dell’accertamento condotto dalla Corte territoriale (in particolare al p.to 9.5. di pg. 7 della sentenza), anche considerato il puntuale e documentato rilievo contrario della società (di deduzione dal lavoratore, nel ricorso introduttivo, di avere lavorato su “varie destinazioni sul territorio nazionale e regionale”: così al primo capoverso del p.to 3.1 di pg. 16 del controricorso);

9.1. peraltro, la Corte capitolina ha pure esaminato la prestazione del lavoratore a servizio di Trambus, sia pure sotto diverso profilo (al p.to 15, sub a di pgg. 10 e 11 della sentenza);

10. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del R.D.L. n. 692 del 1923, R.D. n. 1955 del 1923, R.D. 2657 del 1923, art. 8, L. n. 66 del 2003, art. 16, art. 2108 c.c., per la spettanza al lavoratore di un trattamento per lavoro straordinario (per almeno dieci ore settimanali, pari alla somma di Euro 63.135,13 per l’intero periodo), in quanto osservante un orario predeterminato dalle ore 7 alle ore 16 (quinto motivo);

11. esso è inammissibile;

11.1. appare con ancora maggiore evidenza l’inconfigurabilità della violazione di norme di legge, solo apparentemente denunciate (con richiamo delle argomentazioni svolte nello scrutinio del secondo e terzo motivo), sul presupposto della negata discontinuità, invece accertata in fatto dalla Corte territoriale, dell’attività lavorativa prestata dal ricorrente, per la finalità attribuita al giudice d’appello “di sottrarla alla disciplina imperativa del lavoro straordinario” (così al terz’ultimo capoverso di pg. 38 del ricorso);

12. il ricorrente deduce infine nullità della sentenza per violazione degli artt. 437,61,191,112,132 c.p.c., art. 111 Cost., per mancanza di motivazione in ordine al recepimento del conteggio della società, tardivo in quanto depositato con una memoria comunicata all’udienza di discussione davanti alla Corte d’appello, e quindi tardivamente, non contestato dal lavoratore, come neppure il conteggio da questi allegato al ricorso introduttivo, invece non recepito dalla Corte, mentre avrebbe piuttosto dovuto disporre in merito una C.t.u.; in ogni caso con vizio di ultrapetizione della sentenza, nulla riconoscendo a titolo di straordinario (sesto motivo);

13. esso è assorbito dall’esclusione di ogni compenso per lavoro straordinario per effetto della corresponsione al lavoratore dell’indennità mensile “Trasferta Italia”, essendo il passaggio argomentativo oggetto di censura privo di rilievo decisorio (“ritiene il Collegio che null’altro possa essere riconosciuto… oltre quanto già percepito sotto la voce trasferta Italia, ove si consideri altresì che… “: così al punto 9.6. di pg. 9 della sentenza);

14. la controricorrente deduce a propria volta, in via di ricorso incidentale, violazione e falsa applicazione dell’art. 2120 c.c. ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia, per rigetto dell’impugnazione relativa alla condanna della società al pagamento delle differenze per T.f.r. conseguenti al superiore inquadramento riconosciuto al lavoratore, determinate dal lavoratore sulla base di un conteggio eccedente la somma massima di Euro 809,00, ricavabile dalla rivalutazione annuale della quota di T.f.r. maturata sulle differenze retributive per superiore inquadramento, pari a Euro 8.314,57, da dividere per 13,5, secondo un procedimento invece ritenuto erroneo dalla Corte territoriale, sull’assunto di un meccanismo annuale di incremento previsto dall’art. 2120 c.c., comma 4, non divisibile e dell’individuazione di tutti i parametri di determinazione (primo motivo);

15. esso è inammissibile;

16. il motivo difetta di specificità, in violazione del principio prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6, che onera la parte che denunci l’omessa valutazione di un documento ovvero di una prova testimoniale, sotto il profilo del vizio di motivazione, come appunto nel caso di specie, di riprodurre il tenore esatto del documento, ovvero della prova testimoniale, il cui omesso esame sia denunciato, riportandone il contenuto, in modo da permettere siffatta valutazione di decisività (Cass. 28 febbraio 2006, n. 4405; Cass. 30 luglio 2010, n. 17915; Cass. 31 luglio 2012, n. 13677; Cass. 3 gennaio 2014, n. 48; Cass. 10 agosto 2017, n. 19985), in mancanza di una puntuale indicazione, né produzione o tanto meno trascrizione del conteggio del lavoratore contestato;

16.1. inoltre, esso postula l’esistenza di una somma richiesta dal lavoratore (in misura di Euro 5.729,89: ultimo capoverso, sub B di pg. 19 del controricorso), addirittura prospettandone una valutazione di congruità dalla Corte d’appello (secondo capoverso di pg. 23 del controricorso), in assenza di alcuna sua determinazione quantitativa: posto che la Corte capitolina si è limitata a dare atto della condanna del Tribunale al pagamento, da parte della società, delle differenze per T.f.r. conseguenti al riconoscimento del diritto del lavoratore alla superiore qualifica (primo capoverso di pg. 2 della sentenza) e a indicare il corretto criterio di calcolo di tali differenze (terz’ultimo capoverso di pg. 9 della sentenza);

16.2. il vizio motivo denunciato è poi inconfigurabile, alla luce del novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053), tanto meno essendo ipotizzabile una nullità della sentenza per mancanza o apparenza di motivazione, in considerazione delle articolate ed argomentate ragioni esposte in merito dalla Corte territoriale (al p.to 11 di pg. 9 della sentenza);

17. la società deduce violazione dell’art. 2697 c.c., per erronea ripartizione dell’onere della prova, a carico del lavoratore, della concessione dalla società, a titolo di benefit, dei prelievi incontestati (come neppure degli importi indicati) di carburante per uso personale, né di estinzione del debito per essi contratto (secondo motivo);

18. anch’esso è inammissibile;

19. il motivo consiste in una mera reiterazione della doglianza (come evidente dal p.to 12 di pgg. 9 e 10 della sentenza), senza neppure confutazione dell’affermazione della Corte di “non” essere stata “oggetto… di alcuna specifica censura” (al secondo capoverso del p.to 13 di pg. 10 della sentenza) la negazione, da parte del Tribunale, di un obbligo per i dipendenti di un corrispettivo per i prelievi di gasolio per il rifornimento delle auto personali, sulla rilevata assenza di una contabilizzazione mensile degli importi: ciò che comporta un’evidente genericità del motivo, in violazione della prescrizione, a pena di inammissibilità, dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, che ne esige l’illustrazione, con esposizione degli argomenti invocati a sostegno della decisione assunta con la sentenza impugnata e l’analitica precisazione delle considerazioni che, in relazione al motivo come espressamente indicato nella rubrica, giustificano la cassazione della sentenza (Cass. 3 luglio 2008, n. 18202; Cass. 19 agosto 2009, n. 18421; Cass. 22 settembre 2014, n. 19959; Cass. 23 gennaio 2019, n. 1845);

20. la ricorrente incidentale deduce infine violazione degli artt. 115,244,253 c.c., per mancato riconoscimento della domanda riconvenzionale risarcitoria della società sotto il profilo (oltre che del danno emergente, anche) del lucro cessante, sull’erronea esclusione di sua mancata documentazione, nonostante le richieste istruttorie in tale senso e comunque la non contestazione del pregiudizio patito, per i costi sostenuti per sopperire con autotrasportatori esterni alle consegne alla committente, che aveva negato il proprio gradimento ad alcuni interni, tra i quali C., per ritardi nelle consegne (terzo motivo);

21. esso pure è inammissibile;

22. come noto, il vizio di violazione di legge è integrato dalla deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge, implicante un problema interpretativo; non invece, come nel caso di specie, dall’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerente alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (Cass. 11 gennaio 2016, n. 195; Cass. 13 ottobre 2017, n. 24155; Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340);

22.1. la censura mira piuttosto ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (Cass. s.u. ?7 dicembre 2019, n. 34476; Cass. 4 marzo 2021, n. 5987), che ha accertato, in ordine all’azione risarcitoria promossa dalla società con domanda in via riconvenzionale, la mancata documentazione del danno per i maggiori costi asseritamente sostenuti dalla società, ritenendo inidoneo un prospetto unilateralmente predisposto (così al p.to b di pg. 11 della sentenza), a fronte dell’onere probatorio del lucro cessante, in termini di certezza o di elevata probabilità, non di mera potenzialità, sulla base di elementi oggettivi e certi (Cass. 13 luglio 2011, n. 15385; Cass. 11 aprile 2017, n. 9312);

23. pertanto il ricorso principale deve essere rigettato e l’incidentale dichiarato inammissibile, con la compensazione delle spese del giudizio tra le parti e relativo raddoppio per entrambe del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale; compensa interamente le spese del giudizio tra le parti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale e incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 28 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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