Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38664 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38664

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6723-2020 proposto da:

K.M.I., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONELLA MACALUSO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Siracusa – Sezione

di Ragusa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 575/2019 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 24/09/2019 R.G.N. 811/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 24 settembre 2019, la Corte d’appello di Caltanissetta rigettava il gravame di K.M.I., cittadino (OMISSIS), avverso la sentenza di primo grado, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. essa riteneva il racconto del richiedente (che aveva riferito del proprio padre, oppositore durante le elezioni del 1995 in (OMISSIS) al partito (OMISSIS), ucciso da colpi di arma da fuoco esplosi da cinque persone e del fratello, che in epoca successiva si era recato presso il partito avversario e ne aveva ucciso uno dei membri, essendo quindi arrestato; di avere infine lasciato il Paese, perché ingiustamente accusato della morte di cinque persone, uccise a seguito di un conflitto contro il partito (OMISSIS) alle successive elezioni, dopo essere stato diffidato con minacce dal presentare un ricorso giudiziario a difesa del proprio fratello) non credibile per genericità delle dichiarazioni, neppure chiarite (non essendo neppure comparso all’udienza) in merito all’impossibilità di far valere la sua estraneità ai fatti;

3. la Corte territoriale escludeva, anche in riferimento all’accertata inesistenza (in generale in (OMISSIS) e) in particolare nel (OMISSIS), sua zona di provenienza, una condizione di violenza indiscriminata dipendente da un conflitto armato in base alle fonti ufficiali consultate, l’accoglibilità delle domande di riconoscimento dello status di rifugiato, né di protezione sussidiaria; ma neppure umanitaria, in assenza di una concreta condizione di vulnerabilità e per il non significativo radicamento del richiedente ne territorio italiano;

4. con atto notificato il 28 gennaio 2020, lo straniero ricorreva per cassazione con tre motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1 Convenzione di Ginevra, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, comma 1, lett. e), artt. 5, 7,8, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per la mancata contestualizzazione della vicenda del richiedente nella violenta lotta politica tra i partiti, con esiti spesso pesantemente conflittuali, a fini di riconoscimento del suo status di rifugiato, in assenza dell’approfondimento officioso dipendente dall’inosservato obbligo di cooperazione istruttoria (primo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 e omesso esame di un fatto decisivo, in ordine all’esclusione di una situazione di violenza indiscriminata, alimentata dalla condizione di instabilità assoluta, in particolare in (OMISSIS), con inadempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria (secondo motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati;

3. in tema di protezione internazionale, la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente non è affidata alla mera opinione del giudice ma è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5 tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” di cui al comma 3 cit. articolo, senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto (Cass. 9 luglio 2020, n. 14674); non potendo le lacune probatorie del racconto del richiedente asilo necessariamente comportare, ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5 inottemperanza al regime dell’onere della prova, potendo essere superate dalla valutazione che il giudice del merito è tenuto a compiere delle circostanze indicate alle lett. da a) ad e) della citata norma (Cass. 2014, n. 15782; Cass. 29 gennaio 2019, n. 2458; Cass. 21 giugno 2021, n. 17599);

3.1. nel caso di specie, la Corte territoriale si è limitata ad una soggettiva valutazione di credibilità (ai primi tre capoversi di pg. 5 della sentenza) della vicenda del richiedente (succintamente esposta agli ultimi due capoversi di pg. 2 della sentenza), con omissione di ogni pur doveroso accertamento officioso in merito alla situazione individuale ed alle circostanze personali del richiedente, in adempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria (Cass. 14 novembre 2017, n. 26921; Cass. 25 luglio 2018, n. 19716; Cass. 4 gennaio 2021, n. 10);

4. il ricorrente deduce infine violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 2, art. 5, comma 6, art. 3 CEDU ed omesso esame di un fatto decisivo, per la mancata valorizzazione dell’integrazione del richiedente in Italia, a fronte della condizione di grave emergenza umanitaria del proprio Paese, dal quale ormai assente dal 2015 (terzo motivo);

5. esso è inammissibile;

6. il motivo e’, infatti, generico, in violazione della prescrizione di specificazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 che ne esige l’illustrazione, con esposizione degli argomenti invocati a sostegno della decisione assunta con la sentenza impugnata e l’analitica precisazione delle considerazioni che, in relazione al motivo come espressamente indicato nella rubrica, giustificano la cassazione della sentenza (Cass. 3 luglio 2008, n. 18202; Cass. 19 agosto 2009, n. 18421; Cass. 22 settembre 2014, n. 19959; Cass. 26 settembre 2016, n. 18860; Cass. 9 ottobre 2019, n. 25354; Cass. 18 novembre 2020, n. 26726);

6.1. inoltre, non si configura omesso esame di un fatto storico, quanto piuttosto una contestazione della valutazione probatoria della Corte territoriale, eccedente il circoscritto ambito devolutivo del novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. s.u. 7 aprile 2014, n. 8053);

7. pertanto i primi due motivi di ricorso devono essere accolti, inammissibile il terzo, con la cassazione della sentenza impugnata, in relazione ai motivi accolti e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Caltanissetta in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, inammissibile il terzo; cassa la sentenza impugnata, in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Caltanissetta in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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