Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38654 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2021, (ud. 23/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38654

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5087-2020 proposto da:

D.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARCO GIORGETTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso l’ordinanza n. 15465/2019 del TRIBUNALE di ANCONA, depositata

il 18/12/2019 R.G.N. 1282/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/09/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. il Tribunale di Ancona ha respinto la domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria avanzata da D.M., cittadino della (OMISSIS);

per la cassazione della decisione ha proposto ricorso Mahmoud D. G sulla base di quattro motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea c.p.c., cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 10 censurando il provvedimento impugnato in quanto adottato senza avere sentito il richiedente che ne aveva fatto richiesta;

2. con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19, comma 2, come integrato dal D.Lgs. n. 113 del 2018, art. 1, lett. g), del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 35, comma 3, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1, D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1, lett. c-ter nonché del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 censurando il provvedimento impugnato per non avere considerato in relazione alla situazione sanitaria del richiedente le ulteriori prescrizioni successive al periodo di convalescenza;

3. con il terzo motivo deduce violazione e falsa applicazione di legge denunziando l’omesso esame, in relazione al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 3, della evoluzione della malattia e sostiene che la documentazione versata in atti postulava la necessità di ulteriore percorso terapeutico;

4. con il quarto motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 e apparenza di motivazione per pretermissione dell’analisi della situazione in Biafra, luogo di provenienza del richiedente;

5. il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura alle liti;

5.1. esso è stato presentato in virtù di una procura speciale, rilasciata su foglio separato e materialmente congiunta all’atto, priva dell’indicazione della data in cui la stessa è stata conferita;

5.2. il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13 introdotto dal D.L. n. 13 del 2017 ed applicabile ratione temporis al caso di specie, prevede tuttavia che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”; nello specifico la mancanza della certificazione relativa alla data di rilascio della procura speciale impedisce di verificare l’avvenuto conferimento della stessa in epoca successiva alla comunicazione del decreto impugnato; ne consegue l’inammissibilità del ricorso presentato in virtù di una simile procura; il rilievo ha carattere assorbente e rende superfluo l’esame, nel merito, dei presentati motivi di ricorso (Cass. n. 20075/2020, n. 25304/2020);

5.3. il Collegio è consapevole che questa Corte con ordinanza in data 17970/2021 ha rimesso alla Corte costituzionale la questione della legittimità del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13 come inserito dal D.L. n. 46 del 2017, ma ritiene non vi siano i presupposti per la sospensione del procedimento ai sensi dell’art. 295 c.p.c. in ragione dei plurimi profili di inammissibilità dei motivi articolati che non avrebbero in ogni caso consentito l’accoglimento del ricorso per cassazione;

6. L’Amministrazione si è costituita tardivamente al solo fine di partecipare all’udienza di discussione e non ha svolto alcuna attività difensiva sicché non occorre provvedere sulle spese del giudizio;

7. si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per la condanna del ricorrente al pagamento del raddoppio del contributo ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 (Cass. 25304/2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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