Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38651 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13939-2020 proposto da:

D.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA GIULIANA,

32, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO GREGORACE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3500/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 15/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LUCA

SOLAINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Venezia ha respinto il gravame proposto da D.M., cittadino maliano, avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di avere abbandonato il proprio paese, perché dopo la morte del padre, lo zio lo maltrattava e, quindi, ha deciso di andarsene, perché “la situazione era grave”.

A sostegno della propria decisione di rigetto, la Corte d’appello ha ritenuto che la vicenda e le ragioni dell’allontanamento non fossero inquadrabili in alcuna delle fattispecie di protezione internazionale sopra richieste, in quanto si trattava di contrasto tra parenti ed, inoltre, la medesima vicenda era stata esposta in termini talmente vaghi da impedire verifiche anche di coerenza interna. La Corte territoriale non ha, pertanto, riconosciuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale ma neppure quelli della protezione sussidiaria, non essendo ravvisabile il rischio di subire un “danno grave” ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, neppure declinato secondo l’ipotesi di cui alla lett. c), in quanto dalle fonti informative disponibili, nella zona di provenienza del ricorrente, non risulta esistente una situazione di violenza indiscriminata dovuta a conflitto armato. Neppure erano state allegate e dimostrate, secondo il tribunale, la ricorrenza di specifiche situazioni di vulnerabilità.

Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione della Dir. n. 2004/83/CE/, recepita dal D.Lgs. n. 251 del 2007, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per violazione delle norme di diritto in relazione alle dichiarazioni rese dal ricorrente e al mancato supporto probatorio; (ii) sotto un secondo profilo, per omesso esame, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione delle condizioni del paese di origine del richiedente; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria; (iv) per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per il mancato riconoscimento della protezione umanitaria.

Il primo motivo è inammissibile, perché generico, in quanto non censura nessuna effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata.

Il secondo e terzo motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, perché connessi, sono inammissibili, perché contestano l’accertamento di fatto espresso dalla Corte d’appello sulla situazione della regione di provenienza del ricorrente condotto alla luce delle fonti consultate, alle quali il richiedente contrappone diverse fonti, ma in termini di mero dissenso.

Il quarto motivo è inammissibile perché generico, in quanto il ricorrente lamenta la mancata considerazione del profilo dell’integrazione lavorativa come fattore che concorre a determinare una situazione di vulnerabilità in caso di rimpatrio, senza riportare quando già dedotto/ in proposito, nei diversi gradi di merito.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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