Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38640 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 10/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38640

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 718-2017 proposto da:

C.L., rappresentato e difeso dall’avvocato WORNDLE THOMAS,

e dall’Avvocato ANTONELLA ANSELMO, per procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

CA.MO., rappresentato e difeso dall’Avvocato CHRISTIAN

PEDEVILLA, e dall’Avvocato VERONICA HOLZER, per procura a margine

del controricorso, domiciliato presso Avv. NICOLA MARCHITTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 146/2016 della CORTE D’APPELLO DI TRENTO,

depositata il 22/10/2016;

udita la relazione della causa svolta nell’adunanza non partecipata

del 10/9/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1. Il tribunale, con sentenza del 20/2/2014, ha accolto la domanda che Ca.Mo. aveva proposto nei confronti di C.L. ed ha, per l’effetto, ordinato a quest’ultimo la demolizione della costruzione di sua proprietà, parzialmente fuori terra, insistente sulla p.ed. (OMISSIS) c.c. (OMISSIS), in quanto edificata dallo stesso in violazione della distanza che, rispetto al confine con la p.ed. (OMISSIS) c.c. (OMISSIS), di proprietà dell’attore, è fissata dal piano di recupero approvato dal Comune.

1.2. Secondo il tribunale, il piano di recupero, pur realizzando il suo scopo tramite l’individuazione di aree di intervento edilizio con evidenziazione grafica degli edifici realizzabili fuori terra, fissa inderogabilmente le distanze minime tra gli edifici fuori terra, dando luogo, ai sensi degli artt. 872 e 873 c.c., ad una norma integrativa locale delle distanze legali tra le costruzioni, per cui l’attore, sussistendone i presupposti, ha la facoltà di richiedere, oltre al risarcimento dei danni, anche la riduzione in pristino.

2.1. C.L. ha proposto appello avverso tale sentenza.

2.2. Ca.Mo. si è costituito chiedendo il rigetto del gravame.

3.1. La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, ha rigettato l’appello.

3.2. La corte, in particolare, dopo aver premesso che: – in tema di distanze nelle costruzioni, anche nei comuni dotati di regolamento edilizio con annesso programma di fabbricazione è legittimo adottare, in attuazione di quest’ultimo, strumenti più dettagliati volti a disciplinare l’attività urbanistico-edilizia in particolari zone del territorio comunale, secondo uniformi criteri planovolumetrici, organici e funzionali, adeguati alla specificità di singoli settori urbani; – la disciplina sulla distanze tra le costruzioni può essere, quindi, stabilita anche mediante piani urbanistici, come il piano di recupero che il Comune di (OMISSIS) ha approvato con Delib. 8 agosto 2008 in base alla Legge Urbanistica Provinciale n. 13 del 1997, recanti “criteri planovolumetrici”, assumendo la stessa funzione integrativa delle norme previste dagli art. 872 e 873 c.c., nel senso, cioè, che la disciplina sulle distanze tra costruzioni, rilevante ai fini dell’applicazione degli art. 872 e 873 c.c., può essere ricavata, come nel caso in esame, anche dalla “rappresentazione grafica del programma edilizio” previsto dal piano urbanistico; – tale assunto, dal quale il tribunale aveva preso le mosse, non è stato contestato dall’appellante; ha esaminato i motivi di doglianza articolati dall’appellante e li ha ritenuti infondati.

3.3. La corte, al riguardo, ha ritenuto che: – la parte grafica del piano di recupero del Comune di (OMISSIS) evidenzia chiaramente che l’edificio previsto sulla p.ed. (OMISSIS) (di proprietà dell’appellante) debba essere edificato ad una distanza compresa tra 9,42 m. e 12,24 m.; – il punto di riferimento di tale distanza è chiaramente individuato nel confine tra il lotto nel quale è compresa la predetta particella ed il lotto adiacente comprendente la particella (OMISSIS), attualmente dell’appellato; non rileva che, con riguardo a quest’ultimo lotto, è prevista l’edificazione di una costruzione esattamente sulla “dividente” con il lotto contiguo: ciò, infatti, non toglie che, con riguardo alla p.ed. (OMISSIS), l’attività edificatoria sia regolata fissando un distacco dal confine con il lotto adiacente, per cui l’appellante non può rivendicare alcun diritto di spingere la propria costruzione sino al confine, anche perché, quando i regolamenti edilizi stabiliscono espressamente la necessità di rispettare determinate distanze dal confine, è inoperante il principio della prevenzione; – né rileva che non è stata eretta alcuna costruzione nel fondo dell’appellato e che all’esito dell’attuazione del piano urbanistico quest’ultimo non sarà più proprietario di un fondo confinante con quello in cui l’appellante ha realizzato la propria costruzione: l’obbligo di rispettare le distanze legali tra le costruzioni prescinde dalla dimostrazione, da parte del titolare del diritto dominicale leso, della sussistenza di un concreto pregiudizio della sua posizione giuridica, in quanto il legislatore (in relazione anche ad esigenze di sicurezza ed igiene) ha compiuto una astratta e generale valutazione dell’illegittimità della violazione delle distanze stesse, né può porsi un problema di interesse ad agire, questo essendo connaturato alla prospettazione, da parte del soggetto legittimato, di una lesione o sottoposizione a pericolo o discussione di un diritto, per cui, a prescindere dall’attività edificatoria condotta sul fondo adiacente, l’appellante è tenuto a staccare la propria costruzione dal confine; – e neppure rileva l’eventuale tolleranza del vicino rispetto alla costruzione a distanza inferiore rispetto a quella legale: in tema di distanze legali nelle costruzioni, le prescrizioni contenute nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi comunali, essendo dettate, contrariamente a quelle del codice civile, a tutela dell’interesse generale a un prefigurato modello urbanistico, non tollerano deroghe convenzionali da parte dei privati; tali deroghe, se concordate, sono invalide, né tale invalidità può venire meno per l’avvenuto rilascio di concessione edilizia, poiché il singolo atto non può consentire la violazione dei principi generali dettati, una volta per tutte, con gli indicati strumenti urbanistici.

3.4. La corte, quindi, ha concluso sostenendo che l’appellante non era legittimato a spingere la sua costruzione fino al confine ma doveva incondizionatamente mantenerla ad una distanza, rispetto ad esso, compresa tra 9,42 m. e 12,24 m..

3.5. La corte, infine, dopo aver evidenziato che la deroga alla disciplina delle distanze di cui alla L. n. 122 del 1989, art. 9 vale solo per le autorimesse e i parcheggi realizzati, per l’intera altezza, al di sotto dell’originario piano di campagna, tutelando le prescrizioni urbanistiche in tema di altezze, distanze e volumetria degli edifici valori specifici, quali aria, luce e vista, innanzitutto ha escluso che potesse a tal fine valere quale punto altimetrico di misurazione quello che per l’accesso al lotto fissa il piano di recupero, “trattandosi di un criterio applicabile solo alle costruzioni edificate oltre la distanza legale dal confine”, ed, in secondo luogo, ha ritenuto che fosse sul punto dirimente il piano di campagna: e che il tribunale, con accertamento sul quale l’appellante non aveva mosso specifiche censure, aveva affermato come fosse fotograficamente documentato che alcune parti del garage edificato dall’appellante fossero al di sopra del piano di campagna.

3.6. La corte, in definitiva, ha confermato la statuizione con la quale il primo giudice aveva ritenuto la violazione delle distanze dal confine perpetrata dall’appellante ed aveva pronunciato il conseguente ordine di arretramento.

4.1. C.L., con ricorso notificato il 23/12/2016, ha chiesto, per sei motivi, la cassazione della sentenza della corte d’appello, dichiaratamente notificata l’8/11/2016.

4.2. Ca.Mo. ha resistito con controricorso notificato il 13/2/2016.

4.3. Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.1. Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di valutare tanto la relazione, le conclusioni ed il ragionamento del consulente tecnico d’ufficio, secondo il quale la costruzione da lui realizzata rispettava tutti gli strumenti e le prescrizioni urbanistiche vigenti nel Comune di (OMISSIS), quanto il fatto (e le relative prove) che tale garage era conforme alla normativa di settore, o, comunque, ha omesso di esplicitare le ragioni per cui si è discostata dalle conclusioni raggiunte dal consulente tecnico d’ufficio sui predetti punti.

5.2. Ed infatti, ha osservato il ricorrente, nonostante il consulente tecnico d’ufficio avesse precisato che la costruzione in questione non violava la normativa sulle distanze legali del Comune, lì dove, in particolare, aveva affermato che “le distanze tra l’edificio 5 (ancora da edificare) e i due spigoli dell’edifico 6… previste nel piano di recupero, ovvero 9,42 m e 12,24 m. sono state rispettate” e che, pertanto, “il muro perimetrale del garage edificato dal sig. C.L. in corrispondenza del confine fra p.ed. (OMISSIS) e p.ed. (OMISSIS), non (era) in contrasto con gli strumenti e le prescrizioni urbanistiche del Comune di (OMISSIS)”, la corte d’appello non solo non ha spiegato le ragioni per cui ha ritenuto di discostarsi dalle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio ma ha anche del tutto omesso di prenderle in considerazione sebbene l’appellante, visto che anche il tribunale aveva a sua volta disatteso le conclusioni del consulente, avesse avanzato, sul punto, motivi d’impugnazione.

6. Con il secondo motivo, il ricorrente, lamentando ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 111 Cost., comma 6, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso tanto di considerare le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, quanto di esporre le ragioni per le quali si è discostata dalle relative conclusioni, e cioè che le costruzioni erette sulla p.ed. (OMISSIS), erano conformi agli strumenti ed alle prescrizioni urbanistiche vigenti nel Comune di (OMISSIS), incorrendo, in tal modo, nel vizio di motivazione apparente.

7. Con il terzo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha ritenuto violate le disposizioni sulle distane legali di cui agli artt. 872 e 873 c.c. sul rilievo che le stesse erano integrate sia dal piano di recupero approvato dal Comune di (OMISSIS) con Delib. n. 52 del 2008, sia dalla rappresentazione grafica del suddetto piano, senza, tuttavia, considerare che la relazione peritale aveva affermato che il muro perimetrale del garage edificato da C.L. in corrispondenza del confine tra la p.ed. (OMISSIS) e la p.ed. (OMISSIS) non era in contrasto con gli strumenti e le prescrizioni urbanistiche vigenti nel Comune di (OMISSIS).

8.1. I motivi, da trattare congiuntamente, sono infondati.

8.2. Il ricorrente, infatti, non si confronta realmente con la ratio sottostante alla decisione che ha impugnato, lì dove, in particolare, la corte d’appello, dopo aver premesso che, alla luce del piano di recupero del Comune di (OMISSIS), l’edificio previsto sulla p.ed. (OMISSIS) (di proprietà dell’appellante) doveva essere edificato ad una distanza compresa tra 9,42 m. e 12,24 m., ha ritenuto, con statuizione in diritto rimasta priva di specifiche censure, che tale distanza dovesse essere determinata avendo riguardo non già al muro perimetrale della predetta costruzione, come affermato dal consulente tecnico d’ufficio, ma piuttosto al confine tra il lotto nel quale è compresa la predetta particella ed il lotto adiacente, che comprende la particella (OMISSIS), di proprietà dell’appellato.

8.3. D’altra parte, il giudice può senz’altro disattendere, con la sua statuizione, le conclusioni del consulente tecnico quando, come nel caso in esame, riguardino una questione che non ha per oggetto l’accertamento o la valutazione dei fatti materiali bensì l’esatta interpretazione di una norma giuridica, come quella contenuta nel piano di recupero (e, come tale, rilevante ai fini di cui agli artt. 872 e 873 c.c.) sulle distanze tra le costruzioni.

9. Con il quarto motivo, il ricorrente, lamentando la nullità della sentenza o del procedimento, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata per avere la corte d’appello omesso di pronunciarsi sul motivo con il quale il convenuto, in qualità di appellante, aveva dedotto che l’attore, avendo manifestato il proprio assenso ad un piano di recupero che prevedeva un programma edilizio per effetto del quale lo stesso era destinato a non essere più proprietario di un fondo confinante con la p.ed. (OMISSIS), era privo dell’interesse ad agire in giudizio nei confronti del convenuto, proprietario di tale fondo, così abusando del proprio diritto.

10. Con il quinto motivo, il ricorrente, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di esaminare i fatti relativi alle condotte dell’attore il quale, pur avendo concordato con le previsioni contenute nel piano di recupero, in seguito, abusando del proprio diritto, ha agito in giudizio contro il convenuto per avere lo stesso edificato nel rispetto di tale piano.

11. Con il sesto motivo, il ricorrente, lamentando ai sensi la violazione e la falsa applicazione degli artt. 112,115 be 116 c.p.c., anche in comb. disp. con l’art. 2 Cost. e con gli artt. 330,833,1175,1375,1015 c.c., art. 1059 c.c., comma 2, art. 2793 c.c., con il D.Lgs. n. 231 del 2002 e con la L. n. 192 del 1998, art. 9 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di decidere sull’eccezione di abuso del diritto da parte dell’attore sollevata dal convenuto.

12.1. I motivi, da esaminare congiuntamente, sono infondati.

12.2. La corte d’appello, in effetti, al contrario di quanto sostenuto dal ricorrente, ha espressamente valutato il fatto (e l’eccezione, reiterata come motivo d’appello, di abuso del diritto fondata sullo stesso) che, all’esito dell’attuazione del piano urbanistico (se del caso, in via forzosa, come prospettato in memoria), l’appellato (e cioè l’attore) non sarebbe più stato proprietario di un fondo confinante con quello in cui l’appellante (e cioè il convenuto) aveva realizzato la propria costruzione, ritenendo, al riguardo, con statuizione in diritto rimasta del tutto incensurata (e, comunque, corretta), che l’obbligo di rispettare le distanze legali tra le costruzioni prescinde dalla dimostrazione, da parte del titolare del diritto dominicale leso, della sussistenza di un concreto pregiudizio della sua posizione giuridica, in quanto il legislatore (in relazione anche ad esigenze di sicurezza ed igiene) ha compiuto una astratta e generale valutazione dell’illegittimità della violazione delle distanze stesse, né può porsi un problema di interesse ad agire, questo essendo connaturato alla prospettazione, da parte del soggetto legittimato, di una lesione o sottoposizione a pericolo o discussione di un diritto, per cui, a prescindere dall’attività edificatoria condotta sul fondo adiacente, l’appellante è tenuto a staccare la propria costruzione dal confine.

12.3. In effetti, come questa Corte ha ripetutamente affermato, l’obbligo di rispettare le distanze legali tra le costruzioni prescinde dalla dimostrazione, da parte del titolare del diritto dominicale leso, della sussistenza di un concreto pregiudizio della sua posizione giuridica, in quanto il legislatore, in relazione anche ad esigenze di sicurezza ed igiene, ha compiuto una astratta e generale valutazione dell’illegittimità della violazione delle distanze stesse. Ne’ può porsi un problema di interesse ad agire, questo essendo connaturato alla prospettazione, da parte del soggetto legittimato, di una lesione o sottoposizione a pericolo o discussione di un diritto (Cass. n. 10500 del 1994; Cass. n. 3886 del 1998). Nello stesso modo, in tema di osservanza delle distanze tra costruzioni, ove le stesse siano prescritte da un regolamento edilizio integrativo del codice civile, nessuna indagine deve essere svolta per accertare se dalla violazione della norma regolamentare sia derivato o meno un danno al fondo del vicino in quanto le disposizioni sulle distanze legali non lasciano al giudice alcun margine di valutazione in ordine ai pregiudizi prodotti dalla loro inosservanza, avuto riguardo alle finalità di natura pubblicistica cui dette disposizioni si ispirano (Cass. n. 12459 del 1995; Cass. n. 15367 del 2001).

12.4. Ne’, del resto, può rilevare che l’attore, all’esito dell’attuazione (se del caso in via forzosa) del piano di recupero, non sarà più il proprietario del fondo confinante con quello sul quale l’appellante ha realizzato la propria costruzione, posto che ciò che fonda la sua legittimazione ad agire in giudizio per far valere le norme sulle relative distanze è unicamente il fatto che lo stesso sia, al momento della decisione, (ancora) il proprietario del fondo al confine: questi, invero, fino a quando non è legalmente privato del suo diritto attraverso l’espropriazione o altra forma di trasferimento definitivo, conserva, con la titolarità del diritto di proprietà, ogni facoltà ad esso inerente e può, dunque, esperire verso terzi le azioni reali in difesa del diritto medesimo, ed e’, quindi, legittimato ad agire nei confronti del terzo che abbia violato le norme sulla distanza delle costruzioni in relazione al fondo stesso (Cass. n. 4510 del 1980). D’altra parte, l’azione reale volta al rispetto delle distanze legali fra le costruzioni deve essere proposta nei confronti del proprietario della costruzione illegittima, solo costui potendo essere destinatario dell’ordine di demolizione che tale azione tende ad ottenere (Cass. n. 2722 del 1993; Cass. n. 13072 del 1995).

13. Il ricorso, per l’infondatezza di tutti i suoi motivi, dev’essere quindi, rigettato.

14. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

15. La Corte, infine, dà atto, aì sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 10 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA