Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38638 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 07/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38638

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 2197 – 2017 R.G. proposto da:

TARGET INVESTMENT s.r.l., – c.f. (OMISSIS) – in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata, con

indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Padova, al corso del Popolo,

n. 8, presso lo studio dell’avvocato Antonio Bertoli, che la

rappresenta e difende in virtù di procura speciale su foglio

allegato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

IMMOBILIARE VOLTA s.p.a., (già s.r.l.) in liquidazione ed in

concordato preventivo – c.f. (OMISSIS) – in persona dei legali

rappresentanti pro tempore e liquidatori giudiziali, elettivamente

domiciliata, con indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Bassano del

Grappa, alla via Orazio Marinali, n. 87, presso lo studio

dell’avvocato Giuseppe Morgia, che la rappresenta e difende in

virtù di procura speciale su foglio allegato in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2566/2016 della Corte d’Appello di Venezia;

udita la relazione nella camera di consiglio del 7 settembre 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto notificato il 24.3.2005 la “Target Investment” s.r.l. citava a comparire dinanzi al Tribunale di Padova la “Immobiliare Volta” s.r.l.

Esponeva che con preliminare in data 11.11.2003 aveva promesso di acquistare e la convenuta aveva promesso di venderle talune unità immobiliari ricomprese nel complesso immobiliare sito in (OMISSIS); che il prezzo era stato pattuito in Euro 131.000,00, i.v.a. compresa; che alla stipula del preliminare aveva versato l’importo di Euro 71.000,00 a titolo di caparra confirmatoria; che il saldo era da versare alla stipula del definitivo mediante accollo di parte del mutuo frazionabile contratto dalla promittente venditrice.

Esponeva che la promittente venditrice del tutto ingiustificatamente il 18.3.2005 non era comparsa dinanzi al notaio per la stipula del rogito.

Chiedeva, tra l’altro, pronunciarsi sentenza ex art. 2932 c.c. idonea a trasferirle la proprietà del compendio immobiliare compromesso in vendita e darsi atto della sua piena disponibilità al versamento del saldo del prezzo.

2. Si costituiva la “Immobiliare Volta” s.r.l.

Deduceva che il presidente del suo consiglio di amministrazione, all’epoca della stipula del preliminare, era legato sentimentalmente all’amministratrice unica della società attrice ed era al contempo, unitamente alla medesima amministratrice, socio di altra società.

Deduceva dunque che il preliminare era stato stipulato dal presidente del proprio c.d.a. in conflitto d’interessi con essa società convenuta.

Instava per il rigetto dell’avversa domanda ed in riconvenzionale perché fosse pronunciato ex art. 1394 c.c. l’annullamento del preliminare.

3. Espletata la c.t.u., con sentenza n. 3140/2014 il tribunale rigettava la domanda dell’attrice, accoglieva la riconvenzionale della convenuta e, per l’effetto, annullava il preliminare in data 11.11.2003.

4. Proponeva appello la “Target Investment” s.r.l.

Resisteva la “Immobiliare Volta” s.p.a. in liquidazione e concordato preventivo.

5. Con sentenza n. 2566/2016 la Corte d’Appello di Venezia rigettava il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado.

Evidenziava la corte che il conflitto d’interessi si desumeva dalla circostanza, pacifica, del rapporto di convivenza tra i legali rappresentanti delle società contraenti nonché dalla circostanza per cui la promessa di vendita era stata siglata, così come aveva acclarato il c.t.u., per un prezzo inferiore del 50% rispetto al valore reale degli immobili.

Evidenziava inoltre che la delibera del c.d.a. della società promittente venditrice asseritamente volta ad autorizzare ex post il preliminare di compravendita, era successiva di circa un anno ed era del tutto generica, siccome non dava conto della ratifica dell’operato del presidente del c.d.a.

Evidenziava per altro verso che con la memoria ex art. 180 c.p.c. la “Immobiliare Volta” aveva posto in risalto che il mutuo frazionato riferibile alle porzioni immobiliari promesse in vendita era di ammontare superiore rispetto al pattuito prezzo degli immobili, cosicché in tal guisa – contrariamente all’assunto dell’attrice – la convenuta aveva palesato l’esistenza di un possibile concreto danno derivante dalla sottostima dell’immobile in sede di preliminare.

6. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso la “Target Investment” s.r.l.; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese di lite.

La “Immobiliare Volta” s.p.a. in liquidazione e concordato preventivo ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.

7. La ricorrente ha depositato memoria.

Del pari ha depositato memoria la controricorrente.

8. Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 1394 e 2391 c.c.

Deduce che, contrariamente all’assunto della corte d’appello, la delibera dei soci e del consiglio di amministrazione della “Immobiliare Volta” in data 15.9.2004 non è generica ed ha comportato ratifica a posteriori dell’operato del presidente del c.d.a.

Deduce segnatamente che nel corso della riunione del 15.9.2004 il c.d.a. ebbe a deliberare, onde garantire la correttezza dell’operato del presidente, che i preliminari sarebbero stati da sottoscrivere oltre che dal presidente anche da altro consigliere.

Deduce al contempo che la presenza all’interno dell’organizzazione dell'”Immobiliare Volta” di un c.d.a. e quindi la diversificazione tra potere gestorio e potere rappresentativo induce ad escludere l’applicabilità degli artt. 1394 e 1395 c.c. e a reputare applicabile l’art. 2391 c.c., norma che non prefigura l’annullabilità dell’atto compiuto dall’amministratore in conflitto di interessi, bensì il diritto della società – il cui amministratore ha operato in conflitto d’interessi – di ottenere, se del caso, il risarcimento del danno, risarcimento tuttavia, nella specie, non domandato.

9. Il primo motivo di ricorso va respinto.

10. Con il primo mezzo la ricorrente, previamente, sollecita questa Corte a riesaminare, a rivalutare la Delib. del consiglio di amministrazione della “Immobiliare Volta” in data 15 settembre 2004, in quanto delibera di asserita “ratifica” a posteriori dell’operato del presidente del c.d.a. della promittente venditrice.

In questi termini non possono che formularsi i rilievi che seguono.

11. In primo luogo, la ricorrente non ha provveduto, così come avrebbe dovuto, a riprodurre il testo della delibera dell’organo collegiale di gestione dell'”Immobiliare Volta” nel corpo del ricorso, sicché l’impugnazione difetta, in spregio ai canoni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6 di specificità e di “autosufficienza” (cfr. Cass. (ord.) 28.9.2016, n. 19048, secondo cui il ricorrente per cassazione, che intenda dolersi dell’omessa od erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, – di produrlo agli atti, indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi, e di indicarne il contenuto, trascrivendolo o riassumendolo nel ricorso; la violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile; cfr. Cass. 12.12.2014, n. 26174; Cass. sez. lav. 7.2.2011, n. 2966; Cass. (ord.) 3.7.2009, n. 15628, ove si soggiunge che l’inammissibilità prevista dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in caso di violazione di tale duplice onere, non può ritenersi superabile qualora le predette indicazioni siano contenute in altri atti).

12. Il difetto di specificità e di “autosufficienza” tanto più rileva – nel quadro della “doppia conforme” che si registra nella fattispecie e della conseguente preclusione, ex art. 348 ter c.p.c., u.c., applicabile ratione temporis (l’appello ha avuto inizio con atto di citazione notificato in data 10.3.2015: cfr. ricorso, pag. 9), all’esperibilità del motivo di ricorso per cassazione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – se si tiene conto delle seguenti ulteriori circostanze.

Da un canto, già il tribunale aveva opinato per la genericità della pretesa Delib. c.d.a. dell'”Immobiliare Volta” del 15 settembre 2004, tant’e’ che il primo giudice aveva affermato – così come riferisce testualmente la stessa ricorrente (cfr. ricorso, pag. 8) – che “non vi è traccia in atti della delibera suddetta, tranne la sua velina. La suddetta velina, comunque, è datata 15.09.2004 e non riporta alcuna ratifica dell’attività passata”.

D’altro canto, la ricorrente adduce sì – lo si è anticipato – che con la Delib. 15 settembre 2004 gli amministratori avevano previsto che “i preliminari di acquisto sarebbero dovuti essere sottoscritti, oltre che dal presidente del c.d.a.), anche da altro Consigliere” (così ricorso, pag. 12). E nondimeno è su tale scorta che (la ricorrente) prospetta, ben vero in chiave logico – inferenziale, la volontà del c.d.a. dell'”Immobiliare Volta” di “ratifica” del pregresso operato del presidente, giacché, in particolare, assume che siffatto modus operandi riflette esattamente quanto è accaduto nell’occasione della stipula del preliminare per cui è controversia (“tale corrispondenza non può essere generica o casuale: (…) i consiglieri non potevano non avere in mente l’operazione per cui è causa e di essi erano pienamente al corrente”: così ricorso, pag. 12, così memoria della ricorrente, pag. 2).

Alla luce, dunque, della surriferita duplice circostanza in modo peculiare si sarebbe imposto l’assolvimento degli oneri di specificità ed “autosufficienza”.

13. In secondo luogo, la ricorrente, in fondo, lamenta l’erronea interpretazione della Delib. del consiglio di amministrazione della “Immobiliare Volta” in data 15 settembre 2004.

Prospetta, cioè, una quaestio ermeneutica.

E però in tal guisa la “Target Investment” avrebbe dovuto, da un lato, attendere alla puntuale enunciazione dei parametri ermeneutici, nella specie, asseritamente violati o falsamente applicati; avrebbe dovuto, dall’altro, attendere alla puntuale rappresentazione del fatto decisivo e controverso il cui esame, in sede di valutazione della delibera anzidetta, sarebbe stato omesso (cfr. Cass. 14.7.2016, n. 14355, secondo cui l’interpretazione del contratto, traducendosi in una operazione di accertamento della volontà dei contraenti, si risolve in una indagine di fatto riservata al giudice di merito, censurabile in cassazione per violazione delle regole ermeneutiche ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inadeguatezza della motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 nella formulazione antecedente alla novella di cui al D.Lgs. n. 83 del 2012, per omesso esame circa un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti ai sensi del novello art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, novello articolo applicabile alla fattispecie ratione temporis.

14. In terzo luogo – allorché, appunto, sollecita questa Corte a riesaminare la Delib. c.d.a. 15 settembre 2004 – la ricorrente, di fatto, invoca un nuovo scrutinio delle risultanze di causa.

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, né in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4, – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

15. Questa Corte spiega che, in tema di società, mentre l’art. 1394 c.c. si applica agli atti compiuti dal rappresentante della società di capitali quando manchi una deliberazione del consiglio di amministrazione con la determinazione del contenuto del contratto, l’art. 2391 c.c. si applica, invece, nel caso in cui il conflitto di interessi emerga in sede deliberativa, anche quando l’attuazione del contratto sia affidata all’amministratore in conflitto di interessi con l’ente; ne consegue che il contratto è suscettibile di essere annullato, ai sensi dell’art. 1394 c.c., se sia stato concluso dall’amministratore unico o dall’amministratore munito di potere di rappresentanza che, delegato o meno, agisca senza una preventiva deliberazione consiliare, mentre, in ogni altra ipotesi, la conclusione del contratto è deliberata dal consiglio di amministrazione ed il conflitto d’interessi si manifesta già nella fase deliberativa, cosicché, trovando applicazione l’art. 2391 c.c., l’annullamento del contratto è possibile solo se sia prima annullata la deliberazione che ne ha deciso la conclusione, previa dimostrazione della malafede del terzo (cfr. Cass. 26.9.2005, n. 18792; si veda anche Cass. 10.10.2013, n. 23089, secondo cui nella fattispecie prevista dall’art. 1394 c.c., il conflitto di interessi si manifesta al momento dell’esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli artt. 2373 e 2391 c.c. il conflitto di interessi (rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione) si manifesta al momento dell’esercizio del potere deliberativo).

16. Nel caso di specie, il presidente, C.S., del consiglio di amministrazione dell'”Immobiliare Volta”, munito di potere di rappresentanza, ebbe ad agire senza una preventiva deliberazione consiliare, allorché ebbe a siglare, in nome e per conto della società rappresentata, il preliminare in data 11.11.2003.

Di tanto ne ha dato riscontro la Corte di Venezia, allorché ha puntualizzato che, “quanto, poi, alla dedotta sussistenza di una preventiva delibera che avrebbe eliso l’esistenza del conflitto, secondo le tesi dell’appellante, era risultata l’insussistenza della stessa” (così sentenza d’appello, pag. 10).

Ebbene, siffatto specifico passaggio della motivazione del secondo dictum non risulta censurato con l’esperito ricorso per cassazione: la “Target Investment” ha, con il primo mezzo, essenzialmente fatto leva sulla valenza di “ratifica” della successiva (rispetto al dì di stipulazione del preliminare) Delib. consiliare 15 settembre 2004 (cfr. in tal senso pur la memoria della ricorrente, pag. 2).

Conseguentemente, non possono ricevere alcun seguito gli assunti della ricorrente secondo cui “l’atto compiuto dal legale rappresentante non può essere soggetto alla patologia prevista dal codice civile in materia di rappresentanza semplice” (così ricorso, pag. 13) e secondo cui la violazione dell’obbligo di cui all’art. 2391 c.c. “non comporta però l’annullabilità dell’atto eventualmente compiuto dall’amministratore” (così ricorso, pag. 14).

17. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 112,115,180 e 184 c.p.c.

Deduce che l’incongruità del prezzo pattuito con il preliminare dell’11.11.2003 è stata allegata ex adverso tardivamente, ovvero che l’adeguatezza del prezzo non è stata contestata né con la comparsa di risposta né con la memoria ex art. 180 c.p.c. bensì, unicamente, con la memoria istruttoria ex art. 184 c.p.c.

Deduce in ogni caso che non vi è sostanziale differenza tra il pattuito prezzo delle unità immobiliari promesse in vendita ed il valore di mercato delle medesime unità.

Deduce in particolare che il c.t.u. non ha tenuto conto né della circostanza, debitamente segnalata dal proprio c.t.p., per cui il condominio ove le unità immobiliari compromesse sono ricomprese, non era stato ancora ultimato né dell’ulteriore circostanza per cui l’acquisto avrebbe comportato l’accollo di una frazione del mutuo ipotecario contratto dalla promittente venditrice, con inevitabile assunzione di un maggior rischio da parte di essa promissaria acquirente.

18. Il secondo motivo di ricorso del pari va respinto.

19. Con il secondo mezzo la ricorrente sollecita, innanzitutto, questa Corte a far luogo ad una diversa “lettura” dell’avversa memoria ex art. 180 c.p.c., onde dar ragione della tardiva avversa allegazione – a riscontro del prospettato (ex adverso) conflitto d’interessi – circa la significativa differenza tra il pattuito (minor) prezzo ed il (maggior) valore di mercato delle unità immobiliari promesse in vendita.

Segnatamente, la “Target Investment” assume che la circostanza per cui la controparte abbia, nella memoria ex art. 180 c.p.c., addotto che “l’importo del mutuo era ed è superiore al prezzo indicato in preliminare”, non ha alcuna valenza, “perché la difformità tra la quota di frazionamento ed il corrispettivo pattuito può dipendere da molteplici fattori” (così ricorso, pag. 16).

20. Soccorre, quindi, l’insegnamento di questa Corte a tenor del quale, in tema di ricorso per cassazione, l’erronea interpretazione della domanda e delle eccezioni non è censurabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché non pone in discussione il significato della norma ma la sua concreta applicazione operata dal giudice di merito, il cui apprezzamento, al pari di ogni altro giudizio di fatto, può essere esaminato in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione, ovviamente entro i limiti in cui tale sindacato è ancora consentito dal vigente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr. Cass. (ord.) 3.12.2019, n. 31546; Cass. (ord.) 13.8.2018, n. 20718; Cass. sez. lav. 27.10.2015, n. 21874).

21. In questi termini, l’interpretazione che – ai fini del riscontro della tempestività dell’allegazione concernente l’inadeguatezza del prezzo pattuito (e quindi dell’allegazione degli elementi integranti il conflitto d’interessi) – la corte di merito ha inteso operare della deduzione di cui alla memoria ex art. 180 c.p.c. della “Target Investment” (a tenor della quale “il frazionamento del mutuo riferito alla porzione di immobile compravenduta avesse un valore di Euro 135.000,00, quindi superiore rispetto all’intero prezzo dell’immobile”), risulta congrua ed ineccepibile, in ogni caso immune da qualsivoglia forma di anomalia motivazionale rilevante nel segno della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte.

22. Con il secondo mezzo la ricorrente sollecita, altresì, questa Corte al riesame del giudizio “di fatto” alla stregua del quale i giudici di merito hanno riscontrato la sussistenza degli elementi tutti che concorrono a dar ragione dell’esistenza del conflitto di interessi (in memoria – pag. 3 – la ricorrente ulteriormente adduce, a censura appunto del giudizio “di fatto”, che “nel caso di specie non vi è un concreto conflitto tra gli interessi del rappresentante e quelli del rappresentato, in quanto (…)”).

In parte qua il secondo mezzo – parimenti – si qualifica ai sensi della previsione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Del resto, questa Corte ha puntualizzato che l’accertamento dell’esistenza del conflitto di interessi coinvolge un’indagine di fatto riservata al giudice di merito ed è sindacabile dal giudice di legittimità per vizi di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr. Cass. 26.9.2005, n. 18792), recte, al cospetto del novello dettato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per “omesso esame circa fatto decisivo e controverso”.

23. In tal guisa, nondimeno, si ripropone in toto, la preclusione, ex art. 348 ter c.p.c., u.c., all’esperibilità del motivo di ricorso art. 360 c.p.c., comma 1, ex n. 5 in dipendenza dell’integrale conferma della sentenza n. 3140/2014 del Tribunale di Padova da parte della sentenza della Corte d’Appello di Venezia in questa sede impugnata.

24. In dipendenza del rigetto del ricorso la s.r.l. ricorrente va condannata a rimborsare alla controricorrente le spese del presente giudizio di legittimità.

La liquidazione segue come da dispositivo.

25. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente, “Target Investment” s.r.l., a rimborsare alla controricorrente, “Immobiliare Volta” s.p.a. in liquidazione e concordato preventivo, le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in Euro 7.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sez. seconda civ. della Corte Suprema di Cassazione, il 7 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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