Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38619 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 20/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38619

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15431/2020 proposto da:

T.F. domiciliato in Roma, Piazza Cavour presso la

cancelleria della Corte di cassazione e rappresentato e difeso

dall’Avvocato Gianluca Aldo Corvelli, per procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro, domiciliato per

legge presso gli uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato in

Roma, Via dei Portoghesi, 12;

– intimato –

e

Procura Generale della Corte di cassazione; Procura della repubblica

presso il Tribunale di Bari;

– intimati –

avverso la sentenza n. 600/2020 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 29/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.F. ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata con cui la Corte di appello di Bari ha rigettato l’impugnazione proposta avverso l’ordinanza del locale tribunale che aveva a sua volta respinto l’opposizione avverso il diniego della commissione territoriale delle protezioni maggiori e del diritto a quella umanitaria.

Il Ministero si è costituito tardivamente al dichiarato fine di partecipare all’eventuale discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. T.F., cittadino della (OMISSIS), dell'(OMISSIS), nel racconto reso dinanzi alla commissione territoriale aveva dichiarato di aver lasciato il proprio paese in seguito alla rivolta, avvenuta nel proprio villaggio dopo che il “vice-presidente” della comunità aveva emanato un ordine con cui si appropriava dei terreni di tutti gli altri componenti, nel corso della quale si verificava una sparatoria in cui rimanevano uccise più persone, tra le quali il cugino del richiedente.

2. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 4 e 14 ed apparenza, illogicità e contraddittorietà della motivazione e violazione degli artt. 342,348,348bis, 348ter c.p.c. La Corte di merito aveva dichiarato l’infondatezza dell’appello senza indicarne le ragioni senza richiamare norme di legge. I giudici di primo e secondo grado avevano negato le protezioni richieste senza considerare la situazione del Paese di origine e senza valorizzare la precisione e congruenza di quanto narrato dal richiedente al quale andava riconosciuta la protezione sussidiaria in ragione del conflitto presente nei territori di provenienza. Nel nostro ordinamento non era stata recepito l’art. 8 della direttiva 2004/83/Ce. Tribunali nazionali avevano riconosciuto una stato di violenza indiscriminata nell'(OMISSIS).

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 32, comma 3, e divieto di espulsioni e respingimento ex art. 19, comma 1 TU Immigrazione. Le autorità (OMISSIS) avevano confermato l’esistenza di un focolaio di febbre di Lassa con decine di decessi, malattie endemiche come tubercolosi e malaria. Il livello sanitario del Paese era scadente. I giudici di merito di primo e secondo grado si erano contraddetti da una parte evidenziando una diminuzione delle vittime dell'(OMISSIS) per poi sostenere la permanenza di tensioni e conflitti nel paese di provenienza con conseguente conflittualità del clima generale del Paese.

3. I motivi sono generici perché affastellano censure rispetto alle quali resta finanche non distinguibile quanto attenga alla sentenza di appello e quanto all’ordinanza emessa in primo grado.

In tema di ricorso per cassazione, l’onere di specificità dei motivi, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena d’inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa (Cass. 28/10/2020, n. 23745; Cass. 06/07/2021, n. 18998, p. 9 motivazione).

Il ricorso registra invece anche un inammissibile diretto confronto con l’ordinanza del tribunale (p. 8-12) come se essa stessa fosse oggetto della proposta critica in sede di legittimità e tanto là dove la sentenza d’appello viene solo genericamente richiamata per una sua operata condivisione delle motivazioni del primo provvedimento.

La denuncia di violazione della norma processuale (art. 342 e 348 e ss. p. 7 ricorso) ove tocca la sentenza di appello per non avere la Corte di merito enunciato le ragioni della declaratoria di inammissibilità del motivo dinanzi alla stessa proposto neppure provvede ad indicare i passaggi della motivazione viziati.

Il richiamo alle misure di protezione di cui si fa valere la mancata applicazione è effettuato senza alcuna ricaduta individualizzante rispetto alle posizioni del richiedente e tanto nella mancata puntualizzazione della critica attraverso il necessario dialogo con le motivazioni di primo e secondo grado ed attraverso i contenuti dei motivi di appello.

Il ricorso è in via conclusiva inammissibile.

Nulla sulle spese essendo l’amministrazione rimasta intimata.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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