Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38614 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Piero – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21909/2020 proposto da:

A.M.M.J., elettivamente domiciliato in Roma

presso lo studio dell’avv. Valerio Santagata, e rappresentato e

difeso dall’avv. Raffaele Miraglia;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto n. 4230/2020 del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato

il 6/7/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/9/2021 dal Cons. Dott. MARULLI MARCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il ricorrente, cittadino iraniano, ricorre a questa Corte avverso l’epigrafato decreto con il quale il Tribunale di Bologna, attinto dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, pur riconoscendolo meritevole della protezione umanitaria, ne ha respinto l’istanza intesa al riconoscimento della protezione internazionale e ne chiede la cassazione sul rilievo: 1) della violazione dell’art. 102 Cost., commi 1 e 3, art. 106 Cost., comma 2 e art. 111 Cost., commi 1 e 2, nonché dell’art. 25 Cost., comma 1, art. 47, comma 2, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 6 CEDU, art. 174 c.p.c. e L. 13 aprile 2017, n. 46, art. 2, essendo stata l’attività istruttoria delegata ad un giudice onorario; 2) della violazione dell’art. 102 Cost., commi 1 e 3, art. 106 Cost., comma 2 e art. 111 Cost., commi 1 e 2, nonché dell’art. 25 Cost., comma 1, art. 47, comma 2, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 6 CEDU, art. 174 c.p.c. e L. 13 aprile 2017, n. 46, art. 2, essendo stata pronunciata l’impugnata decisione da un collegio decidente, nessuno dei componenti del quale aveva partecipato all’attività istruttoria, ovvero da un collegio giudicante tra i cui componenti non era presente il giudice delegato per l’istruttoria; 3) della violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 11, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3, 7 e 14, dell’art. 10, paragrafo 1, lett. b), Dir UE, 13 dicembre 1011, 2011/95/UE in relazione agli artt. 24 e 111 Cost. e art. 6 CEDU, nonché del vizio di illogicità della motivazione e della violazione del principio del contraddittorio, della parità delle armi e di leale collaborazione, nonché ancora sul rilievo dell’omesso esame di prove, avendo il decidente denegato l’accesso del ricorrente alle protezioni maggiori sulla base di un giudizio di non credibilità del medesimo formulato senza procedere alla sua audizione e senza giustificare la valutazione di irrilevanza espressa in relazione al documento attestantene la conversione religiosa, e ciò alla luce dell’asserita genericità delle dichiarazioni rilasciate dal ricorrente e malgrado ne fosse stata ritenuta la credibilità quanto alla protezione umanitaria; 4) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14, avendo il decidente denegato l’accesso del ricorrente alla protezione internazionale, giudicandolo non credibile senza tuttavia valutare la situazione di pericolo vissuta nel paese di origine (Iran) dai mussulmani apostati; 5) della violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,7 e 14, in relazione agli artt. 3, 8 e 12 CEDU avendo il decidente denegato l’accesso del ricorrente alla protezione internazionale, giudicandolo non credibile senza tuttavia esaminare fatti decisivi ai fini del giudizio, in particolare con riferimento ai pericoli cui il ricorrente potrebbe essere esposto in caso di rimpatrio a causa della sua conversione religiosa e senza considerare a questo fine i più ridotti effetti della protezione umanitaria pure accordatagli; 6) della violazione dell’art. 116 c.p.c., comma 1 e della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, avendo il decidente denegato l’accesso del ricorrente alla protezione internazionale giudicandolo non credibile senza esaminare la relativa istanza anche alla luce della coerenza delle dichiarazioni da lui rese rispetto alla situazione interna del paese di provenienza; 7) della violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 2, avendo il decidente denegato l’accesso del ricorrente alla protezione internazionale giudicandolo non credibile sulla base di un travisamento dei fatti ovvero annettendo rilievo decisivo ad un difetto di interlocuzione mai attivata.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c., ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il primo ed il secondo motivo di ricorso, esaminabili congiuntamente in quanto riflettenti la medesima censura, non hanno fondamento alla luce della lezione nomofilattica dispensata al riguardo da SS.UU. 5425/2021 dell’avviso, espresso in relazione ad entrambe le odierne doglianze, che “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta”.

3. Il terzo, il quarto, il quinto, il sesto ed il settimo motivo, tutti esaminabili congiuntamente in quanto riflettenti la medesima censura, sono affetti da preliminare inammissibilità essendo intesi a contestare il giudizio di non credibilità enunciato dal decidente, giudizio che, secondo i dettami di questa Corte (Cass., Sez. I, 5/02/2019, n. 3340), integra un accertamento di fatto rimesso all’esclusivo apprezzamento del giudice di merito insindacabile in questa sede se non per vizio di motivazione nella misura in cui, peraltro, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consente ancora il sindacato di legittimità sulla motivazione ovvero per violazione di legge avente rilevanza costituzionale, ipotesi evidentemente non ricorrenti nel caso di specie ove il pronunciamento del Tribunale è assistito da congrua ed adeguata motivazione non scalfita dalle considerazioni del ricorrente volte unicamente a sollecitare una revisione del giudizio di fatto enunciato dal giudice del merito.

Ne’ contrasta questo assunto il fatto che il ricorrente sia stato ammesso a fruire della protezione umanitaria essendosi già osservato che il giudizio di sfavore in ordine alla sua credibilità, preclusivo alla concessione delle protezioni maggiori, non “può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nella medesima area, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa” (Cass., Sez. I, 28/07/2020, n. 16122).

4. Il ricorso va dunque dichiarato respinto.

Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo.

PQM

Respinge il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA