Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38613 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38613

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Piero – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21759/2020 proposto da:

S.B., elettivamente domiciliato in Roma presso lo studio

dell’avv. Valerio Santagata, e rappresentato e difeso dall’avv.

Raffaele Miraglia;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto n. 4092/2020 del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato

il 26/6/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/9/2021 dal Cons. Dott. MARULLI MARCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il ricorrente, cittadino guineiano, ricorre a questa Corte avverso l’epigrafato decreto con il quale il Tribunale di Bologna, attinto dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis,, ne ha respinto le istanze intese al riconoscimento della protezione internazionale e della protezione umanitaria e ne chiede la cassazione sul rilievo: 1) della violazione dell’art. 102 Cost., commi 1 e 3, art. 106 Cost., comma 2 e art. 111 Cost., commi 1 e 2, nonché dell’art. 25 Cost., comma 1, art. 47, comma 2, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 6 CEDU, art. 174 c.p.c. e L. 13 aprile 2017, n. 46, art. 2, essendo stata l’attività istruttoria delegata ad un giudice onorario; 2) della violazione dell’art. 102 Cost., commi 1 e 3, art. 106 Cost., comma 2 e art. 111 Cost., commi 1 e 2, nonché dell’art. 25 Cost., comma 1, art. 47, comma 2, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 6 CEDU, art. 174 c.p.c. e L. 13 aprile 2017, n. 46, art. 2, essendo stata pronunciata l’impugnata decisione da un collegio decidente, nessuno dei componenti del quale aveva partecipato all’attività istruttoria, ovvero da un collegio giudicante tra i cui componenti non era presente il giudice delegato per l’istruttoria; 3), della violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria e dell’insufficiente accertamento dei fatti avendo il decidente denegato l’accesso alle misure reclamate basando il giudizio di non credibilità su elementi in relazione ai quali il ricorrente non era stato in grado di interloquire; 4) della violazione dell’art. 111 Cost., art. 47, comma 2, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, artt. 6 e 13 CEDU, art. 46 par. 3 della direttiva 2013/32/UE, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonché della violazione del principio di tutela giurisdizionale effettiva, dell’errore di valutazione giuridica del rischio di violazione dell’art. 3 CEDU in caso di rientro nel paese di origine avendo il decidente denegato l’accesso alle misure reclamate dal ricorrente giudicandolo non credibile senza vagliare in modo rigoroso le fonti informative citate circa la condizione carceraria del paese di provenienza; 5) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1 e art. 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, avendo il decidente denegato l’accesso alle misure reclamate dal ricorrente giudicandolo non credibile senza considerare il rischio specifico cui il ricorrente sarebbe esposto in caso di rimpatrio; 6) della violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost., comma 3 e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, con riferimento all’art. 32 Cost. e agli artt. 2 e 3 CEDU e dell’omessa valutazione della situazione di pandemia in atto avendo il decidente denegato l’accesso alla protezione umanitaria malgrado lo stato di pandemia in atto lo rendesse meritevole del suo riconoscimento.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il primo ed il secondo motivo di ricorso, esaminabili congiuntamente in quanto riflettenti la medesima censura, non hanno fondamento alla luce della lezione nomofilattica dispensata al riguardo da SS.UU. 5425/2021 dell’avviso, espresso in relazione ad entrambe le odierne doglianze, che “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta”.

3. Il terzo, il quarto ed il quinto motivo di ricorso, tutti esaminabili congiuntamente in quanto riflettenti la medesima censura, sono affetti da preliminare inammissibilità essendo intesi a contestare il giudizio di non credibilità enunciato dal decidente, giudizio che secondo i dettami di questa Corte (Cass., Sez. I, 5/02/2019, n. 3340) integra un accertamento di fatto rimesso all’esclusivo apprezzamento del giudice di merito insindacabile in questa sede se non per vizio di motivazione nella misura in cu, peraltro, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consente ancora il sindacato di legittimità sulla motivazione ovvero per violazione di legge avente rilevanza costituzionale, ipotesi evidentemente non ricorrenti nel caso di specie ove il pronunciamento del Tribunale è assistito da congrua ed adeguata motivazione non scalfita dalle considerazioni del ricorrente volte unicamente a sollecitare una revisione del giudizio di fatto enunciato dal giudice del merito.

4. Il sesto motivo di ricorso è del pari inammissibile poiché afferente ad un profilo meritale della vicenda che si sottrae per definizione al sindacato impetrato a questa Corte.

5. Il ricorso va dunque dichiarato respinto.

6. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo.

P.Q.M.

Respinge il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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