Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38611 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38611

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23647/2020 R.G. proposto da:

K.S., nato in (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv.

Virgilio Di Lonardo, elettivamente domiciliato presso lo studio

dell’avv. Filomena Mossucca, con studio in Roma, via Tommaso

D’Aquino 83.

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del ministro pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avvocatura generale dello Stato,

elettivamente domiciliata presso i suoi uffici in Roma via dei

Portoghesi 12.

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Potenza, depositato il giorno 25

luglio 2020, nel procedimento iscritto al n.r.g. 1818/2018.

Sentita la relazione svolta nella Camera di consiglio del giorno 29

settembre 2021 dal Consigliere Dott. Giuseppe Fichera.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

K.S., cittadino senegalese, impugnò innanzi al Tribunale di Potenza la decisione della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Salerno, che aveva negato al richiedente il riconoscimento dello status di rifugiato, nonché delle altre forme complementari di protezione internazionale.

Con decreto depositato il giorno 25 luglio 2020, il tribunale respinse l’impugnazione, osservando che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento né dello status di rifugiato e neppure della protezione sussidiaria e del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Avverso il detto decreto del Tribunale di Potenza, K.S. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, mentre il Ministero dell’interno ha depositato atto di costituzione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo deduce il ricorrente la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., attesa l’inesistenza di una motivazione comprensibile e coerente.

2. Con il secondo motivo assume vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo il tribunale negato l’invocata protezione internazionale sussidiaria con una motivazione apparente, oltre che perplessa ed incomprensibile.

3. Con il terzo motivo lamenta plurime violazioni di legge, nonché vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), atteso che il giudice di prime cure ha respinto la domanda di protezione umanitaria con una motivazione apparente, oltre che perplessa ed incomprensibile.

3.1. Il ricorso è improcedibile, per più ragioni.

Invero, il deposito in cancelleria, nel termine fissato dall’art. 369 c.p.c., comma 1, di copia analogica del ricorso per cassazione predisposto in originale telematico e notificato a mezzo PEC, senza attestazione di conformità del difensore della L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1-bis e 1 ter, o con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non ne comporta l’improcedibilità soltanto quando il controricorrente, anche tardivamente costituitosi, abbia depositato copia analogica del ricorso ritualmente autenticata, ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale notificatogli del D.Lgs. n. 82 del 2005, ex art. 23, comma 2 (Cass. SU 24/09/2018, n. 22438).

3.2. Nel caso a mano il ricorrente ha depositato in cancelleria copia analogica del ricorso notificato a mezzo PEC, priva di qualsivoglia attestazione di conformità all’originale, mentre il Ministero dell’interno dopo la scadenza del termine di cui all’art. 370 c.p.c., non ha depositato controricorso, precedentemente notificato, limitandosi ad un mero atto di costituzione finalizzato alla partecipazione all’udienza pubblica, che si mostra chiaramente inammissibile non essendo in grado di attivare il contraddittorio con la parte ricorrente (Cass. SU 10/04/2019 n. 10019).

3.3. Ancora, il ricorrente ha depositato copia analogica della decisione impugnata predisposta in originale telematico, senza attestarne la conformità all’originale, ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 9, commi 1-bis e 1-ter.

E in questo caso, come stabilito dalle Sezioni Unite di questa Corte, l’improcedibilità del ricorso per cassazione sarebbe esclusa soltanto laddove il controricorrente avesse depositato a sua volta copia analogica della decisione ritualmente autenticata, ovvero non avesse disconosciuto, D.Lgs. n. 82 del 2005, ex art. 23, comma 2, la conformità della copia informale all’originale notificatogli (Cass. S.U. 25/03/2019, n. 8312); circostanza che pacificamente non si sono verificate nell’odierno giudizio avendo il Ministero dell’interno omesso di notificare controricorso.

4. Nulla sulle spese in difetto di attività difensiva dell’amministrazione resistente; sussistono i presupposti per l’applicazione nei confronti del ricorrente del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

Dichiara improcedibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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