Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38606 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38606

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25535/2020 proposto da:

O.I.J., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Clementina Di Rosa, giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1417/2020 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 22/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 da Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

La Corte di appello di Napoli, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato l’appello proposto da O.I.J., proveniente dalla Nigeria (Delta State).

Il richiedente ha proposto ricorso per cassazione con quattro mezzi; il Ministero dell’Interno ha depositato mero atto di costituzione.

Il cittadino straniero aveva riferito di essere fuggito dalla Nigeria perché, a seguito di contrasti sorti tra la madre ed un altro uomo per questioni di terreni, vi erano state aggressioni nei confronti suoi e dei suoi familiari e reciproche violenze culminate nell’omicidio della sorella; ciò lo aveva indotto a fuggire, dopo un periodo di detenzione.

La Corte di appello, in linea con la decisione assunta in primo grado, ha ritenuto non credibile il racconto in ordine alle ragioni di fuga dalla Nigeria, rimarcando le contraddizioni emerse tra le dichiarazioni rese nel modello C/3 e quelle rese dinanzi alla Commissione territoriale, evidenziate dal Tribunale con statuizione non pertinentemente censurata, ed ha, inoltre, evidenziato che la vicenda narrata, comunque, aveva una connotazione privata. Ha, quindi, escluso la ricorrenza di fatti persecutori specifici nei confronti del richiedente; ha ritenuto insussistenti in concreto, sulla scorta della consultazione di fonti internazionali accreditate, il rischio di danno grave, ai fini della protezione sussidiaria. Infine, ha escluso la ricorrenza di personali condizioni di vulnerabilità e di integrazione sociale in Italia, tali da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il ricorso è articolato nei seguenti quattro motivi: (primo) violazione della disciplina in tema di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria; (secondo) violazione della disciplina in tema di protezione umanitaria; (terzo) violazione delle norme in tema di esercizio del potere istruttorio d’ufficio in merito alle condizioni socio/politiche del Paese di provenienza ed alla diffusione dell’epidemia da virus Covid-19; (quarto) omesso esame di fatti decisivi relativi alla condizione di vulnerabilità.

2. Il ricorso, i cui motivi possono essere trattati congiuntamente, è inammissibile.

3. Il richiedente ha dedotto a sostegno della domanda (nelle sue alternative forme) di essere fuggito dal proprio paese per le conseguenze sanguinose derivate da un contrasto sorto tra la madre ed un uomo per questioni di terreni, dopo avere trascorso un periodo in stato di detenzione. In simile allegazione la Corte distrettuale ha giustamente ritenuto non riscontrabili, neppure astrattamente, i presupposti del rifugio politico, posto che la vicenda risultava privata e priva di qualificanti connotazioni politiche; dopodiché ha osservato che il racconto, per le contraddizioni intrinseche, era inattendibile e che, comunque, nella zona di provenienza del richiedente, non era documentata l’esistenza di conflitti armati tali da mettere a repentaglio la sicurezza della popolazione civile. I motivi di ricorso si infrangono contro tale specifica affermazione, che in quanto motivata integra un accertamento di fatto insindacabile in cassazione. Il riferimento alla situazione pandemica risulta, inoltre, del tutto generico e privo di indicazioni individualizzanti, posto che in relazione a detta situazione non sussiste un dovere di cooperazione istruttoria (Cass. n. 22510 del 09/08/2021); né il quarto motivo, che pur in rubrica allude all’omesso esame di fatti decisivi, soddisfa il necessario fine di specificità, non essendo indicato quale fatto storico, concretamente dedotto, avrebbe dovuto essere ulteriormente considerato dal giudice a quo in vista di una soluzione diversa.

Quanto alla protezione umanitaria, la Corte distrettuale ha respinto la domanda per un difetto di allegazione: ha invero precisato che il ricorrente non aveva dedotto, prima ancora che provato, una specifica situazione di vulnerabilità soggettiva, né dimostrato uno stabile radicamento in Italia; il secondo motivo di ricorso, come pure (in parte) il quarto, non è calibrato su tale ratio decisionale, non essendo precisato neppure in questa sede, in prospettiva di autosufficienza, a cosa fosse stata ancorata la domanda in questione.

4. L’atto di costituzione dell’avvocatura dello Stato non costituisce controricorso, per cui non si deve provvedere sulle spese processuali.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).

PQM

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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