Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38605 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38605

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11284/2020 proposto da:

D.S., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la Cancelleria

Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Clementina Di Rosa, giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 12/2020 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 08/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 da Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

La Corte di appello di Salerno, con la sentenza in epigrafe indicata, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da D.S., proveniente dal Senegal (regione del Casamance), perché formulato in violazione dell’art. 342 c.p.c., mediante la formulazione di critiche avverso il provvedimento della Commissione territoriale, senza alcuna confutazione specificamente rivolta alla motivata decisione di primo grado, oggetto del gravame.

Il richiedente ha proposto ricorso per cassazione con cinque mezzi; il Ministero dell’Interno ha depositato mero atto di costituzione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia in via preliminare la violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c., in relazione alla declaratoria di inammissibilità dell’appello pronunciata dalla Corte distrettuale. Sostiene che l’atto di appello non aveva censurato l’ordinanza impugnata in termini generici, ma aveva indicato con sufficiente grado di specificazione le ragioni di riforma del provvedimento impugnato. Quindi assume che la declaratoria di inammissibilità era impedita anche in considerazione dei poteri ufficiosi del giudice nella materia della protezione internazionale.

Il motivo è inammissibile.

Va rammentato che “In tema di ricorso per cassazione, ove il ricorrente denunci che la sentenza d’appello ha erroneamente dichiarato inammissibile l’impugnazione sul rilievo che il ricorrente aveva impugnato la decisione di primo grado sulla base di motivi non

attinenti alle argomentazioni del primo giudice, è necessario – per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – che l’atto di appello sia trascritto in modo completo (o quantomeno nelle parti salienti) nel ricorso, così da dimostrare che nel suddetto atto di impugnazione non erano ravvisabili gli errori e la mancata attinenza dei motivi di appello alle motivazioni del giudice di primo grado indicati dal giudice del gravame, dovendosi ritenere, in mancanza, che la Corte non sia posta in grado di valutare la fondatezza e la decisività delle censure alla pronuncia di inammissibilità, in quanto non abilitata a procedere all’esame diretto degli atti del merito, con conseguente rigetto del ricorso” (Cass. n. 23249 del 20/08/2021; Cass. n. 11477 del 12/05/2010).

Nel caso in esame, il ricorrente non ha assolto tale onere ed il motivo risulta inammissibile.

Del tutto fuori centro risulta, inoltre, il richiamo al potere officioso del giudice nella materia della protezione internazionale, che afferisce – nei limiti di legge – all’esercizio di poteri istruttori, e non è certo inteso a sopperire le carenze dell’atto di gravame.

2. Alla declaratoria di inammissibilità del primo motivo, consegue l’assorbimento dei restanti quattro motivi – numerati da uno a quattro dal ricorrente, il primo concernente la violazione della disciplina in tema di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria; il secondo, la violazione della disciplina in tema di protezione umanitaria; il terzo, l’esercizio del potere istruttorio d’ufficio in merito alle condizioni socio/politiche del Paese di provenienza; il quarto, l’omesso esame di fatti decisivi relativi all’integrazione sociale in Italia – il cui esame presupporrebbe l’accoglimento del motivo esaminato sub 1.

3. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Non si provvede sulle spese, perché l’atto di costituzione del Ministero non costituisce controricorso.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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