Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38603 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38603

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26139/2020 proposto da:

S.O., rappresentato e difeso dall’avvocato Stefania Russo,

per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1699/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 16/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 dal Cons. Dott. CLOTILDE PARISE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 1699/2020 depositata il 16-6-2020, la Corte d’appello di Bologna ha rigettato l’appello proposto da S.O., cittadino della Costa d’Avorio, avverso l’ordinanza del Tribunale di Bologna che, a seguito di rituale impugnazione del provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva respinto le sue domande di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il richiedente riferiva di essere fuggito dal suo Paese per timore di essere arrestato perché, mentre stava lavorando come meccanico e faceva “un giro di prova” con un fuoristrada insieme ad un amico, era rimasto coinvolto in un incidente stradale che provocava morti e feriti. La Corte territoriale ha ritenuto non credibile la vicenda personale narrata dal richiedente e che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione della Costa d’Avorio, descritta nella sentenza impugnata con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente denuncia: (i) con il primo motivo, sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione dei criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, per avere la Corte territoriale effettuato il giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata senza applicare i parametri di legge, considerato che le dichiarazioni del ricorrente erano coerenti, lineari e plausibili alla luce delle informazioni relative al suo luogo e tempo di provenienza, poiché le confraternite detengono un vero e proprio potere sul territorio; (ii) con il secondo motivo, sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per non avere la Corte d’appello assolto all’onere di cooperazione istruttoria al fine di verificare la situazione generale e socio- politica del suo Paese, come da fonti internazionali citate in varie e recenti pronunce di merito, nonché per non avere tenuto conto la Corte di merito dell’emergenza Covid-19 e del fatto che il richiedente è orfano ed è fuggito all’età di 17 anni dal suo Paese, ove non ha legami affettivi.

2. I motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

2.1. Il richiedente si duole, genericamente, del giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata a cagione della fuga dal suo Paese, peraltro facendo riferimento al potere delle “confraternite” (pag. 4 ricorso), ossia a fatti estranei a quelli descritti nella parte narrativa dello stesso ricorso, e lamenta l’omesso svolgimento di indagine istruttoria ufficiosa senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, ma in realtà sollecitando un’impropria richiesta di riesame del merito, sotto l’apparente denuncia del vizio di violazione di legge. La Corte di merito ha esaminato compiutamente i fatti allegati ed ha in dettaglio indicato i profili di incoerenza e contraddittorietà (pag. 3 sentenza) del racconto del richiedente, esprimendo, all’esito, il giudizio di non credibilità con motivazione adeguata e in applicazione dei parametri legali.

Una volta esclusa dal Giudice territoriale, con apprezzamento di fatto incensurabile e con motivazione idonea, la credibilità delle vicende personali narrate, non ricorrono i presupposti per il riconoscimento del rifugio politico e della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. a) e lett. b), D.Lgs. cit., in cui rileva, se pure in diverso grado, la personalizzazione del rischio oggetto di accertamento (cfr. Cass. 6503/2014; Cass. 16275/2018; Cass. 16925/2018 e Cass. 14283/2019).

2.2. Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), anche l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 32064/2018 e Cass. 30105/2018).

Nel caso di specie la Corte territoriale, con motivazione adeguata ed indicando le fonti di conoscenza (pag. n. 3 della sentenza impugnata), ha analizzato la situazione politica della Costa d’Avorio ed ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata in quel Paese.

Le doglianze si sostanziano, per contro, in generiche deduzioni, neppure precisando il ricorrente di aver allegato nel giudizio di merito fonti diverse o più aggiornate sulla situazione del suo Paese ai fini che qui interessano (Cass. 899/2021), a confutazione di quelle richiamate dalla Corte di merito.

2.3. Non conducente è il generico richiamo al quadro socio-politico della Costa d’Avorio, dovendosi ribadire che la situazione del Paese di origine, in termini generali ed astratti, è di per sé inidonea al riconoscimento della protezione umanitaria (Cass. S.U. n. 29459/2019 citata, in conformità a Cass. n. 4455/2018). Peraltro neppure si rinviene nel ricorso uno specifico riferimento alla sussistenza, in capo al richiedente, dei requisiti necessari per l’ottenimento della protezione “minore”, non menzionata nelle rubriche dei motivi e avuto riguardo, altresì, al tenore dell’illustrazione delle censure, che del tutto genericamente richiamano la giovane età del richiedente all’epoca della fuga e l’assenza di legami affettivi nel suo Paese. In ogni caso, non può attribuirsi, nel senso invocato in ricorso, una portata decisiva alla crescente diffusione dell’epidemia da virus Covid-19 nel continente africano. Si tratta di un fenomeno che, in base alle stesse allegazioni del richiedente, il quale non deduce alcuna particolarità della sua situazione personale, non incide specificamente su quest’ultima, riguardando l’intera popolazione del Paese di origine, e non dà pertanto luogo ad una condizione di vulnerabilità, nel senso inteso dalla giurisprudenza interna e da quella comunitaria.

3. In conclusione, il ricorso deve dichiararsi inammissibile, nulla dovendosi disporre in ordine alle spese del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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