Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38602 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38602

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19824/2020 proposto da:

K.J., rappresentato e difeso dall’avvocato Stefania Russo,

per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 621/2020 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 15/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 621/2020 depositata il 15-6-2020, la Corte d’appello di Brescia ha rigettato l’appello proposto da K.J., cittadino del Gambia, avverso l’ordinanza del Tribunale di Brescia che, a seguito di rituale impugnazione del provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva respinto le sue domande di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il richiedente riferiva di essere fuggito dal suo Paese per timore delle minacce rivoltegli dai parenti di un ragazzo, appartenente ad una famiglia in rivalità con la sua, che aveva incidentalmente ferito. La Corte territoriale ha ritenuto non credibile la vicenda personale narrata dal richiedente e che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione del Gambia, descritta nella sentenza impugnata con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente denuncia: (i) con il primo motivo, sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per avere la Corte territoriale effettuato il giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata senza applicare i parametri di legge, considerato che le dichiarazioni del ricorrente, da contestualizzare anche in relazione alla sua giovanissima età, erano coerenti, lineari e plausibili alla luce delle informazioni relative al suo luogo e tempo di provenienza; (ii) con il secondo motivo, sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per non avere la Corte d’appello assolto all’onere di cooperazione istruttoria al fine di verificare la situazione generale e socio- politica del suo Paese, come descritta nel rapporto di Amnesty International.

2. I motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

2.1. Il richiedente si duole, genericamente, del giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata a cagione della fuga dal suo Paese e dell’omesso svolgimento di indagine istruttoria ufficiosa, senza confrontarsi con il percorso argomentativo della Corte di merito, che, con motivazione adeguata e facendo applicazione dei parametri legali (pag. 5 sentenza impugnata), ha esaminato i fatti allegati e ne ha escluso l’attendibilità sotto plurimi profili, sicché le censure sul punto si risolvono in un’impropria richiesta di riesame del merito, sotto l’apparente denuncia del vizio di violazione di legge.

Una volta esclusa dal Giudice territoriale, con apprezzamento di fatto incensurabile e con motivazione idonea, come nella specie, la credibilità delle vicende personali narrate, non ricorrono i presupposti per il riconoscimento del rifugio politico e della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. a) e lett. b), D.Lgs. cit., in cui rileva, se pure in diverso grado, la personalizzazione del rischio oggetto di accertamento (cfr. Cass. 6503/2014; Cass. 16275/2018; Cass. 16925/2018 e Cass. 14283/2019).

2.2. Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), anche l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 32064/2018 e Cass. 30105/2018).

Nel caso di specie la Corte territoriale, con motivazione adeguata ed indicando le fonti di conoscenza, ha analizzato la situazione politica del Gambia ed ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata in quel Paese.

Le doglianze si sostanziano, per contro, in generiche deduzioni, atteso che il ricorrente si limita a riportare in ricorso quanto risulta, a suo dire, da un rapporto di Amnesty International di cui non indica la data e le suddette informazioni, peraltro risalenti al 2015, non si riferiscono alla descrizione di una situazione di violenza indiscriminata (cfr. pag. 5 e 6 ricorso; le notizie riguardano l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, la tortura in caso di detenzione e scontri dopo il colpo di stato del dicembre 2014).

3. In conclusione, il ricorso deve dichiararsi inammissibile, nulla dovendosi disporre in ordine alle spese del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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