Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38599 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. un., 06/12/2021, (ud. 23/11/2021, dep. 06/12/2021), n.38599

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Primo Presidente f.f. –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente di Sez. –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28687/2020 proposto da:

RI.N.A. ANTINFORTUNISTICA DI R. E C. S.A.S., in dei legali

rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA COLA DI RIENZO 92, presso lo studio dell’avvocato ELISABETTA

NARDONE, rappresentata e difesa dall’avvocato SESTO SANTUCCI;

– ricorrente –

contro

P. & A. S.R.L., in persona dei legali rappresentanti

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CICERONE 44,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CORBYONS, rappresentata e

difesa dagli avvocati CARLO ALBERTO FRANCHI, e CIRO GHERARDO

TRABALZA;

– controricorrente –

e contro

COMUNE DI TREVI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5785/2020 del CONSIGLIO DI STATO, depositata

il 02/10/2020.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/11/2021 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRANCESCO SALZANO, il quale chiede che le Sezioni Unite della Corte

di Cassazione vogliano dichiarare inammissibile il ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 5785/2020 del 2 ottobre 2020, il Consiglio di Stato, in parziale riforma della sentenza di primo grado, la quale aveva sul punto respinto il ricorso, lo ha dichiarato improcedibile, nella parte in cui esso era diretto all’annullamento dell’ordine di realizzazione di alcuni lavori sulla rampa di accesso ad un immobile, impartito dal Comune di Trevi all’allora RI.NA. Antifortunistica s.n.c., in relazione al permesso a costruire n. (OMISSIS), confermando per il resto l’impugnata decisione.

Ha ritenuto il Consiglio di Stato che il ricorso fosse al riguardo privo di interesse, in quanto le prescrizioni imposte dal Comune, e contestate dalla società, presuppongono l’esistenza della rampa, che invece sentenze rese in sede civile, passate in giudicato, hanno ormai ordinato di demolire.

Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso la RI.NA. Antifortunistica di R. & C. s.a.s., sulla base di un motivo.

Resiste con controricorso la P. & A. s.r.l., già interveniente ad opponendum e parte del giudizio amministrativo.

Il pubblico ministero presso la Corte di cassazione ha depositato conclusioni scritte, con cui ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del proposto ricorso, per la non riconducibilità delle denunciate violazioni asseritamente compiute al profilo della mancata erogazione della tutela giurisdizionale invocata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo, la ricorrente denuncia la “violazione” dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, in relazione all’art. 111 Cost., comma 8, art. 110 c.p.a. e art. 362 c.p.c., in quanto il Consiglio di Stato avrebbe, con la ricordata decisione, operato un “radicale stravolgimento del diritto processuale civile”, attribuendo alle sentenze civili emesse in sede possessoria, rese senza che la intervenuta P. e A. s.r.l. fosse ivi parte, un effetto giuridico di giudicato che esse non hanno nel processo amministrativo in corso: quindi, il giudice amministrativo non avrebbe dovuto dichiarare la carenza di interesse, ma decidere sui motivi di appello proposti, in tal modo essendo incorso in eccesso di potere giurisdizionale, diniego di giustizia, sconfinamento nella sfera del merito amministrativo e dei poteri del legislatore.

2. – Il motivo, con il quale si vuole censurare il rilievo del giudicato esterno da parte del Consiglio di Stato e la pronuncia conseguente di carenza di interesse sul punto dell’atto di appello, è inammissibile.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il ricorso per cassazione contro la decisione del Consiglio di Stato è consentito soltanto per motivi inerenti alla giurisdizione, sicché il controllo delle Sezioni Unite è circoscritto all’osservanza dei limiti esterni della giurisdizione, non estendendosi ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale concernenti il modo di esercizio della giurisdizione speciale. Ne consegue che, anche a seguito dell’inserimento della garanzia del giusto processo nella nuova formulazione dell’art. 111 Cost., l’accertamento in ordine ad errores in procedendo o ad errores in iudicando rientra nell’ambito dei limiti interni della giurisdizione, trattandosi di violazioni endoprocessuali rilevabili in ogni tipo di giudizio e non inerenti all’essenza della giurisdizione o allo sconfinamento dai limiti esterni di essa, ma solo al modo in cui è stata esercitata.

Dunque, l’eccesso di potere denunziabile con ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione va riferito alle sole ipotesi di difetto assoluto di giurisdizione (che si verifica quando un giudice speciale affermi la propria giurisdizione nella sfera riservata al legislatore o alla discrezionalità amministrativa, ovvero, al contrario, la neghi sull’erroneo presupposto che la materia non possa formare oggetto in assoluto di cognizione giurisdizionale) o di difetto relativo di giurisdizione (riscontrabile quando detto giudice abbia violato i c.d. limiti esterni della propria giurisdizione, pronunciandosi su materia attribuita alla giurisdizione ordinaria o ad altra giurisdizione speciale, ovvero negandola sull’erroneo presupposto che appartenga ad altri giudici) (fra le altre, Cass., sez. un., 30 ottobre 2020, n. 24103, in motiv.; 15 ottobre 2020, n. 22375; 11 novembre 2019, n. 29082; 3 agosto 2018, n. 20529; per la Corte dei conti, Cass., sez. un., 14 settembre 2020, n. 19085).

Ciò è stato chiarito proprio con riguardo all’errore asseritamente compiuto dal giudice amministrativo nella individuazione dei limiti del giudicato, che si risolve in un mero errore di giudizio.

Invero, la censura che, deducendo il difetto di giurisdizione del consiglio di Stato, attenga, invece, all’interpretazione del giudicato, interno ed esterno, sotto tutti i possibili profili – dalla sua omessa interpretazione, alla valutazione del suo contenuto, nonché dei suoi presupposti, ed alla sua efficacia, con i conseguenti limiti – riguarda la correttezza dell’esercizio del potere giurisdizionale del giudice amministrativo, prospettandosi, sostanzialmente, una violazione di legge commessa da quest’ultimo, sicché resta estranea al controllo ed al superamento dei limiti esterni della giurisdizione, con conseguente inammissibilità dei relativi motivi (e plurimis, Cass., sez. un., 3 novembre 2020, n. 24381, non mass., in motivazione; Cass. 27 ottobre 2020, n. 23592, non massimata, in motiv.; Cass., sez. un., 3 agosto 2018, n. 20529; Cass., sez. un., 30 marzo 2017, n. 8245; Cass., sez. un., 9 gennaio 2013, n. 300).

Si e’, infatti, con granitico principio chiarito che non ogni pretesa deviazione dal corretto esercizio della giurisdizione, sotto il profilo interpretativo ed applicativo del diritto sostanziale o di quello processuale, si risolve in un vizio di giurisdizione sindacabile ad opera della Corte di cassazione.

Non ogni errore di giudizio o di attività processuale imputabile al giudice, invero, è qualificabile come eccesso di potere giurisdizionale assoggettabile al sindacato della Corte di cassazione, quale risulta delineato dall’art. 111 Cost., comma 8 e dall’art. 362 c.p.c.. Ne risulterebbe altrimenti del tutto obliterata la distinzione tra limiti interni ed esterni della giurisdizione e il sindacato di questa Corte sulle sentenze del giudice speciale verrebbe di fatto ad avere una latitudine non dissimile da quella che ha sui provvedimenti del giudice ordinario: ciò che la norma costituzionale e le disposizioni processuali dianzi richiamate invece non prevedono.

Del pari, circa la rilevata carenza di interesse ad agire, va richiamato lo specifico principio di diritto, secondo cui la mancanza di una condizione dell’azione, quali la legittimazione e l’interesse ad agire, rilevata dal giudice amministrativo, attiene ai vizi dei requisiti intrinseci alla domanda e rientra, pertanto, nell’ambito dei limiti interni della giurisdizione, sicché è inammissibile il ricorso per cassazione che prospetti tale vizio sotto il diverso profilo del difetto di giurisdizione (cfr. Cass., sez. un., 14 gennaio 2015, n. 475; v. pure Cass., sez. un., 27 dicembre 2019, n. 34470).

In conclusione, nel caso di specie la decisione sulla questione di procedibilità dell’appello da parte del Consiglio di Stato ha riguardato esclusivamente l’ambito delle questioni di natura processuale sollevate dalle parti, non investendo i confini della giurisdizione di quel giudice rispetto al contenuto della domanda dallo stesso esaminata.

Sulla base di tali considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile.

3. – Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte, a Sezioni unite, dichiara il ricorso inammissibile e condanna la parte ricorrente al rimborso delle spese di lite, che liquida nella misura di Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie del 15% sui compensi ed agli accessori, come per legge.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento di un importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, ove dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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